I conflitti dell'industria nucleare
In queste settimane il Governo continua la sua marcia verso la riapertura del nucleare in Italia – registrando un voto contrario della Conferenza Stato-Regioni - ed Enel prosegue la sua attività di agit-prop presentando con Confindustria le brillanti prospettive per le imprese italiane. Secondo Enel la parte “non nucleare” (non coperta da brevetti) vale il 70% dell’investimento, mentre per EDF la quota nucleare pesa per il 60%.
Va ricordato che i colloqui dello scorso novembre tra Ansaldo e Areva per accedere al know-how dell’isola nucleare non hanno avuto alcun esito e che in Finlandia anche nelle opere civili il colosso francese Bouygues fa la parte del leone in termini di appalti, peraltro con risultati assai discutibili.
Lo scorso ottobre l’Agenzia di sicurezza nucleare finlandese STUK fermava i lavori di saldatura del circuito primario del reattore EPR in costruzione a Olkiluoto, per aver riscontrato nuovamente irregolarità nella realizzazione delle opere. Si tratta delle stesse tubature le cui saldature erano già state oggetto di indagine in passato. Questa volta il problema non è dei cordoni di saldatura, ma sui lavori di saldatura fatti per coprire difetti estetici sulla superficie delle tubature. E questo, contrariamente alla prassi, senza che sia stato documentato. Se mai si dovesse rifare tutto il lavoro ci vorrebbero 3 anni. Il capo dell’agenzia STUK, Jukka Laaksonen commenta che «il calendario dei lavori era irrealistico sin dall’inizio. Quando la TVO ordinò il nuovo reattore non era stato più costruito un reattore nucleare nell’Europa occidentale o negli USA da oltre 10 anni, e nessuno aveva esperienza su un reattore di queste dimensioni. Areva non aveva alcuna esperienza nella gestione di un cantiere di questa portata, i francesi sono abituati ad andare avanti e a finire la documentazione in un secondo momento mentre i finlandesi vogliono progetti approvati su carta prima di iniziare o continuare i lavori» (Huvudstadsbladet, 11 novembre 2009).
«Il cemento arrivava camion dopo camion. E noi lo pompavamo. Anche quando il sistema di rinforzo non era finito. Il cemento non poteva aspettare.Gli ispettori della Bouygues ci ordinarono di coprire gli evidenti difetti della struttura col cemento. Se ci fossero grossi errori, osservavano gli ispettori, ma questi più piccoli... venivano lasciati lì» (intervista a lavoratori polacchi impiegati in cantiere su Helsingin Sanomat, 31 gennaio 2010).

Se in Finlandia i francesi di Areva e i finlandesi della TVO si contestano a vicenda le colpe per i ritardi del cantiere, minacciandosi con richieste miliardarie, il conflitto all’interno dell’industria francese, tra Areva ed EDF, è scoppiato al punto che i capi delle due aziende – di proprietà largamente pubblica – sono stati chiamati a rapporto dal ministro Fillon che gli ha imposto il silenzio. Il casus belli è stato causato dalla gara d’appalto per quattro reattori nucleari persa negli Emirati Arabi Uniti lo scorso dicembre (vinta da un consorzio sudcoerano). Interessante notare che a gennaio Enel presenta ancora un costo per reattore di 4-4,5 miliardi di euro, mentre ad Abu Dabi i francesi hanno presentato un’offerta che in euro è di circa 6,5 miliardi a reattore.
Non è stata comunque solo una questione di prezzo – come emerge in un’analisi comparsa sul quotidiano The National di Abu Dabhi il 16 gennaio scorso – ma anche un effetto del fiasco finlandese. Sulla vicenda il Financial Times del 15 gennaio riporta come il top management di Areva stia considerando l’ipotesi di riproporre i reattori di seconda generazione CPR 1000 – che la Francia ha smesso di costruire 20 anni – per quei clienti che entrano nel nucleare.La cifra offerta per la gara negli Emirati è persino superiore a quella stimata da Citigroup in un rapporto pubblicato a novembre per valutare i costi del nucleare nel mercato inglese. Secondo il rapporto, perché l’investimento nel nucleare sia remunerativo in quel Paese, il prezzo dell’elettricità deve essere di 65-70 euro a MWh. Ma il sottosegretario Saglia annuncia che col nucleare il costo in Italia sarà di 40 euro/MWh: sarebbe interessante chiedere a Saglia se crede di più ai costi che Enel presenta nelle conferenze stampa o a quelle che l’industria francese presentano alle gare d’appalto.I
l conflitto nell’industria nucleare francese è nel frattempo diventato eclatante. Mentre Areva stringe rapporti con Gas de France-Suez, il Presidente Sarkozy ha chiesto a François Roussely – già presidente di EDF e amico del nuovo capo dell’azienda elettrica Henri Proglio – di preparare un rapporto per l’aprile 2010 per stabilire se Areva ha le capacità per fare il “direttore d’orchestra” della filiera nucleare. Secondo le fonti di stampa francese, uno smantellamento di Areva è all’orizzonte, ma non è la prima volta che questa ipotesi viene palesata.Questa sarebbe la certificazione del fallimento del progetto EPR che, nei termini in cui è stato proposto – 3 miliardi di costo, 48 mesi per la costruzione e sicurezza assoluta – è già fallito: anche per il cantiere di Flamanville si moltiplicano le voci di un ritardo di 2 anni già accumulato.
