Venerdì 18 Maggio 2012
   
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L'URLO DELL'ULIVO E L'ABBANDONO DELLA TERRA

Ulivo_secco_dopo_uno_spostamento_autorizzato_cr Gentile Redazione,

grazie alla foto ”urlo” dell’ulivo dei fratelli Giancarlo e Josè Carlos Bellantuono, recentemente esposta presso la libreria Laterza di Bari, e non solo lì, gli ulivi del Sudest barese cominciano a “muoversi”. Un movimento artistico in progress, sapientemente generato dalla loro eclettica attività fotografica applicata alla divulgazione della mostruosa bellezza di un albero secolare incomparabile di cui è ricco il nostro territorio. Un clic magistrale capace di videotrasformare in autentici capolavori i soggetti più rappresentativi e longevi attraverso un’estenuante e incessante ricerca sul campo. Ad onore del vero tanti poveri ulivi di questa terra, prima ancora di meritare quella lodevole e raffinata movenza, hanno subìto un altro tipo di trasferimento, quello reale per mano di spregiudicati ricettatori. Che, in spregio dell’integrità ambientale, ne hanno fatto un indecoroso, sfacciato mercato clandestino. Ancora oggi, nonostante il loro divieto di estirpazione, imposto da una recente legge regionale, sulle strade meno trafficate si ha modo d’imbattersi, specialmente di notte, in Tir carichi di piante prima capitozzate e poi sradicate dal loro sito naturale che le trasportano per essere trapiantate nelle ville di alcune regioni del Nord Italia. Allo scopo di soddisfare la vista e di materializzare i ricordi di vacanzieri benestanti che magari hanno trascorso le loro ferie nei lussuosi resort agrituristici distribuiti ormai nella piana olivetata vegetante da Polignano a San Vito dei Normanni. Dev’essere proprio triste, per un passeggero pensieroso seduto sul sedile posteriore di un’automobile, viaggiare e osservare lateralmente come scorrono veloci gli ulivi in senso contrario. Anche questa sensazione sembra un allucinante movimento all’indietro di questi monumenti vivi e vegeti, come se volessero urlare e fuggire per la paura dal loro naturale habitat, là collocati in pianta stabile da madre natura. Nella Grecia antica vigeva la pena di morte per chi osava abbattere un ulivo secolare, in quella stessa Grecia che oggi soffre una spaventosa crisi economica e che, nonostante tutto, continua a tutelare al meglio la sua agricoltura. La vita stessa degli abitanti dell’area mediterranea è sempre dipesa dalla coltura degli ulivi e da tutti i movimenti socio-economici che gli giravano intorno. Gli operatori turistici, per attirare i vacanzieri, pubblicizzano giustamente il nostro ambiente mostrando un mare cristallino, prodotti ortofrutticoli provenienti da coltura biologica, carni e salumi Dop, derivati lattiero-caseari genuini e grandi vini Doc che, ormai, non hanno proprio nulla da invidiare ad altre regioni. Stranamente, però, la politica nazionale sembra ignorare il crescente fenomeno dell’abbandono delle terre da parte dei giovani a causa della giustificabile rinuncia alla coltivazione degli uliveti secolari, giacché i prezzi alla produzione delle olive non risultano più remunerativi. Si può vivere invocando soltanto movimenti artistico-culturali, istituzioni di parchi letterari, attività turistico-commerciali usa e getta senza un’adeguata opera di tutela dei nostri uliveti e in assenza di una specifica legislazione di sostegno di questo importante settore economico? No, non si può! Il movimento della conoscenza, intrapreso dai due coraggiosi fotografi monopolitani e la propaganda turistica terra-mare nel nostro Sud, servono. E come se servono! Ma, se non si pone un freno reale a quei serpeggianti movimenti disgregatori del nostro ambiente agricolo con riferimento soprattutto agli “spostamenti autorizzati” degli ulivi secolari, e non urlare più allo scandalo in qualsiasi maniera, credo che quel “traffico” avverso non si arresterà mai.

