Venerdì 18 Maggio 2012
   
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DON ROBERTO MASSARO: "LA CHIESA COME MADRE ACCOGLIE E NON DISCRIMINA"


Il giovane viceparroco di S. Antonio insiste:«La Chiesa non guarda alla categoria ma alla persona umana secondo il principio della Carità nella Verità»

Omosessualità e fede, due aspetti diversi che per certi versi possono incontrarsi in un nuovo orizzonte di dialogo. E’ il tema conduttore di un approfondimento religioso e culturale che abbiamo voluto portare avanti attraverso un’intervista al giovane prete Don Roberto Massaro, viceparroco della Parrocchia di Sant’Antonio in Monopoli Il tema come si capisce è di grande attualità e di particolare profondità nel  rapporto con la cultura cristiana e lo spirito del Vangelo di Cristo.

Che tipo di rapporto ci può essere oggi, secondo i valori della Chiesa Cattolica, così come ripresi dal Vangelo, tra omosessualità e fede?

«Quando si parla di un tema così delicato è principalmente sempre giusto sgombrare il campo da due tendenze estreme. Da una parte quella di considerare l’omosessuale allo stesso modo di quelle persone che considerano, ad esempio, un extracomunitario un pericolo da cui difendersi dall’altra quella di vedere, in chi appunto si sente “diverso”, un comportamento eccessivamente acceso attraverso manifestazioni come quelle per la rivendicazione dell’orgoglio omosessuale. Chi eccede in forme eccessive di rivendicazione dei propri diritti poi, tende a scaturire atteggiamenti di reazione ed allontanamento degli altri cittadini da queste persone. Le due estreme tendenze infatti, non rendono ragione della dignità dell’uomo da cui sarebbe necessario partire per cercare di approcciarci al problema senza i classici paraocchi. Fatta questa precisazione voglio subito riportare le parole di un teologo morale, che, in maniera quasi provocatoria affermava: “non esiste l’omosessualità ma le persone omosessuali”, sottolineando così la complessità del fenomeno e eliminando indebite generalizzazioni. Il centro della cura della Chiesa è la persona da capire, amare, accogliere e di cui prendersi cura nel suo cammino. Molti sono stati i progressi compiuti dalla Chiesa attraverso lo studio della Teologia in rapporto con le scienze umane che ha permesso di capire come comportarsi nel rapporto con le persone che sentono di avere questa identità. E il primo significativo passo avanti fatto dalla Chiesa è stato quello di approcciarsi a questi casi rimuovendo l’etichetta di diversità. La Chiesa infatti, è Madre e in quanto tale cerca sempre di agire sulla base della logica di chi accoglie e non discrimina, cerca sempre cioè di fare, riprendendo il titolo dell’Enciclica del Santo Padre Benedetto XVI, la Carità nella Verità, nel senso di continuare a donare Amore in ogni caso della vita. Questo pone un confronto aperto con quanto il Magistero della Chiesa suggerisce su questo tema perché se essa deve avere cura dei figli, deve avere anche la capacità di accoglierli ed educare. Allora, se la Chiesa Cattolica oggi consiglia alle persone omosessuali la via dell’astinenza e della castità e riconosce nell’uomo e nella donna l’unica forma di unione coniugale, ciò non significa che non si preoccupi di quelle persone che vivono una forma d’attrazione verso lo stesso sesso. In realtà, infatti, queste persone possono entrare in Chiesa come tutte le altre, frequentare la Santa messa e vivere normalmente anche la vita parrocchiale».

Però non è consentito loro di potersi approcciare al Sacramento della Comunione …

«Non è consentito fare la Comunione solo a quelle persone omosessuali che vivono stabilmente un rapporto omosessuale e vogliono continuare a farlo, come non lo è consentito a quelle coppie eterosessuali che vivono le cosiddette “situazioni irregolari” (come i divorziati risposati o i conviventi, per esempio). Comunque la Chiesa Cattolica offre sempre un itinerario di fede attraverso l’incontro costante con ognuna di loro perché essa non guarda alla categoria, evitando banali generalizzazioni, ma come è nella sua identità, alla singola persona».

Qual è invece l’approccio della Chiesa Cattolica nei contesti dove questo fenomeno dell’omosessualità tende ad allargarsi sempre piu’ diventando una questione piu’ generale?

«Nelle realtà dove esiste una tendenza piu’ generalizzata esiste già una chiara presa di posizione della Chiesa Cattolica. Ciò che manca è da un lato l’accoglienza della persona umana e dall’altro la capacità di approcciarsi al tema senza preconcetti e in modo ragionevole. Se ciò venisse fatto si eviterebbero anche i casi sempre piu’ frequenti di relazioni omosessuali vissute nel silenzio e nel nascondimento. E’ anche vero, voglio precisarlo, che alcune volte questi fenomeni sono anche legati a problemi piu’ generali che hanno a che fare con la sfera familiare. Molte volte infatti, le situazioni di forte disagio familiare ed esistenziale possono comportare situazioni di grande fragilità umana con l’accrescersi di realtà in cui l’individuo possa sentirsi omosessuale. Anche qui però la Chiesa Cattolica invita a fare un cammino per scoprire, capire e cercare di conoscere sempre meglio la crescita nel tempo della propria affettività ed intimità».

Sulla fragilità della nostra società e sull’omosessualità, il Santo Padre Benedetto XVI ha utilizzato parole molto chiare. Curare la relativizzazione della società, riscoprire pienamente la Bellezza dell’integrità dell’uomo che trova la sua sorgente in Cristo …

«Davanti ad una società che tende a diventare sempre piu’ fragile il Santo Padre utilizza in realtà solo una fermezza nel senso di fare la Carità nella Verità. La sua posizione viene presa, sbagliando, come troppo dogmatica e chiusa ma in realtà rappresenta il tentativo benevolo di dare risposte piene ed avvolgenti alla condizione di fragilità dell’uomo nel suo complesso. Nel dialogo dell’allora Cardinal Ratzinger con il filosofo tedesco Jurgen Habermas si afferma proprio il ritorno ad una piu’ piena identità dell’uomo da tutti i punti di vista, a partire dalla vita stessa che non è tra l’altro un tema solo dei cattolici ma di tutti gli uomini al pari del grande tema della famiglia e della custodia del creato. L’obiettivo amorevole è quello di recuperare la dignità di ogni persona umana sotto tutti gli aspetti della sua vita. Esattamente per questo motivo la Chiesa Cattolica si occupa anche dei problemi degli omosessuali e del rapporto con la loro dignità che in quanto Madre la Chiesa cerca di salvaguardare indicando loro un cammino insieme a piccole limitazioni come quella di non fare la Comunione, ma solo nei casi che ho già detto sopra, o nei casi di una relazione che nasca dopo la rottura di un rapporto definito da un vincolo matrimoniale. Allora l’appello conclusivo da fare è quello di far capire alle persone omosessuali che non devono aver paura, né sentirsi giudicati nel momento in cui si recano a parlare con un Sacerdote ma che anzi lo devono e possono fare con piena serenità e libertà. Anche perché la Chiesa che ama, accoglie e protegge i suoi figli è sempre disponibile a dare anche a loro un orizzonte di Speranza di cui oggi c’è tanto bisogno, per la nostra umanità».

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