Minacciati di querela da parte del coordinatore
Eugenio Lombardi per aver rivelato la verità.
I nostri lettori di vecchia data ricorderanno quanto avevamo scritto nell’articolo “Costituito tra le polemiche l’Ecomuseo della Valle d’Itria”, un ente al quale avrebbe dovuto aderire anche il Comune di Monopoli insieme con altri cinque comuni viciniori.
L’inaugurazione si tenne a Locorotondo. Delle testate monopolitane era presente solo la nostra. Il giorno dopo, quindi, nessuno a Monopoli sapeva quello che era accaduto. Noi cercammo di raccontarlo e per questo fummo minacciati di querela da parte del coordinatore Eugenio Lombardi.
Qualcosa non andava in quella storia, e lo denunciammo, paventando l’ennesimo pasticcio amministrativo. A distanza di mesi, possiamo dire che avevamo visto giusto. Ora anche i partiti di opposizione vogliono vederci chiaro, e hanno proposto un’interrogazione consiliare.
CHE COSA ACCADDE QUELLA SERA?
Proponiamo un articolo scritto da Alessandra Neglia sul periodico on line “The new deal magazine” che descrive nei dettagli quello che avvenne quella sera (e che a Monopoli è passato sotto silenzio):
«Sono stati giorni difficili questi per l’Ecomuseo della Valle d’Itria. Qualche giorno fa il sindaco di Cisternino, Mario Luigi Convertini, ha minacciato la ritirata del suo paese dall’accordo con le altre amministrazioni, perché stanco di sentire quelle che ha definito “accuse alle istituzioni” da parte del coordinatore del progetto, l’architetto Eugenio Lombardi. Convertini ha chiesto quindi un incontro tra i sindaci dei Comuni impegnati nell’ecomuseo; incontro che Giorgio Petrelli, sindaco del Comune capofila (Locorotondo), ha strategicamente convocato per giovedì 11 febbraio a Monopoli. Convertini in quella sede ha detto che, di fatto, si sta svuotando il ruolo degli enti del territorio, che invece devono essere protagonisti assoluti del progetto di ecomuseo, anche riguardo agli operatori, cioè a chi ha superato la selezione dopo il corso formativo. Qui sorge anche un’altra questione: è stato pubblicato un bando, al quale i ragazzi hanno partecipato sapendo di dover seguire un percorso formativo e poi essere sottoposti a una selezione. Ebbene, ciò che era stato scritto nel bando ha subìto, in corso d’opera, una netta modifica, tanto che dalla selezione di cinque (con una semplice tesina) si è passati a inglobare tutti i partecipanti nel progetto. Da quando sono avvenute le selezioni a oggi, il rapporto tra il coordinamento e le istituzioni si è fatto sempre più teso. Sono stati chiesti numerosi incontri fra tutti i gruppi eco-museali, ma tali incontri non sono mai avvenuti. Il percorso che ha portato alla formulazione dello statuto si è svolto via mail, in modo del tutto confuso. Infatti, a due giorni dalla firma, la bomba è esplosa. Convertini ha chiesto che fossero chiarite le “accuse alle istituzioni”, pena il suo ritiro dall’accordo fra gli amministratori del territorio, datato 26 gennaio. Ma in ballo c’è anche la destinazione dei 50.000 euro che
Convertini ha chiesto quindi un rinvio della costituzione dell’associazione tra gli operatori eco-museali, ritenuta troppo “frettolosa” visti i dubbi che ancora molti ragazzi nutrivano. Alla fine si è giunti a un accordo; un accordo più che altro di facciata, terminato con un riesame dell’intesa tra gli amministratori: la struttura tecnica sarà mantenuta per un anno, fino al 31 marzo 2011, quando si capirà se è il caso (o no) di andare avanti.
