Le Foibe costituiscono una delle pagine più tristi ed atroci della nostra storia.
Le cavità carsiche della Venezia Giulia, infatti, conservano al loro interno la memoria della repressione barbaramente perpetrata tra il 1944 e il 1947 dai partigiani del maresciallo jugoslavo Tito nei confronti degli Italiani che vivevano in Istria, Dalmazia e a Fiume. L’altopiano roccioso del Carso presenta circa 1700 voragini, dette FOIBE, le quali hanno una profondità di centinaia di metri, una profondità, è doveroso sottolinearlo, pari allo spessore della barriera di silenzio che per troppi anni ha ottenebrato la memoria di questo immane martirio.
La pratica di eliminazione nelle foibe venne effettuata già a partire dalla fine del 1943, quando i partigiani titini invasero l’Istria; tale orribile tecnica consisteva nel denudare le vittime, nel torturarle legando le loro mani con il filo di ferro e nel finirle con un colpo alla nuca, gettandole, talvolta ancora vive, proprio nelle foibe.
Il periodo culminante del massacro si ebbe a partire dalla fine dell’aprile del 1945, quando le truppe di Tito operarono allo scopo di realizzare, nelle zone di cultura italiana, la progettata “Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia”: l’Istria e la Dalmazia dovevano essere slave e gli Italiani andavano cacciati o uccisi.
Complessivamente, i nostri connazionali morti furono oltre 12.000 e moltissimi furono quelli deportati: in tanti non fecero più ritorno a casa. Secondo un censimento effettuato dalle autorità imperiali austro ungariche, nel 1911 gli Istriani di cultura e lingua italiana erano 390.000. Oggi, invece, in Croazia e Slovenia non si contano più di 30.000 Italiani.
Da questi numeri si comprende che i nostri esuli furono almeno 300.000.
Dopo troppi anni di ingiustificato oblio, la Repubblica Italiana, con la Legge n°92 del 30 marzo 2004, ha istituito per il 10 FEBBRAIO di ogni anno il GIORNO DEL RICORDO di questa immane tragedia, in modo tale da far emergere il “ricordo della memoria” del genocidio di tanti nostri compatrioti, che perirono soltanto perché nelle loro vene sgorgava il sangue della Nostra Amata Patria.
A ciascuno di noi spetta il compito di mantenere vivo il ricordo di questa tragedia, in maniera tale che si realizzi nella nostra Nazione una vera memoria condivisa.
La Giovane Italia, fermamente, promuoverà questa istanza di giustizia e di verità.
Le cavità carsiche della Venezia Giulia, infatti, conservano al loro interno la memoria della repressione barbaramente perpetrata tra il 1944 e il 1947 dai partigiani del maresciallo jugoslavo Tito nei confronti degli Italiani che vivevano in Istria, Dalmazia e a Fiume. L’altopiano roccioso del Carso presenta circa 1700 voragini, dette FOIBE, le quali hanno una profondità di centinaia di metri, una profondità, è doveroso sottolinearlo, pari allo spessore della barriera di silenzio che per troppi anni ha ottenebrato la memoria di questo immane martirio.
La pratica di eliminazione nelle foibe venne effettuata già a partire dalla fine del 1943, quando i partigiani titini invasero l’Istria; tale orribile tecnica consisteva nel denudare le vittime, nel torturarle legando le loro mani con il filo di ferro e nel finirle con un colpo alla nuca, gettandole, talvolta ancora vive, proprio nelle foibe.
Il periodo culminante del massacro si ebbe a partire dalla fine dell’aprile del 1945, quando le truppe di Tito operarono allo scopo di realizzare, nelle zone di cultura italiana, la progettata “Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia”: l’Istria e la Dalmazia dovevano essere slave e gli Italiani andavano cacciati o uccisi.
Complessivamente, i nostri connazionali morti furono oltre 12.000 e moltissimi furono quelli deportati: in tanti non fecero più ritorno a casa. Secondo un censimento effettuato dalle autorità imperiali austro ungariche, nel 1911 gli Istriani di cultura e lingua italiana erano 390.000. Oggi, invece, in Croazia e Slovenia non si contano più di 30.000 Italiani.
Da questi numeri si comprende che i nostri esuli furono almeno 300.000.
Dopo troppi anni di ingiustificato oblio, la Repubblica Italiana, con la Legge n°92 del 30 marzo 2004, ha istituito per il 10 FEBBRAIO di ogni anno il GIORNO DEL RICORDO di questa immane tragedia, in modo tale da far emergere il “ricordo della memoria” del genocidio di tanti nostri compatrioti, che perirono soltanto perché nelle loro vene sgorgava il sangue della Nostra Amata Patria.
A ciascuno di noi spetta il compito di mantenere vivo il ricordo di questa tragedia, in maniera tale che si realizzi nella nostra Nazione una vera memoria condivisa.
La Giovane Italia, fermamente, promuoverà questa istanza di giustizia e di verità.
Avv. Vito Amodio
Coreggente Giovane Italia Monopoli
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Commenti
Ti ribadisco che le guerre fanno tutte schifo non servono a nulla se non a portere dolore e distruzione. Proprio per questi motivi, per evitare (si spera) che fatti così brutali non accadano più, bisogna ricordarli. Della memoria non si deve aver paura, serve a far crescere meglio, ti fa capire da dove vieni e cosa eri, si deve aver paura del presente e del futuro fatto di vacuità e di vacuità .
Stesso discorso per le atrocità /shoa/olocausto del nazismo, questo sono sicuro che non è stato affrontato per nulla, se non nella versione da bambino di 5° elementare.
Tanto per completare, ho frequentato un liceo.
Mio padre dice che quelle cose non potevano essere studiate.
Forse ha ragione.?
Oggi è il 10 febbraio e si ricordano le Foibe
Mi piacerebbe leggere dalla giovane italia come "istanza di giustizia e di verità " anche che i massacri furono purtroppo la vendetta nei confronti dell'Italia fascista che durante l'occupazione aveva usato metodi diciamo così "poco ortodossi" nei confronti dei residenti, rei di non essere italiani e fascisti.
Le guerre sono sempre uno schifo e mai giuste.
L'istanza di giustizia e di verità tanto cara alla giovane italia dovrebbe far scrivere loro che la guerra da cui nacquero poi purtroppo tanti episodi di odio fu scatenata da un folle di nome hitler a cui si accompagnò un altro folle di nome mussolini; entrambi utilizzavano lager ed altri sistemi per combattere diversità , avversari politici.
Spero anzi speriamo che la storia abbia fatto comprendere gli errori e che non si ripetano più.