Venerdì 18 Maggio 2012
   
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"IL SIGNORE HA CREATO GLI ETERO...E POI HA CREATO GLI OMOSESSUALI"

DesiderioDonna_cr


















Il senso di questa affermazione non è polemico e nemmeno blasfemo. Chi lo dice è un bambino, il nipote del protagonista dell’intervista, che non sa che lo/a zio/a è un omosessuale. La famiglia di questa persona non sa della sua tendenza sessuale e proprio per questo motivo sarà chiamata con un nome di fantasia (Maria). Allo stesso modo, sono stati cambiati particolari riguardanti la sua storia. Ringrazio personalmente questa persona per la disponibilità a parlare di un argomento così difficile in un modo veramente aperto e sincero.

D. “La tua famiglia è al corrente della tua tendenza sessuale? Se no, perché?”

R. “Una delle mie sorelle è al corrente della mia sessualità; mio padre e mia madre no e nemmeno mia sorella grande. Sono legata a tutti a casa, ma so che la sorella a cui l’ho detto non…non so se dire che non ha problemi riguardo questo. Diciamo che sono andata sul sicuro, cioè sapevo che avrebbe capito. Mia sorella grande non è assolutamente un’omofoba; però se glielo dicessi, lo saprebbero immediatamente anche i miei genitori. Non riuscirebbe a tenerlo per sé e questo non mi va. Non mi va di dirlo ai miei genitori perché...è vero, mi vorrebbero comunque bene,  però so che farei loro del male, e loro non lo meritano. Non è che sei un’assassina, è vero; però per dei genitori all’antica è sempre un problema, e loro non lo meritano. Io non voglio dar loro questa…”

Anche se Maria non finisce la frase, si capisce cosa voglia intendere. Poi riprende:

“Tra l’altro, i miei genitori non mi hanno mai fatto pressioni sul matrimonio, sul fidanzata mento. Se invece fosse stato così alla fine avrei detto loro: ‘Basta, io non mi sposo perché sono omosessuale’. Non mi hanno mai fatto di queste pressioni, anzi: condividono pienamente il mio rifiuto verso il matrimonio. Però non mi va di dirlo, ecco. L’altra sorella, quella a cui l’ho detto, l’aveva capito, e aspettava solo che glielo confermassi io.”

D. “Come e quando hai capito la tua tendenza sessuale e come l’hai vissuta?”

R. “Io ho sempre pensato di avere qualcosa che non andava. Fin da quando avevo tipo 12-13 anni, e andavo a scuola. Era arrivata una ragazza, con cui si era creato un legame che io all’inizio consideravo quello della ‘amica del cuore’. Ma non riuscivo a capire perché avessi voglia di avvicinarmi e baciarla. Era qualcosa che veniva proprio da dentro di me. Stavo male quando lei non c’era.

Io sono sempre stata uno spirito libero, non ho mai avuto rapporti morbosi con le amiche; mi meravigliava invece in fatto che con lei avessi un attaccamento morboso. Però mi piacevano anche i ragazzi. La mia prima volta è stata con un uomo e non con una donna.

Ho preso piena coscienza di questa cosa a 20-21 anni. L’ho vissuta male; riuscire a dire a sé stessi: ‘tu sei un omosessuale’ è difficile. L’ho tenuto nascosto, l’ho negato anche davanti a persone che comunque l’avevano capito. Mi sono innamorata in silenzio, ho amato in silenzio; non ho mai detto a queste persone: tu mi piaci. Finché a 23 anni ho conosciuto la persona che ho amato di più in tutta la mia vita e con cui ho avuto una relazione molto lunga. Con lei ho tirato fuori ciò che sono ora. Ora non ho più problemi a dire ad una ragazza: mi piaci. È ovvio che non è che quando vedo una ragazza che mi piace, mi avvicino subito e glielo dico. Devo capire se la cosa può essere reciproca. E questo è un problema, soprattutto a Monopoli.”

D. “Cosa pensi di manifestazioni come il Gay Pride?”

R. “Io penso questo: gli omosessuali che si fanno vedere sul carro del Gay Pride mentre si baciano con la lingua, si toccano e si spogliano non fanno altro che fare cattiva pubblicità a quello che siamo! È una specie di auto-ghettizzazione. A quel punto, come può considerarti una persona? Per me non va bene nemmeno quando una coppia etero si ferma in mezzo alla piazza e comincia a baciarsi in modo osceno, sia chiaro. Solo che se lo fanno due persone “normali”, va tutto bene. Se io cammino con una ragazza mano nella mano è la fine. Dovrebbe invece esserci il senso della decenza per tutti quanti. E forse un passo in più si farebbe.