Con queste premesse, si è giunti al 13 febbraio, data fissata per la fatidica firma. Alle 18.00, ora d’inizio della manifestazione, alla quale erano presenti, oltre agli operatori eco-museali, gli amministratori dei Comuni di Alberobello, Cisternino, Fasano, Locorotondo, Martina Franca e Monopoli, l’assessore regionale all’Assetto del Territorio, Angela Barbanente, e il Consigliere regionale, Donato Pentassuglia, l’aria che si respirava nella sala di Villa Mitolo era pesantissima. Tutti erano turbati per le due ore di discussione che avevano preceduto la firma: due ore passate nel tentativo vano di sciogliere i dubbi e di cercare, apportando delle modifiche allo statuto, di arrivare a un compromesso tale da poter poi giungere unitariamente alla firma dell’atto. Tentativo vano, perché alle 18.00 i ragazzi, confrontandosi tra loro, erano ancora indecisi se firmare o no lo statuto, e gli amministratori s’intrattenevano in discussioni accesissime. I ragazzi lamentano principalmente due cose. La prima: la maniera con cui si è svolta la selezione (poi surclassata dalla volontà di un singolo). La seconda: il fatto che il loro dovrà essere un lavoro a titolo volontario, mentre il coordinatore prenderà, oltre ad un fisso, anche altri tipi di contributi, dei gettoni di presenza e così via. “Con Lombardi non si può parlare” ripetevano i ragazzi. “Abbiamo chiesto più volte un incontro chiarificatore, ma non c’è stato concesso”. La manifestazione si è aperta con netto ritardo, mentre ancora i ragazzi, fuori dalla sala, decidevano sul da farsi. Il consigliere regionale Donato Pentassuglia, che per tutta la serata aveva tentato di calmare gli animi, ha spiegato che la firma rappresentava semplicemente l’inizio di una procedura, l’avvio dei tempi necessari per regolare l’atto. Qualcuno si è convinto e ha finalmente occupato il suo posto, altri hanno continuato a discutere. Al momento della firma, Cisternino ha ripetuto la sua posizione: “Stasera Cisternino non firma perché non si ritiene soddisfatta dei risultanti raggiunti”. Ma anche da parte degli altri Comuni la partecipazione non è stata totale.
LA NOSTRA TESTIMONIANZA
Quella sera per il Comune di Monopoli c’era solo la consigliera Rosanna Perricci. Non era presente l’assessore alla cultura, né il sindaco di Monopoli. I ragazzi di Monopoli si rivolgevano all’avv. Perricci. Così lei decise di telefonare al sindaco, per ottenere istruzioni in merito. Il sindaco consigliò di non firmare l’atto costitutivo.
Nel frattempo il coordinatore Eugenio Lombardi rimaneva inflessibile con lo statuto sul tavolo, in attesa che i giovani – obtorto collo – lo firmassero.
Si trattò di una vera imposizione. Chi firmava era dentro, chi non firmava era fuori! Tutto questo in violazione di qualsiasi diritto dei ragazzi, poiché lo statuto proposto tutelava solo le pretese economiche del coordinatore, mentre riduceva a mero volontariato il lavoro dei giovani. Ciò in violazione di quanto prescritto dall’avviso di selezione pubblica.
E le istituzioni? Inerti, nonostante la palese violenza morale perpetrata nei confronti di giovani disoccupati, inesperti, e quindi privi di potere contrattuale.
Fu costituita così un’associazione privata nella quale il ruolo dei Comuni, che avrebbero dovuto essere protagonisti, era pressoché nullo. Un’associazione monocefala, in cui il fulcro di tutto ruotava attorno alla figura del coordinatore.
E intanto si trattava di un’iniziativa che aveva un costo: per le casse comunali di circa 25.000 euro annui (per Comune) e per le casse regionali di 50.000 euro. Per finanziare chi? Per finanziare cosa?
Intanto si è dimesso, pochi giorni fa, il referente locale dell’associazione, a seguito di contrasti con il coordinatore Eugenio Lombardi, ed è stata protocollata una diffida a carico del Comune di Monopoli per inadempienza.
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