ci rivolgiamo a Lei che con grande impegno si sta prodigando, nei giorni del ricordo e della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, per richiamare il Paese tutto ai valori dell’unità e della solidarietà che hanno ispirato ed animato tanti e tante che si sono battuti per una comunità nazionale giusta ed equa.
Obiettivi cui, in epoche ed in condizioni diverse, in un percorso lungo e contraddittorio, intere generazioni si sono spese con convinzione e sacrificio.
Fra tutte ci piace ricordare le masse dei contadini meridionali che, animando per decenni, le lotte contro il latifondo e per la Riforma Agraria, spesso con il sacrificio della vita, hanno contribuito a far uscire il Paese dal Medioevo delle baronie e dell’arretratezza per aprire la strada alla democrazia.
Oggi Lei è in Sicilia per ricordare l’avventura Garibaldina, nel mezzo di una crisi drammatica che sta colpendo le campagne italiane tutte ma che nel Sud Italia sta determinando, ormai, una situazione insostenibile di sofferenza. Le aziende agricole di vaste aree delle regioni meridionali, per decenni vanto e pilastro della nostra economia nazionale e garanzia di tenuta sociale e cemento culturale per i nostri territori, sono ridotte a non poter più affrontare l’ordinaria attività di produzione, producendo ovunque perdita di lavoro, desertificazione di attività nelle aree rurali, impoverimento sociale, economico e culturale. I dati ufficiali dicono che il 50% delle nostre aziende è a rischio di chiusura.
E’ una situazione che viene dalle scelte economiche e politiche, che chiama alla responsabilità tutta la classe politica e dirigente e ci consegna un quadro desolante nella brutalità dei suoi esiti; gli agricoltori meridionali, che hanno realizzato grandi investimenti in processo e prodotto per farsi trovare pronti all’appuntamento con la tanto sbandierata globalizzazione dei mercati, hanno visto tradite tutte le promesse di un futuro radioso di opportunità: nessun investimento realizzato a costo di indebitare tutta la famiglia è remunerato dagli andamenti del mercato da ormai oltre un decennio.
Le nostre aziende sonno travolte da una situazione che sarebbe stata insostenibile per chiunque altro.
Le aziende agricole, però, non falliscono! Chi sta sulla terra non può abbandonarla, non può fare giochetti per azzerare i debiti con qualche prestanome o ripulirsi il nome cambiando intestazione alla società. Rimanere sulla terra, oggi, significa essere esposto ad ogni speculatore, mafioso ed usuraio
pronto ad approfittarne.
Le aziende meridionali che non riescono più a realizzare reddito dalla propria attività e sono colpite da atti esecutivi, ingiunzioni, sequestri non possono più accedere al credito. I veri proprietari delle terre degli agricoltori meridionali, ormai, sono le banche, quelle stesse banche sempre pronte ad assicurare
risorse finanziarie a chi specula sul lavoro degli agricoltori (chi può dimenticarsi di Tanzi e della Parmalat?) ma sempre solerti nel ricordarci che ci sono i vincoli di Basilea2 quando ci fanno gli atti di rientro mettendo le mani sulle nostre terre. Il latifondo bancario è il nuovo volto della controriforma che avanza nelle campagne meridionali e che, espropriando la terra ed i beni agli agricoltori, compie un vero e proprio ribaltamento di quella che fu la Riforma Agraria conquistata con le lotte per le terre e che si costituì come uno dei tasselli fondamentali del cemento dell’unità nazionale.
Oggi più che mai sarebbe il momento di invertire la direzione di marcia che ci porta al baratro della chiusura delle aziende. Oggi sarebbe il tempo di una vera e propria nuova Riforma Agraria che rimetta al centro i diritti del lavoro, degli agricoltori e dei cittadini, occorre andare verso la Sovranità
Alimentare, restituendo il diritto agli agricoltori di produrre ed ai cittadini di accedere al consumo del cibo scegliendo chi, cosa, come e per chi produrlo
E’ questo l’obiettivo cui un largo e forte movimento di agricoltori meridionali, plurale e partecipato, sta lavorando ormai da tempo, registrando un consenso sociale crescente non solo fra gli agricoltori o quanti lavorano la terra ma, anche, di cittadini, intellettuali, operai.