Quando sono andata nei locali o nelle discoteche gay – ora non ci vado da una vita –  mi sono sembrate come delle sette! Nel senso che tutti vogliono conoscere qualcuno al fine di sesso... non c’è la volontà di conoscersi per avere poi una storia, per conoscersi. È brutto. Forse è perché io mi innamoro. Vorrei essere veramente un po’ più scaltra, un po’ più cinica. Forse soffrirei meno. Ma avrei sofferto anche da etero, perché sono così proprio caratterialmente.” Maria sorride.

D. “Nel contesto di Monopoli, ti senti libera di vivere la tua sessualità? Se no, perché?”

R. “No. Non completamente. Io l’ho confidato ai miei amici, e ne ho tanti, quindi molta gente sa di me. Però parlarne più liberamente o farlo sapere in giro, questo no. Non lo posso fare solo per i miei genitori e non perché mi importi di cosa potrebbe dire la gente, perché non me ne frega niente.”

D. “Quali sono i luoghi di aggregazione che frequenti più spesso per conoscere persone con la tua stessa tendenza sessuale?”

R. “A Monopoli non c’è un ritrovo, non ci sono serate a tematica gay. Non c’è niente. Se io volessi andare in un locale per conoscere qualcuno e per sentirmi a mio agio –  per sentirmi uguale a tutti gli altri – sarei costretta ad andare a Bari o a Lecce.”


D. “E Torre Incina? Non è un punto d’incontro?”

R. “Torre Incina è sì un posto di incontro; ma al fine di sesso. A parte il fatto che donne non ce ne sono, sono quasi tutti uomini. Lo so perché una volta mi ci ha portato un amico, che voleva farmi conoscere questa realtà. Una volta lì, dissi subito: ‘andiamo via’. A me non piacciono queste cose. Non è l’omosessualità che intendo io. E non è per romanticismo o chissà cosa. Se vogliamo davvero essere accettati per quello che siamo, cioè uguali agli altri, queste schifezze non le dobbiamo fare. Perché purtroppo viviamo in un mondo in cui queste schifezze sono tollerate dagli etero per gli etero; si sa da sempre che gli uomini frequentano le prostitute, ma nessuno dice niente. Però se noi vogliamo essere tollerati, come sono tollerati gli eterosessuali, noi dobbiamo fare meglio di loro; non dobbiamo fare queste schifezze.”


D. “Hai mai riscontrato in altri omosessuali la tendenza ad evitare contatti con eterosessuali, in una specie di auto-ghettizzazione?”

R. “Non ho amici omosessuali che per principio dicono di non voler persone etero tra i loro amici; però se si crea un gruppo con due o tre omosessuali, si ha poi la tendenza a trovare altri amici omosessuali. Per esempio so di una comitiva di 20 persone: 19 sono gay. Stanno sempre tra di loro , non si aprono. La trovo una cosa stupida.

Per me è il contrario; non esco con amiche omosessuali. Ho degli amici omosessuali maschi e capita l’uscita con loro; ma con le ragazze non riesco ad avere quell’amicizia stretta tanto da uscirci insieme.”


D. “Quali sarebbero i modi in cui la tua realtà potrebbe diventare più serena? Pensi che le istituzioni dovrebbero fare qualcosa in questo senso?”

R. “No. Le istituzioni non possono fare nulla. Io penso che ci debba essere più dialogo. Una preparazione – non so nemmeno se si possa definire ‘preparazione’ – ai giovani, ai ragazzi, ai bambini. Per far capir loro che non c’è niente di male, che non è una cosa brutta. Bisognerebbe aprire la testa e la mentalità, partendo dai più piccoli, come ha fatto mia sorella con mio nipote. Lui parla dell’omosessualità in modo meraviglioso. Lui dice: “Il Signore ha creato gli etero...e poi ha creato gli omosessuali. Siamo tutti uguali”. Un giorno saprà di me, probabilmente prima della madre, perché lui è figlio della sorella a cui non l’ho detto. Eppure, quando mio nipote le ha chiesto cosa fossero gli omosessuali, gliel’ha spiegato senza problemi. Già da bambini infatti succede che uno in classe dica ad un altro che è una ‘femminuccia’. Forse evitando cose del genere si potrebbe migliorare la situazione, anche se non ne sono sicura. Perché secondo me i pregiudizi su questa cosa ci saranno sempre.”


