Domenica 05 Febbraio 2012
   
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MINORI A RISCHIO. I DATI DI MONOPOLI.

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Maltrattamento e incompatibilità genitoriale.

 

Sembra una realtà lontana dalla nostra idea di città, ma la beata inconsapevolezza è destinata a schiantarsi sul portone di Palazzo San Giuseppe.

La nostra città non è un’isola felice.

Anche Monopoli conta i suoi bambini che non possono vivere in casa, con mamma e papà.

Piccoli uomini che, accompagnati da una valigia e dalla sentenza di un tribunale, si vestono di responsabilità e partono alla volta di posti più sicuri, dove troveranno degli estranei che, si spera, saranno buoni con loro.

Sono tecnicamente “minori a rischio”. Piccole gambe, qualche volta ammaccate, che non possono rimanere con chi – nel migliore dei casi – non sa e non può provvedere a loro.

“La nostra esperienza – dice l’assessore ai Servizi Sociali Campanelli – ci porta ad affermare che a Monopoli sono pochi i casi di maltrattamenti sulle donne e sugli uomini. I veri problemi sorgono quando i tribunali ci obbligano ad allontanare dalle famiglie i minori a rischio. Registriamo numerosi maltrattamenti su minori o situazioni d’incompatibilità del ruolo genitoriale”.

I dati.

Nei primi sei mesi del 2009 il Comune di Monopoli ha speso 32.000 euro per “interventi differibili”. Traducendo il termine tecnico, Monopoli ha presumibilmente speso 64.000 euro in un anno per mantenere i “minori a rischio”, bambini, in strutture di accoglienza, fuori dal nucleo familiare.

Gli allontanamenti dal nucleo familiare sono solitamente riconducibili a maltrattamento e violenza non sempre diretta, anche assistita (avvero situazioni familiari violente). Sono la soluzione estrema all’incapacità dei genitori di educare e mantenere economicamente la prole. Difficoltà affettive e relazionali di disadattamento.

Tra i minori coinvolti negli interventi differibili, anche i minori stranieri “non accompagnati”, con una media di 30-40 affidamenti fino a 10 anni fa. Oggi i dati parlano di una decina di affidamenti l’anno.

Nel 2006 in Puglia erano presenti 170 servizi residenziali, che ospitavano (secondo dati Istat) 1.175 minori. 1.340 bambini furono invece affidati ad altre famiglie.

Restringendo il raggio dell’analisi, passiamo ai dati che hanno caratterizzato il 2007 del Distretto della Corte d’Appello di Bari. Secondo dati Istat, si registravano nel distretto barese 921 limitazioni della patria potestà, 348 allontanamenti dalla residenza familiare e 61 decadenze della patria potestà.

Nello stesso periodo a Monopoli entrava in azione un progetto del Servizio Civile, mirato ad intervenire proprio nella situazione dei minori a rischio.

In particolare, il documento di analisi stilato per il progetto, evidenziava nel territorio monopolitano delle criticità in aumento, molto legate al cambiamento del concetto di famiglia e a situazioni di degrado economico e sociale.

Così recita il documento:

“Dall’esperienza quotidiana degli operatori impegnati nell’area minorile del Servizio Sociale del Comune di Monopoli, e degli altri attori sociali, si registrano tra gli altri alcuni fenomeni particolarmente preoccupanti:

• difficoltà sempre più accentuate nel dialogo fra genitori e figli, soprattutto preadolescenti e adolescenti;

• attenuazione o confusione dei ruoli all’interno del nucleo familiare. Si registra a tal proposito una più accentuata incapacità nei minori di interiorizzare le regole.

aumento delle separazioni molto conflittuali che coinvolgono sempre di più i minori, “utilizzati” quale arma di ricatto, perpetrato reciprocamente da entrambi i genitori;

• impoverimento e diminuzione degli spazi significativi di educazione e di socializzazione extrafamiliare;

• aumento significativo di fenomeni di leaderismo negativo (bullismo) ed abbassamento della soglia di età in cui si manifestano (negli ultimi anni alcuni casi si sono presentati anche nelle ultime classi della scuola elementare);

• aumento di minori preadolescenti che manifestano apertamente un disagio psichico, che a volte sfocia in disturbi nevrotici e psicotici;

• un generale cedimento della struttura valoriale in cui il preadolescente e l’adolescente possono inscrivere il proprio progetto di vita;

la stagnazione delle esperienze di affido familiare, attribuibile all’esiguità di famiglie disponibili a condurre quell’esperienza;

• aumento delle situazioni di degrado morale ed economico che porta al coinvolgimento di minori, a volte inconsapevole ma altre volte doloso, con conseguente segnalazione al Tribunale per i Minorenni ed emissione nella maggioranza dei casi di decreti di allontanamento dal nucleo famigliare;

• aumento del consumo di alcool e di altre sostanze, abitudini e stili di vita non adeguati che hanno portato ad un aumento di dispersione scolastica e di disagio mentale, relazionale e alimentare.

Chi denuncia:

La scuola, i vicini di casa, il medico, i conoscenti, il Tribunale dei minori, le forze dell’ordine. E, inaspettatamente, anche gli stessi genitori, consapevoli della gravità e della difficoltà della situazione.

Interventi:

A occuparsene sono i Servizi Sociali, che s’impegnano soprattutto nella prevenzione. Gli assistenti sociali tentano una riduzione dei casi di allontanamento dei giovani dall’ambiente familiare d’origine. Come? Con l’assistenza domiciliare assistita (intervento educativo mirato ad agire direttamente nell’ambiente familiare) e con gli interventi educativi nelle scuole e nelle agenzie di socializzazione. Più in generale, essi tentano un “recupero dei giovani”.

Commenti 

 
#1 Francesco Tamborrino 2010-07-13 04:09
Complimenti alla redazione per essersi occupata di questo tema, spesso ignorato dai più. Non sempre, infatti, si è a conoscenza delle tante iniziative attive sul territorio che meritoriamente operano in silenzio. Frequentando le aule del Tribunale per i Minorenni, mi sono accorto che i casi più problematici di abbandono sono proprio quelli in cui il minore ha una famiglia e non quelli in cui non ce l’ha. Strano a dirsi, ma l’incapacità dei genitori ad ammettere la propria incapacità o inadeguatezza spesso rende il tutto ancor più difficile per il minore. Quel che è certo è che un minore aiutato oggi sarà un uomo migliore domani.
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