È con questo spirito che qualche mese fa dalla Sicilia, 150 anni dopo l’avventura garibaldina, un’altra marcia ha risalito la penisola.
Con centinaia di agricoltori, muovendo dalla centro della Sicilia con i nostri trattori, insieme con i colleghi lucani, pugliesi, campani, abruzzesi, laziali, sardi e delle altre regioni centromeridionali, percorrendo migliaia di chilometri ed a costo di grandi sacrifici siamo arrivati a Roma per portare la richiesta forte del cambio di rotta, di aprire una nuova stagione di Riforme, di varare misure urgenti per tutelare le aziende agricole, il patrimonio di culture e di lavoro che per secoli hanno garantito.
Siamo sempre più convinti che la nostra battaglia non ha nulla di corporativo ma, al contrario, difendere i nostri territori e le loro aree rurali è compito di tutti; del resto attorno alle richieste di quel movimento centinaia di consigli comunali, decine di consigli provinciali, ben sette regioni hanno espresso sostegno chiedendo che il Parlamento ed il Governo nazionale riconoscano lo stato di crisi nelle campagne meridionali (ma non solo) e diano risposte investendo l’UE della necessità di adottare provvedimenti straordinari.
Eppure ad oggi, non abbiamo ottenuto alcuna risposta degna dei problemi che abbiamo posto, solo “pacche sulla spalla” di solidarietà ma non è questo che ci aspettiamo dalle istituzioni.
Ci aspettiamo la responsabilità ed il coraggio di assumere scelte e dare risposte, tanto più urgenti proprio per la crisi economica e finanziaria che esplode nell’Area Mediterranea e di cui la crisi del modello agroalimentare di produzione e consumo è parte fondamentale.
Ci rivolgiamo a Lei, dopo aver interloquito con tante istituzioni in questi mesi, per far sentire la Sua voce a difesa di quel patrimonio imprescindibile per il Paese che sono le aziende meridionali e perché agli agricoltori vengano date delle risposte.
In una riunione della Consulta Agricola della Conferenza Stato Regioni a circa dieci giorni dal voto regionale gli Assessori regionali all’Agricoltura (di tutti gli orientamenti politici) si sono espressi unitariamente perché alla richiesta avanzata al Governo Nazionale di riconoscere lo Stato di Crisi da loro dichiarato vengano date risposte univoche e rapide. Stiamo ancora aspettando mentre le aziende chiudono e soffrono e con loro migliaia di famiglie e centinaia di migliaia di lavoratori.
Lei si reca a Marsala e nel Trapanese, che nei mesi scorsi hanno conosciuto e stanno ancora conoscendo larghe e decise mobilitazioni di sindaci ed agricoltori contro la crisi, tanto forti che la Regione Sicilia, per prima e con merito, ha adottato lo Stato di crisi chiedendo misure straordinarie.
A questi agricoltori, lavoratori, cittadini esponenti istituzionali del territorio vanno date risposte, non è più possibile rimandare o tergiversare.
Le chiediamo di incontrarci per poterLe portare i documenti, le proposte, le migliaia di attestati di solidarietà e gli atti istituzionali di sostegno alle richieste degli agricoltori meridionali in mobilitazione.
Le chiediamo di voler riconoscere ed accogliere lo sforzo di quanto si stanno battendo per non essere cacciati dalla terra, quella terra per cui le generazioni che ci hanno preceduto si sono battuti, che noi oggi gestiamo per conto di tutti e che è la condizione fisica e materiale per assicurare la tenuta delle nostre comunità.
Le chiediamo di interessare il Parlamento ed il Governo presso cui sono depositate e formalizzare le richieste perché venga messo al’odg il dibattito sulle misure per uscire dalla crisi agricola e rilanciare la Riforma anche per evitare che nel silenzio si consumi un dramma sociale pesante o, come è sempre più possibile, esplodano reazioni incontrollate.
Le auguriamo una buona permanenza in Sicilia, guardando a Lei con fiducia e rispetto per l’impegno a richiamarci tutti ai valori di solidarietà e giustizia
Tano Malannino - Agricoltore Siciliano, Presidente di Altragricoltura a nome di
Altragricoltura e del Campo Base - Coordinamento Comitati degli Agricoltori
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evidentemente a monopoli lo stato dell'agricoltura non interessa più nemmeno gli agricoltori.