Venerdì 18 Maggio 2012
   
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DELEONIBUS: QUANDO IL PETROLIO UCCIDE

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In acqua finiscono annualmente tra

100 e 150mila tonnellate di petrolio


Dal quotidiano Terra, riportiamo un interessante articolo di Giuseppe Deleonibus:

Mentre nel Golfo del Messico si lavora incessantemente per contenere la marea nera fuoriuscita dopo il crollo della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, il pensiero corre alle coste pugliesi dove insistentemente ogni giorno si avviano richieste per la ricerca del petrolio nei fondali dell’Adriatico, il piccolo catino del Mediterraneo.
Secondo una stima dell’Unione Petrolifera il Mediterraneo riceverebbe ogni anno circa 1 milione di tonnellate di idrocarburi provenienti da varie fonti (sversamenti intenzionali e accidentali, fonti endogene, apporto dai fiumi, ecc.). Analizzando le cause di questi incidenti, è possibile riscontrare che per il 64% dei casi esse sono imputabili ad errore umano, il 16% a guasti meccanici ed il 10% a problemi strutturali delle navi o delle piattaforme off-shore, mentre il restante 10% non è attribuibile a cause certe. Sono circa 300
le petroliere che ogni giorno solcano le acque del Mediterraneo, un bacino semichiuso su cui si affacciano 22 Paesi, che accoglie il 7% circa della popolazione mondiale,
580 specie di pesci, 21 di mammiferi marini, 48 di squali, oltre a 1.289 specie vegetali marine. Nel 2009 sono stati compiuti oltre 100 interventi per oil spill (rilascio di
petrolio) superiori alle 500 tonnellate, un record per gli ultimi anni.
La media annuale di spill superiori a 500 tonnellate si aggira per il nostro bacino sulle 21.000 tonnellate annue. Negli ultimi 20 anni, oltre 600.000 tonnellate di idrocarburi sono state sversate nel Mediterraneo in seguito a tre soli incidenti, per un totale del 75% della quantità totale (Cavo Cambanos nel 1981, Sea Spirit ed Hesperus nel 1990, Haven nel 1991). Quindi chi parla di incidenti alle piattaforme rari e poco onerosi per l’ecosistema, mente sapendo di mentire.
Ogni anno, nel mondo, accade un incidente ad una piattaforma.
Spesso questi avvenimenti restano nell’ombra e passano sotto silenzio per via dell’enorme potenza economica espressa dalle compagnie petrolifere. Ne ricordiamo alcuni.
2007, Usumacinta, Golfo del Messico. Scoppio di pozzo petrolifero marino: 22 morti
2007, Habei Spirit. La petroliera urta un’altra imbarcazione. Le sue cisterne liberano 10.000 tonnellate di greggio vicino a una delle più importanti aree naturali coreane: 5 morti
2002, Prestige. Dopo l’incidente, Francia e Spagna bandiscono immediatamente dalle loro acque territoriali le navi a scafo singolo.
1999, Erika. Affonda al largo della Francia, con conseguente grave inquinamento delle coste. L’Europa adotta misure severe per la sicurezza del trasporto marittimo.
1991, Haven. Si incendia e poi affonda la petroliera battente bandiera liberiana, con un carico di 144mila tonnellate di greggio iraniano vicino alle coste liguri il cui risarcimento danni è ancora da definire (si parla di 60 milioni di euro contro un danno effettivo di 600).
1989, Exxon Valdez. Le 40.000 tonnellate di greggio del naufragio in Alaska aggrediscono un’oasi di biodiversità. Gli Stati Uniti fissano con la Oil Pollution Act norme durissime, il naviglio monoscafo è bandito dalle coste statunitensi.

