Venerdì 18 Maggio 2012
   
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CENTRO TRASFUSIONALE : CHIUSURA?

IMG_0999Da tempo ormai, ricorrono  voci sulla presunta chiusura del Servizio Trasfusionale del San Giacomo. 
Il lavoro negli  ultimi tre anni si è quadruplicato. Il Centro non ce la fa. E la crisi si avverte sempre più forte. 
Il San Giacomo, da sempre in preda al delirio disorganizzativo, dimostra ancora una volta la sua inefficienza coordinativa.
Nessuna strutturazione. Una incapacità logistica e dirigenziale che lascia nel degrado e nella confusione uno dei reparti basilari del Nosocomio.

100 pazienti al giorno, 20 donazioni, 2 medici precari, due tecnici (dei quali uno prossimo alla pensione) e 2 infermieri, sono i numeri con i quali il nostro C.T. deve giocare la partita della salute. E’ evidente che solo l’impegno e la volontà di pochi, possono tenere in piedi un servizio pubblico fondamentale, dal quale diverse realtà sanitarie, succhiano sangue e fatica.

Abbiamo interpellato in proposito il dott. Antoncecchi, primario del Centro:
“La situazione non è semplice. E’ evidente una mancanza di mezzi e di strutture. Difficile andare avanti in queste condizioni.”- posate le dichiarazioni, ma a parlare sono gli occhi avviliti e stanchi.

La considerazione del Prof. Angelo Giangrande ( presidente comitato sanitario cittadino) è dura:
“Da anni il nostro ospedale versa in condizioni di grande disagio. La questione del Centro Trasfusionale non è una novità. Ma a preoccuparmi non sono solo le strutture. Sarebbe ora che si nominasse del personale competente e qualificato, che da tempo manca nell’intero nosocomio.
Non è solo un problema di organizzazione e di quantità del servizio e del personale, è soprattutto un problema di qualità. Abbiamo più volte sollevato la questione. I servizi sono tanti e con grandi lacune. Inaccettabile per quello che dovrebbe essere un ospedale di eccellenza!”

Ti accorgi immediatamente che il San Giacomo di eccellenza ha ben poco. E per verificare le condizioni del C.T. decidiamo di fare una passeggiata nella struttura che lo ospita: un locale distaccato dal nosocomio,ex dispensario per i malati di tubercolosi. Una struttura degli anni venti. E già questo è un bel programma.
Questa struttura ospita in 4 stanze ed un piccolo corridoio, una sala d’attesa, una sala per i prelievi e due piccole per le terapie. Nessun confort né per i malati, né per i donatori. Nessuna uscita di sicurezza, per fortuna barriere architettoniche abbattute. Un condizionatore nella sala d’attesa.
In questi piccolissimi locali la violazione delle norme igienico sanitarie è quasi obbligatoria: malati e donatori sani si ammassano e si mescolano. Trasfusioni e prelievi a pochi metri l’uno dall’altro.
La calca al mattino comincia dalle cinque, quando i primi vecchietti che fanno terapia si appostano dietro il portone per evitare di arrivare “troppo tardi”.
I laboratori, che dovrebbero tempestivamente analizzare il sangue prelevato, catalogarlo e conservarlo, si trovano al piano terra del San Giacomo. Il sangue prelevato e da utilizzare in terapia, viaggia quindi ordinariamente avanti e dietro da una struttura all’altra.

Andare avanti è veramente dura. ANT, U.O. di Rianimazione, 118 ( a corto di personale medico, che lavora con la “reperibilità”), ospedali Limitrofi, pazienti sottoposti a terapia anticoagualante, e tante tante altre realtà dipendono dall’efficienza e la tempestività del servizio trasfusionale.

Ma chi vive dietro le scrivanie spesso guarda la realtà filtrata da lenti del benessere, che rendono  l’evidente degrado accettabile ed ovattato.

E pensare che proprio alle spalle dei laboratori del C.T. esistono ben tre locali, grandi , arieggiati, dotati di tutti i confort e destinati a diventare centro prelievi. Una boccata d’ossigeno per gli operatori, i donatori ed i pazienti del centro. Una speranza che lasciava aperto il grande problema dell’insufficienza del personale (che doveva a quel punto almeno raddoppiare per coprire il minimo indispensabile), ma che comunque costituiva un passo avanti nella conquista di una decenza sanitaria. Un miraggio scomparso, quando dalla direzione hanno comunicato che per eseguire i lavori ai piani superiori del nosocomio le impalcature renderanno inagibili proprio quei locali. Nessun’altra struttura per il C.T. almeno fino alla fine di questi nuovi lavori. Tutto torna al punto di partenza. Intanto l’estate avanza e le richieste aumentano.  
Per ora il Centro Trasfusionale non chiuderà, grazie all’impegno di pochi, ma aspettiamoci l’inevitabile.

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