D.” Cosa pensi della chiesa e del suo atteggiamento nei confronti dell’omosessualità?”

Durante questa risposta, Maria si infervora. Evidentemente l’argomento la fa arrabbiare.

R. “Io sono credente e ho fede. Ma non credo nella chiesa in quanto istituzione, e  non a causa della mia tendenza. Non ci credo perché la chiesa predica bene e razzola male, in tutto e per tutto: per esempio sui contraccettivi o sugli aborti. Non posso proprio permettersi di  parlare. Sono loro che permettono – a  partire da colui che sentiamo parlare ogni domenica di pace e giustizia– a dei sacerdoti di continuare stare nelle parrocchie, nonostante si sappia che hanno violentato dei bambini! Molti preti sono pedofili! E la chiesa lo sa! Eppure continuano a lasciarli nelle chiese. C’è stato un prete un Brasile: non ricordo quanti bambini di 8-9 anni ha violentato! Non è stata la chiesa ad intervenire, nonostante si sapesse da tempo: è stata costretta ad intervenire la polizia. È stato arrestato, ma la chiesa non ha fatto niente! Quindi per quanto riguarda gli omosessuali loro non devono pronunciarsi. La chiesa dice che nel vecchio testamento c’è scritto che gli omosessuali sono condannati. Ma io non ho mai letto da nessuna parte che il Signore condanna l’omosessualità. Il Signore non condanna niente; il Signore parla del rapporto sessuale prima del matrimonio, indipendentemente dal sesso. L’omosessualità non viene citata proprio! Questa è una cosa che si sono inventati loro. Purtroppo però, siamo in Italia, e fin quando ci sarà il Vaticano saremo sempre penalizzati”.


D. “Hai sentito parlare della presunta prostituzione omosessuale a Monopoli?”

R. “Nello specifico, no, ma non mi stupisce che ci sia. Molti omosessuali monopolitani, specie non molto giovani hanno pagato per lungo tempo dei ragazzi giovani per dei rapporti sessuali. Questo sì. Però della prostituzione attuale non so nulla. Al riguardo penso che noi omosessuali ci facciamo del male da soli. Come si fa ad essere rispettati dalle persone in questo modo? Ci si riduce ad essere né più né meno di una prostituta.”


D. “Ti sei mai sentita ghettizzata da parte di persone eterosessuali?”

Maria sorride.

R. “No, mai. Ho avuto la fortuna di avere accanto a me persone intelligenti. Sempre. Mai nessuno mi ha fatto sentire diversa, anzi. Tuttora quando  mi capita di star male per qualche ragazza, mi sento libera di parlare con i miei amici. Per me è stata una grande liberazione quando ne ho potuto parlare con qualcuno per la prima volta.”


D. “Hai mai sentito commenti negativi riguardo la tua tendenza sessuale? Come hai reagito?”

R. “No, mai. È capitato solo con persone che non conoscevo bene e che non conoscevano me, ma comunque mai in maniera offensiva. Ovviamente, in quei casi io ho cercato di far capire che la loro opinione poteva essere sbagliata, senza però dire che io sono omosessuale: al massimo ho detto che conosco direttamente delle persone omosessuali. Ho cercato di farli ricredere su certe idee, ma purtroppo non è facile.”

Commenti 

 
#3 Achille 2010-02-12 13:25
Mi complimento con Gabriella Danese per l'intervista. Tema caldo affrontato con tatto! Questo giornale mi sta facendo concoscere tanti giovani giornalisti interessanti in grado di soppiantare i soliti vecchi tromboni della TV e della carta stampata!
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#2 IO 2010-02-12 13:11
Bravi, bella intervista davvero! Tanto di cappello!
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#1 l´´assente da lontano 2010-02-12 11:07
un ciao a tutti ,ma x quando mi riguarda il signore a creato l´´uomo e la donna!!! se poi qualcuno a attinenze diverse bhe va bene anche cosi .Tutti meritano rispetto ,ognuno vive la sua sessualita ,apropio piacere (certo gli stupidi esistono sempre x chi li deride)ma quando si vogliono cambiare le regole che madre natura ci a dato allora no !la famiglia deve essere formato da 1 uomo e 1 donna,le regole nn si cambiano ,vi siete inegrati nella societa quasi meglio dei ´cosidetti´´normali´´ siete nella politica nello spettacolo cosa volete di piu ,nn sempre questa e una vostra scelta ,pero ognuno a la propia croce portiamola con amore perche ce chi sta molto peggio di noi
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