RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
I genitori di Samuel Pagliai, il piccolo di 7 anni affetto da tetraparesi spastica per il quale nel 2007 fu avviata una gara di solidarietà, poi sposata da diverse associazioni, per consentirgli di sottoporsi a delle costose cure all’estero, hanno scritto al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, all’Assessore alla Salute Tommaso Fiore e al Direttore Generale della Asl Ba Nicola Pansini.
Nella missiva Bruno e Martina rivelano che «a causa dei turni di lavoro non riescono più a portare Samuel al centro di Ostuni dove si sottopone ad una terapia riabilitativa».
I genitori di Samuel ricordano che il piccolo ha «sempre bisogno di altre persone che lo aiutano a far tutto quello che per noi "sani" è una cosa spontanea tipo: bere, mangiare, vestirsi, andare al bagno, voltarsi nel letto, mentre dorme e cosi via. Per non far degenerare la sua malattia Samuel ha bisogno di tanta fisioterapia e grazie alla nostra caparbietà e alla solidarietà della gente siamo riusciti a portarlo anche in centri all'avanguardia all'estero dove si sono visti dei miglioramenti. Quando siamo a casa invece è seguito dal centro di Ostuni, ben 35 km distante da Monopoli, la nostra residenza».
Stante la difficoltà a raggiungere Ostuni Bruno e Martina si sono rivolti al centro riabilitativo di Monopoli «il quale è al pieno dell'organico (medico-responsabile, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti, autisti, accompagnatori ecc.). Così abbiamo chiesto la disponibilità di un fisioterapista a casa, ma la risposta è stata negativa perché l’assistenza domiciliare è assicurata solo nei casi in cui i pazienti non possono uscire della stessa. A tal proposito non vedo che differenza ci sia visto che nostro figlio è disabile al 100% e per uscire di casa ha comunque bisogno che qualcuno lo prenda in braccio».
«Allora abbiamo chiesto se potesse essere seguito del centro ma anche questa risposta è stata negativa perché non c’è posto ed il personale fisioterapeutico è insufficiente», proseguono i genitori di Samuel spedita a Vendola, Fiore e Pansini. Che sottolineano: «Per questo ci hanno consigliato di aspettare fino a quando qualcuno degli attuali assistiti non vada via per poter fare spazio al piccolo Samuel ».
«Ci dispiace constatare che nonostante gli sforzi che abbiamo compiuto in questi anni ci ritroviamo ancora ad affrontare queste discriminazioni. Scusateci lo sfogo ma vogliamo soltanto che il nostro diritto non sia calpestato, consentendo a Samuel le cure di cui ha bisogno direttamente nella città in cui vive. Se non è possibile farlo nelle strutture preposte chiediamo allora che questo avvenga a domicilio con la presenza di un fisioterapista», concludono Bruno e Martina.
Nella missiva Bruno e Martina rivelano che «a causa dei turni di lavoro non riescono più a portare Samuel al centro di Ostuni dove si sottopone ad una terapia riabilitativa».
I genitori di Samuel ricordano che il piccolo ha «sempre bisogno di altre persone che lo aiutano a far tutto quello che per noi "sani" è una cosa spontanea tipo: bere, mangiare, vestirsi, andare al bagno, voltarsi nel letto, mentre dorme e cosi via. Per non far degenerare la sua malattia Samuel ha bisogno di tanta fisioterapia e grazie alla nostra caparbietà e alla solidarietà della gente siamo riusciti a portarlo anche in centri all'avanguardia all'estero dove si sono visti dei miglioramenti. Quando siamo a casa invece è seguito dal centro di Ostuni, ben 35 km distante da Monopoli, la nostra residenza».
Stante la difficoltà a raggiungere Ostuni Bruno e Martina si sono rivolti al centro riabilitativo di Monopoli «il quale è al pieno dell'organico (medico-responsabile, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti, autisti, accompagnatori ecc.). Così abbiamo chiesto la disponibilità di un fisioterapista a casa, ma la risposta è stata negativa perché l’assistenza domiciliare è assicurata solo nei casi in cui i pazienti non possono uscire della stessa. A tal proposito non vedo che differenza ci sia visto che nostro figlio è disabile al 100% e per uscire di casa ha comunque bisogno che qualcuno lo prenda in braccio».
«Allora abbiamo chiesto se potesse essere seguito del centro ma anche questa risposta è stata negativa perché non c’è posto ed il personale fisioterapeutico è insufficiente», proseguono i genitori di Samuel spedita a Vendola, Fiore e Pansini. Che sottolineano: «Per questo ci hanno consigliato di aspettare fino a quando qualcuno degli attuali assistiti non vada via per poter fare spazio al piccolo Samuel ».
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