1988, Piper Alpha, Regno Unito. Esplosione di piattaforma marina: 167 morti
1986, Brent Field Chinook Helicopter, Mare del Nord. Scontro di elicotteri e piattaforme marine: 45 morti
1983, Glomar Java Sea Drillship, Cina. Affondamento di piattaforma durante tempesta marina: 81 morti
1982 Ocean Ranger, Oceano Atlantico. Rovesciamento di piattaforma marina: 84 morti
1980, Alexander Kielland, Norvegia. Rovesciamento di piattaforma petrolifera: 123 morti
1979, Atlantic Express. Questa petroliera greca rilascia 300mila tonnellate di greggio al largo di Trinidad e Tobago. È il maggiore disastro di questo genere.
1978, Amoco Cadiz. Affonda con 223mila tonnellate di greggio in Bretagna. L’Europa capisce che le sue coste sono a rischio.
Cosa sarebbe successo se un incidente come la Deepwater Horizon fosse accaduto nel Mediterraneo?
Il mare Adriatico è il mare che ha la più alta presenza di piattaforme ed è il mare che fornisce più della metà del pescato nazionale. L’inquinamento, già catastrofico sulle coste atlantiche, sarebbe risultato decisamente drammmatico. A parte le conseguenze prettamente ambientali di un incidente del genere, non è da escludere che difficoltà di gestione dell’incidente simili a quelli sorti nel Golfo del Messico potessero ripresentarsi anche in Italia e altri Paesi del Mediterraneo.
Mare che viene attraversato da più del 20% degli idrocarburi imbarcati sul naviglio petrolifero mondiale, una flotta di ben 3.400 navi. Già, perché il nostro mare è ormai come un’autostrada in cui l’ora di punta non finisce mai.
In più in acqua finiscono annualmente tra 100 e 150mila tonnellate di petrolio, così, senza bisogno di alcun disastro. Una quantità pari alla portata della superpetroliera Haven, che nel 1994, carica di 140mila tonnellate di olio combustibile pesante di provenienza iraniana, si incendiò di fronte alla costa ligure. Se poi si considera che l’inquinamento dovuto al trasporto marittimo è solo il 35 per cento del totale, la quantità di idrocarburi che entra in acqua diventa colossale. Il mare impiega almeno 80 anni perché gli strati superficiali si rinnovino. Di questo bacino, l’Italia è la piazza del mercato, il bazar, il raccordo con l’Europa.

L’Italia è uno dei maggiori centri di trasformazione dei prodotti petroliferi. Con 17 grandi raffinerie e 14 porti petroliferi, siamo i primi d’Europa. La metà del greggio destinato al bacino del Mediterraneo viene scaricata in Italia per essere poi esportata in Europa. Attraverso gli oleodotti italiani scorrono più di 100 milioni di tonnellate di petrolio all’anno. Ecco perché siamo un paese ad alto rischio di incidente.

E' questo quello che vogliamo lasciare ai nostri figli? La Puglia malgrado negli ultimi decenni abbia puntato su di uno sviluppo che oggi potremmo definire avveniristico dovrà suo malgrado fare i conti con il petrolio? Ci aspettiamo delle risposte. Le tematiche ambientali oggi più che mai sono e saranno la cartina tornasole dello stato reale della democrazia e di un futuro improntato sulla libera circolazione delle conoscenze, che si contrapporranno inevitabilmente contro i grandi monopoli e quindi i grandi centri di potere, che sono poi i grandi inquinatori.
Chiediamo, pertanto, al ministro Prestigiacomo (che con la sua famiglia detiene il 52.7% di aziende del petrolchimico) che possa arrestare la conquista indiscriminata dei nostri territori da parte delle industrie del petrolio a favore di una capacità strategica di mettere in rete l’innovazione tecnologica riguardo le fonti rinnovabili; cambiando il modello di sviluppo promuovendo la partecipazione delle persone nelle scelte che riguardano l’ambiente, le infrastrutture, i beni comuni, incentivando pratiche produttive, industriali ed agronomiche, rispettose dell’ambiente, orientate verso obiettivi di qualità, verso il benessere delle persone e delle comunità.

Commenti 

 
#3 Roberto. 2010-05-05 22:07
Brava annalisa tu sì che sei una cittadina sveglia. Brava hai capito tutto, continua così.
Al prossimo comunicato.
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#2 annalisa 2010-05-04 19:22
scritto da un ingegnere o meglio da uno di noi che sa davvero cosa vuol dire la questione petrolio ma che grazie alle sue competenze nel settore e alla sua alta formazione sta facendo tanto per fare si che questo problema venga risolto e venga preso a cuore da tutti noi che rimaniamo lì in un angolo senza far nulla!grazie giuseppe tu si che sei il nostro orgoglio continua così bravo!!
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#1 uno dei tanti!!! 2010-05-04 14:17
ciao ragazzi ,bhe siamo alle solite ,fanno tutto quello che vogliono !!!ma quando capiremo che noi dobbiamo protestare molto intensamente no le solite manifestazioni dove i nostri politici si vengono a mettere in mostra!!!!litalia un paese democratico e libero stronzate!!!!la svizzera e un paese civile e democratica .qua e il popolo sovrano decide il popopo noi come popolo italiano abbiamo solo la facolta du decidere chi ci rubera x i prossimi 5 anni che delusione!!!!!
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