Cordiali saluti,

Franco Muolo

Commenti 

 
#7 Franco Muolo 2010-05-30 12:24
Infatti, caro Michelangelo, ho nominato le cooperative degli ulivicoltori. Ma nel nostro territorio ci sono anche singoli frantoiani seri che moliscono olive raccolte nei propri uliveti dove si produce rigorosamente a freddo ancora quell'olio cosiddetto di prima spremitura che fa veramente miracoli, se unito a bruschette e "incapriate". Avverto, però, che una volta assaggiate quelle sublimi leccornie, difficilmente si ritornerà a comprare olio del supermercato. Che sarà pure buono come dicono i pubblicitari, ma affermare che sia gustoso come quello dei diretti coltivatori ce ne corre. Saluti
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#6 Michelangelo Montanar 2010-05-30 03:48
E soprattutto, caro Franco, non compriamo l'olio del supermercato ma quello prodotto a Monopoli, che sicuramente è migliore.
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#5 Franco Muolo 2010-05-30 02:22
Quello di Angelo è un vero e proprio urlo di dolore che solo chi esercita l'attività olivicola percepisce a fondo. A lui, e a tutti quegli agricoltori che coraggiosamente riescono ancora a mantenere vivi e vegeti tali monumenti della natura, va tutta la mia solidarietà. Vorrei suggerire a tutti, donne e uomini, giovani e anziani: quando versate un filo d'olio extravergine d'oliva per condire l'insalata, pensate per un istante a quanti sacrifici sono stati sofferti per produrre il contenuto di una bottiglia da litro. Cinque chili di olive delle migliori annate dei nostri uliveti secolari servono per produrre quel litro d'olio, e le nostre cooperative fanno i salti mortali per venderlo a soli 4 euro, mentre in Toscana e nella Liguria la stessa quantità non costa meno di 10/12 euro. Facciamoci la scorta per tutto l'anno, come saggiamente facevano gli antichi: sono sicuro che contribuiremo nel nostro piccolo a salvare i nostri uliveti.
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#4 angelo vito lamanna 2010-05-29 22:51
signori fate presto, fate quello che volete, quello che potete, ma fatelo subito.
non importa di che colore politico siete, ma fate presto.
in un altro spazio c'è un documento redatto da agricoltori che la redazione ha avuto l'attenzione di pubblicare, leggetelo vi prego, leggetelo in tanti, leggetelo con attenzione.
è l'ennesimo grido di dolore che non ferma l'agonia delle aziende agricole, continuano a cadere l'una dopo l'altra ma nessuno se ne accorge.
continuano a morire quelle aziende che hanno costruito e tutelato quel paesaggio che voi tanto enfatizzate, noi agricoltori non siamo solo imprenditori, siamo anche i manutentori del territorio e del paesaggio.
non sono catastrofista, anzi, non sto drammatizzando, anzi, non sono pessimista anzi, sto solo dando voce a chi voce non ha, noi, gli agricoltori, aiutateci, fate presto, il tempo stringe, sta finendo....
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#3 Franco Muolo 2010-05-29 13:32
x allergico: conosco e apprezzo la pittura di Renato Balsamo, e considero il suo meraviglioso "ulivo di Puglia" come un altro grande "urlo" a favore della conoscenza del problema che oggi attanaglia i nostri uliveti secolari. Grazie per averne ricordato la sua esposizione avvenuta al castello di Carlo V circa un anno fa.
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#2 rifondazione-monopoli 2010-05-28 23:23
Parole sante Franco!... bisogna gridare allo scandalo ma, contemporaneamente, spingere per la creazione di vere e proprie economie. Su questo anche la Regione deve accelerare in pragmatismo. Difendere gli ulivi significa costruire non solo un forte movimento turistico (e culturale) attorno, ma nache fare in modo che gli agricoltori che li possiedono possano camparci... prodotti e marchi certificati, filiere produttive sono quanto mai indispensabili prima che il mercato strangoli tutto, i nostri agricoltori gridano aiuto e non sempre, a livello locale, sono in buone mani o hanno la forza di cambiare.
Laddove le filiere non si creano da sole, dovrebbero essere incentivate dall'alto... e questa sarebbe un azione politica con la P maiuscola.
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#1 allergico 2010-05-28 18:59
l'anno scorso al castello c'era una mostra di pittura del maestro Balsamo sugli ulivi, che con tutto il rispetto non ha nulla a che vedere con quella fotografica di Bellantuono. Solo che in pochi se la sono goduta........
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