Lunedì 21 Maggio 2012
   
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IL PARCO DI TUCCI E' VIVO (NONOSTANTE TUTTO)

Parco_di_Tucci_ingresso_ipogeo_cr Gentile Redazione,

tra le nostre cento contrade, le cento chiese e altrettanti itinerari turistici, c’è la prima strada dell’agro omonima di una piacevole località, Parco di Tucci, collegante le antiche vie Baione e Mozzo (le sole che una volta mettevano in comunicazione la città di Monopoli, rispettivamente, con Polignano e Conversano) a disposizione dei viandanti provenienti da nord alla “conquista” delle prime propaggini collinari.

Cinquant’anni fa, quando non esisteva la zona industriale, né l’ultima tangenziale alla statale 16, la si poteva imboccare svoltando nei pressi della masseria Femmina Morta di Baione. Fregiata sulla destra da preziosi ulivi secolari (tuttora vivi e vegeti) e, sulla sinistra, dall’area militare depositi carburanti Cervina in via di dismissione. Ho aspettato tutto questo tempo prima di scattare foto proibite a tutela del segreto sito. La prima tratta, della lunghezza di circa un chilometro oggi “incastrata” sullo svincolo della superstrada, costituisce l’accesso centrale alla zona industriale. Non si è mai capito perché finora nessuna civica amministrazione abbia mai adeguato e allargato quel breve percorso.

Per riprendere il tragitto verso la collina, bisognerebbe girare prima a sinistra e poi a destra sul semiperimetro ovest del grande svincolo sovrapassante la statale 16. Chi, percorrendo l’Adriatica verso sud, si volesse immettere per raggiungere la zona collinare (che offre al viaggiatore una dolce e bucolica visione), dovrebbe svoltare a destra, utilizzando l’incrocio precedente che serve ora tutta la zona a monte, già immaginata dal vecchio Prg come idonea all’ampliamento dell’area produttiva. Previsione incredibilmente non confermata dal nuovo Pug, che  preferisce l’espansione in direzione del centro abitato. Si continua percorrendo la vecchia strada prima in piano e poi in una dolce e sinuosa salita.

A destra e a sinistra si vedevano tanti (oggi molto meno) verdeggianti orti coltivati a peperoni, patate, insalate verdi e rosse, pomodori, melanzane, fagiolini, zucchine, cetrioli, barattieri, meloni gialli e quelli retati, e un brulichio di coltivatori diretti che non disdegnavano di vendere sul posto le loro fragranti primizie. Più su, alcune villette di pochi coraggiosi che avevano intuito il posto ideale per viverci tutto l’anno. Al centro del Parco di Tucci, una masseria omonima, altrimenti detta Tutto Moneta, con entrostante frantoio artigianale e antico ipogeo per la molitura diretta a freddo di olive rigorosamente brucate a mano. E’ diventato nel tempo un Davide di fronte al Golia degli Oleifici italiani, impiantati proprio nel mezzo di quei pregiati uliveti secolari della sottostante zona industriale (attualmente convertiti in un megaimpianto della Ital Green atto alla produzione di elettricità da biomasse).

La continua metamorfosi avanza di pari passo con la grave crisi agricola. Vale a dire che la pretesa, negli anni Ottanta, di produrre olio italiano soltanto collocando uno dei più grandi oleifici d’Europa nel mezzo dei nostri uliveti monumentali, sembra sia miseramente fallita. Purtroppo non è progredita la nostra agricoltura giacché non è ancora invalsa nel consumatore la scelta della qualità dei prodotti a chilometri-zero. Intanto, Parco di Tucci e la sua omonima e tranquilla strada di accesso, gli orti, le abitazioni da viverci tutto l’anno, la masseria tipica col suo “trappeto” artigianale e l’ipogeo, continuano a esistere. Nonostante tutto!

Cordiali saluti,

Franco Muolo

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