La decisione improvvisa di Siemens nel gennaio 2009 di cedere la loro quota del 34% di Areva NP aveva provocato reazioni stizzite - «non è questo il modo di comportarsi negli affari, in genere si mandano segnali», The Economist, 29 gennaio 2009 - oggi quella mossa sembra meno incomprensibile. Vedremo se, dopo il rapporto dell’Agenzia di sicurezza inglese HSE di aggiornamento sul processo autorizzativo dell’EPR in UK, saranno stati superati i problemi emersi sul sistema di controllo d’emergenza e se saranno state date le informazioni per giudicare la tenuta del guscio di contenimento rispetto a un incidente aereo.Di nuovo il Governo ha tenuto a precisare, attraverso il sottosegretario Saglia, che non sono previsti sussidi al nucleare. La stessa certezza però non la condivide il National Audit Office inglese, ente che controlla i conti pubblici. Nel rapporto pubblicato a gennaio riguardo la vendita di British Energy a EDF, si analizza anche l’effettiva possibilità che EDF costruisca nuovi reattori senza ricevere sussidi pubblici. Se ne conclude che «ci vorranno molti anni per determinare se la vendita di British Energy porterà alla costruzione di nuove centrali nucleari senza sussidi pubblici».
Queste difficoltà a conciliare mercato e nucleare sono alla base dell’annuncio dato dal ministro David Millband di voler rivedere la struttura troppo liberalizzata del mercato che non favorisce l’eolico e il nucleare. Il Governo britannico tornerebbe al sistema precedente alla riforma del 1989, dove si remunerava anche la potenza disponibile non utilizzata, che allora fu abbandonato dalla riforma Thatcher a causa della sua scarsa flessibilità.Negli USA il Presidente Obama – nel tentativo di trovare maggior consenso al Climate Bill - sta considerando l’ipotesi di triplicare i fondi per prestiti garantiti a tasso agevolato introdotti da Bush nel 2007, portandoli da 18,5 miliardi a 54. L’analisi finanziaria di Moody’s concludeva nel 2008 che con gli incentivi introdotti da Bush si potevano fare solo una o due centrali, ed evidentemente era una analisi corretta.In conclusione, l’EPR è sempre più in difficoltà e sta generando un conflitto nell’industria nucleare francese, i costi sono chiaramente più alti del previsto ed è sempre più evidente che senza sussidi in varie forme nemmeno i Paesi che hanno l’industria nucleare riescono a ricostruire almeno una parte degli impianti che andranno chiusi. Perché in Italia sul nucleare Governo ed Enel ci raccontano ancora le favole? L’obiettivo, forse, è solo quello di firmare contratti che anche in caso di blocco del programma produrranno nuovi “oneri nucleari” (da scaricare in bolletta) da girare ai francesi come merce di scambio per qualche quota nei possibili futuri EPR. E, nel frattempo, si moltiplicano gli ostacoli alle fonti rinnovabili.
Giuseppe Deleonibus
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Commenti
E' innegabile, come dice PARPAIOLA, che inventarsi, realizzare e sviluppare qualcosa di nuovo in Europa diventa sempre più difficile, tra burocrazia e costi.
Ugualmente, come sostiene ADDOLORATA, è probabile che gli immigrati finiranno "occidentalizzati" anche dal punto di vista demografico.
Quindi, mondo era e mondo sarà , nel senso che l'Europa, dopo secoli di leadership, rischia di dovere cedere il proprio predominio economico e sociale a vantaggio di altre aree del mondo: sono i corsi della storia, ineludibili e magari anche salutari.
Un caro saluto.
per gli africani so che conta molto l'esser lontani dalle famiglie di origine in cui sono spesso le anziane, le nonne a pretender che i giovani facciano molti figli.Ma anche a questo poposito mi dico: l'africa è grande, ci vorrebbe una conoscenza dei loro costumi e tradizioni almeno sufficiente. Li vedo comunque daa noi, immigrati africani e indiani, 2/3 figli sembra sia il massimo, la prossima generazione avrà raggiunto i nostri standard.
Certo, i ragionamenti che porta arturo sono validi, dobbiamo però differenziare tra la popolazione attiva e quella passiva.
