Il giovane viceparroco di S. Antonio insiste:«
Omosessualità e fede, due aspetti diversi che per certi versi possono incontrarsi in un nuovo orizzonte di dialogo. E’ il tema conduttore di un approfondimento religioso e culturale che abbiamo voluto portare avanti attraverso un’intervista al giovane prete Don Roberto Massaro, viceparroco della Parrocchia di Sant’Antonio in Monopoli Il tema come si capisce è di grande attualità e di particolare profondità nel rapporto con la cultura cristiana e lo spirito del Vangelo di Cristo.
Che tipo di rapporto ci può essere oggi, secondo i valori della Chiesa Cattolica, così come ripresi dal Vangelo, tra omosessualità e fede?
«Quando si parla di un tema così delicato è principalmente sempre giusto sgombrare il campo da due tendenze estreme. Da una parte quella di considerare l’omosessuale allo stesso modo di quelle persone che considerano, ad esempio, un extracomunitario un pericolo da cui difendersi dall’altra quella di vedere, in chi appunto si sente “diverso”, un comportamento eccessivamente acceso attraverso manifestazioni come quelle per la rivendicazione dell’orgoglio omosessuale. Chi eccede in forme eccessive di rivendicazione dei propri diritti poi, tende a scaturire atteggiamenti di reazione ed allontanamento degli altri cittadini da queste persone. Le due estreme tendenze infatti, non rendono ragione della dignità dell’uomo da cui sarebbe necessario partire per cercare di approcciarci al problema senza i classici paraocchi. Fatta questa precisazione voglio subito riportare le parole di un teologo morale, che, in maniera quasi provocatoria affermava: “non esiste l’omosessualità ma le persone omosessuali”, sottolineando così la complessità del fenomeno e eliminando indebite generalizzazioni. Il centro della cura della Chiesa è la persona da capire, amare, accogliere e di cui prendersi cura nel suo cammino. Molti sono stati i progressi compiuti dalla Chiesa attraverso lo studio della Teologia in rapporto con le scienze umane che ha permesso di capire come comportarsi nel rapporto con le persone che sentono di avere questa identità. E il primo significativo passo avanti fatto dalla Chiesa è stato quello di approcciarsi a questi casi rimuovendo l’etichetta di diversità.
Però non è consentito loro di potersi approcciare al Sacramento della Comunione …
«Non è consentito fare
Qual è invece l’approccio della Chiesa Cattolica nei contesti dove questo fenomeno dell’omosessualità tende ad allargarsi sempre piu’ diventando una questione piu’ generale?
«Nelle realtà dove esiste una tendenza piu’ generalizzata esiste già una chiara presa di posizione della Chiesa Cattolica. Ciò che manca è da un lato l’accoglienza della persona umana e dall’altro la capacità di approcciarsi al tema senza preconcetti e in modo ragionevole. Se ciò venisse fatto si eviterebbero anche i casi sempre piu’ frequenti di relazioni omosessuali vissute nel silenzio e nel nascondimento. E’ anche vero, voglio precisarlo, che alcune volte questi fenomeni sono anche legati a problemi piu’ generali che hanno a che fare con la sfera familiare. Molte volte infatti, le situazioni di forte disagio familiare ed esistenziale possono comportare situazioni di grande fragilità umana con l’accrescersi di realtà in cui l’individuo possa sentirsi omosessuale. Anche qui però
Sulla fragilità della nostra società e sull’omosessualità, il Santo Padre Benedetto XVI ha utilizzato parole molto chiare. Curare la relativizzazione della società, riscoprire pienamente
«Davanti ad una società che tende a diventare sempre piu’ fragile il Santo Padre utilizza in realtà solo una fermezza nel senso di fare
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