La popolazione attiva a mio avviso sono, oltre ai pendolari nella catena di produzione Nazionale, i ricercatori, i progettisti, il ceto medio che rischia e che manda avanti la Baracca, purtroppo sono proprio questi, quelli che ora emigrano.
Sono i giovani che scappano in cerca di migliori spiagge.
Sotto questi presupposti, anche sperando in un fantasmagorico nuovo miracoletto (piccolo striminzito) economico, bastano le Centrali attuali, e un sensata e intelligente ricerca e impiego (senza le solite argute facezie,signori della IGE) di Energie rinnovabili.
Salutonen.
Franco Parpaiola
In realtà , credo che l'argometo di PARPAIOLA non sia convincente, per due motivi: 1) è vero che in Europa la popolazione autoctona tende a fare meno figli, ma è altrettanto vero che quella immigrata ha la tendenza opposta e va aumentando in termini di presenza relativa; 2) i consumi energetici pro capite tendono ad aumentare in virtù dello stile di vita normalmente adottato nella nostra società .
Saluti a tutti.
Assolutamnete no addolorata. infatti io dissi:Nei prossimi decenni, grazie ad una drastica diminuzione delle nascite in tutte le Nazioni europee, seguirà un sostanziale e pericoloso decremento della Popolazione.
Ora, quel "grazie ad una drastica diminuzione", in congunzione poi con, "pericoloso deremento della popolozaione", significa a mio avviso e intenzione di dire, che vedo il calo di nascite come un fatto negativo.
Forse non mi sono spiegato bene, dia per cortesia una guardata al Blog di Marista Urru http://www.maristaurru.com/ e si legga prprio il suo ultimo posto che parla appunto di una mia presa di posizzione in merito e vedra che la nostra devrescita la vedo come un pericolo per la Pace nel Mondo e l'evoluzione sociale e culturale tra i Popoli e le loro culture.
La ringrazio della sua attenzione e le prometto che cercherò s di spiegarmi meglio in futuro.
Salutonen
Uno dei tanti samaritani nel mondo che ci sterminerebbero tutti per avere più spazio per loro? Tutti a sognare la decrescita ( leggi accopparci in mille modi, guerre, malattie, e simili,)perchè saremmo troppi e stiamo crescendo troppo, e lei che ci pronostica meno nascite e minor popolazione?
Sui cadaveri, direi che quelli si vedono a distanza di decenni, mica il giorno dopo, ma sono io stesso a correggere il tiro ricordando che lo stesso vale per l'industria chimica o per la siderurgia e quant'altro.
Peraltro, non è detto che si vedano necessariamente nelle zone di produzione, date le note vicende relative allo smaltimento illecito dei rifiuti industriali.
Insomma, come sempre la medaglia ha due facce, ma nel caso del nucleare credo che il bilancio netto sia meno positivo che in altri casi.
Cordialmente.
Senza voler per ora tener conto del micidiale problema delle scorie Radioattive, che rappresentano assieme a ogni Centrale Nucleare la Spada di Damocle sui nostri capi, ma bensì abbinando come è naturale che sia, la produzione di un determinato prodotto alla sua richiesta e necessità di Mercato, mi risulta alquanto difficile credere che non solo L’Italia, ma l’Europa intera, necessiti di ulteriori CN per la produzione di energia elettrica.
Nei prossimi decenni, grazie ad una drastica diminuzione delle nascite in tutte le Nazioni europee, seguirà un sostanziale e pericoloso decremento della Popolazione che difficilmente sarà in grado di mantenere lo stato attuale delle infrastrutture nazionali. Risulta evidente allora che contro l’installazione di CN in Italia e in Europa, pur quanto la tecnica moderna le rende molto sicure, (sempre senza dimenticare il fattore tangenziale della Roulette russa) parla in modo perentorio, anche il calo demografico europeo…. per pura e semplice mancanza di consumatori
Salutönen.
Franco Parpaiola
Ad Arturo voglio dire che se volessi sarei capace di scaricare da internet un bell'articolo a favore del nucleare: ma non mi va di farlo.
Ti posso garantire, però, che mio cugino che vive in Francia abita in una casa enorme con tantissime utenze elettriche, compresa la cucina.Paga una bolletta metà della mia.E non mi risulta che sia circondato di cadaveri dovuti alla energia nucleare.Il resto sono chiacchiere.
Se ELIO fosse in grado di confutare le affermazioni di DELEONIBUS con argomenti altrettanto forti, è il benvenuto; se invece - come mi sembra di cogliere in quell'"onniscente" che ha voluto inserire nel suo commento - egli fosse animato da preconcetta avversione nei confronti di DELEONIBUS, farebbe bene a tacere, se non altro per evitarsi magre figure.