Un originale dibattito in piazza Vittorio Emanuele II.
Sono tanti i motivi per cui gli studenti hanno voglia di protestare. I primi a essere danneggiati dalla finanziaria, in discussione in Parlamento, saranno proprio loro, a seguito dei tagli alla scuola. Si taglia sul futuro delle nuove generazioni.
Poi ci sono: la legge bavaglio, il tentativo di privatizzare l’acqua, il nucleare e la destinazione d’uso dei beni confiscati alla mafia.
Protestano d’estate, in un periodo in cui la scuola è chiusa; soprattutto protestano in piazza nel più civile dei modi, improvvisando un mini convegno/dibattito. E’ quello che è accaduto a Monopoli venerdì sera, 9 luglio.
Per la verità il distratto pubblico monopolitano, le mamme impegnate a sorvegliare i propri figli e gli anziani intenti a discutere dell’AC Monopoli hanno dedicato loro poca attenzione. Non importa. Questi giovani dimostrano molta più sensibilità dei propri genitori. In loro è riposta la speranza di un futuro migliore.
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Commenti
Sui "comizi". lo sa anche la prof, credo che sia inutile chiedere che qualcuno possa farsi avanti: rimarranno, com'è giusto che sia, chiacchiere tra ex liceali. Del resto... figurarsi chi se ne... importa.
Per quel che mi riguarda ho personalmente assistito a tante di quelle bassezze e strumentalizzazioni politiche da parte di colleghi della Leoci (nei confronti di ragazzini neanche maggiorenni) che quando me ne verrà chiesto conto saranno puntualmente rievocate. Fino ad allora rimarranno solo un ricordo dell'inequivocabile indegnità di chi quei comportamenti ha tenuto, da educatore, sul luogo di lavoro.
Dirò di più: poichè non ho mai pensato di avere il vangelo in tasca e ho quotidiane crisi di ignoranza, posso anche aver sbagliato: ma devono essere i miei ex alunni a dirlo, con moltissimi dei quali ho conservato rapporti di stima e di amicizia, indipendentemente dalle scelte politiche. A loro potrò anche chiedere scusa, ma non accetto prediche, nè tanto meno insulti da sconosciuti.
Andando all'incontro da cui é nata la querelle: venti ragazzi (ce n'era qualcuno in più), o dieci o cinque non hanno il sacrosanto diritto di incontrarsi, discutere, protestare? Stavano disturbando la quiete pubblica?
Era un incontro inter nos o inter loro? E allora? Bisogna necessariamente essere masse o folle oceaniche per protestare? Non é questa una strana idea di democrazia?
Per finire, una rassicurazione a chi (sempre con pseudonimo) mi ha definito fallita: lei,gentile anonimo, mi ha fatto davvero sorridere e dovrei anche ringraziarla, per questa ventata di allegria. Io davvero non so se nella mia vita ho realizzato qualcosa, forse Lei é proprio sicuro di aver fatto grandi cose... Io no. Però so che ho un sacco di amici (molti di destra), non sono più tanto giovane, ma continuo ad avere nella mia testa un sacco di progetti per il futuro. Lei é davvero una persona simpatica: ha avuto la facoltà di farmene fare altri, di farmi sognare e sorridere come una ragazzina. La devo ringraziare?
Gentile sig. Amodio, Lei fa di me l'emblema della docente di sinistra che strumentalizza i ragazzi. Io, per la verità , mi sono sempre chiesta perché se un docente é di sinistra, é a priori pericoloso e fa politica in classe; se di destra trattasi, sempre a priori, di docente professionalmente corretto. Vorrà essere così gentile da spiegarmelo?
Nella mia esperienza professionale mi sono trovata benissimo con colleghi di destra eo di sinistra: la stima fra di noi non é mai stata misurata in base alle scelte politiche. Poi ,ovviamente, ci sono docenti di sinistra(e di destra, o no?) non proprio raccomandabili: ma, mi creda, qui l'ideologia non c'entra, dipende dalla statura morale delle persone, e la responsabilità é sempre personale. Come per tutte le categorie. Lei mi accusa di essere stata in lista per ben due volte in partiti di sinistra: confesso, é vero. Ma é una colpa così grave? Cosa dovrei fare per mondarmi? Atto di pubblico pentimento?
Non va bene tutto purchessia... questa impostazione vetero sessantottina ha fatto gli anni suoi coi risultati di cui tutti siamo testimoni.
Le esperienze vanno fatte e vanno fatte consapevolmente non per gioco, non spinti da cattivi maestri, non tra una sbaciucchiata e l'altra. Questo modo naif d'intendere l'impegno civile non porta da nessuna parte e degrada lo stesso impegno. E soprattutto non dovrebbe essere consigliato alle giovani generazioni che devono ponderare, nei limiti del possibile, le loro scelte e i loro comportamenti. Sveglia!
In quei momenti, il ruolo degli adulti può essere più o meno positivo (personalmente, gradirei che gli adulti spronassero i più giovani a passare dalla protesta alla proposta, avendo ben chiari problemi e obiettivi), ma in definitiva è secondario: quello che più conta è la passione civile e la partecipazione non passiva, comunque si manifestino.
Ad alcuni commentatori, avendone constatato toni e argomentazioni, non posso fare a meno di dire di piantarla di farsela sotto per ogni voce fuori dal coro e di aggredire chi sostiene idee stravaganti o manifesta il proprio pensiero in maniera inusuale; e soprattutto li inviterei a rilassarsi, magari meditando sul noto aforisma (attribuito, forse erroneamente, a Voltaire, ma comunque condivisibile): "non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee".
Con l'età comincerai a comprendere, per ora cerca di non farti usare. Buona fortuna.
E tuttavia c'è chi strumentalizza questi problemi. Per esempio: la professoressa Lella Leoci. Sono decenni che è sempre "dalla parte dei giovani". E che cosa ha cambiato? Nulla. Solo e sempre demagogia sterile contro tutto e tutti. Sicuramente è una buona insegnante, ma politicamente una inconcludente maestrina.
Questo lo facciamo noi. O magari ci proviamo. E con noi quei ragazzi che si abbracciavano e si baciavano. Quelli che ridevano. Perchè magari non avranno avuto la piena consapevolezza del problema. Ma presto ce l'avranno. Perchè ognuno può coltivare la propria, personale e autonoma consapevolezza.
Stanno ammazzando il nostro futuro. Suona tanto come uno slogan. Vuoto e privo di fatti. Ma è vero. Ad ucciderlo sono le vostre stesse parole. Il disprezzo e la patina di pena sui vostri occhi quando vi guardate. Ad affossarci sono gli stessi che ci dicono "Noi abbiamo fatto il sessantotto". Gli stessi che furono costretti a sentirsi gettare addosso frasi come "Io ho fatto la resistenza".
Bene. Noi faremo il 2010. Senza rancore.
Il vero studente studia. Il vero studente si applica. Il vero studente, secondo alcuni, fa il suo mestiere nel momento in cui "Non pensa". Di certo sarà anche uno studente (se ci riferiamo all'eccezione comunemente diffusa di questi tempi del termine!) ma non è un cittadino. Quello che si è soliti dimenticare è che quella degli studenti non è una classe. Non una massa informe. Ma gli studenti sono una categoria trasversale. Ragazzi di destra. Ragazzi di sinistra. Figli di operai. Figli di dottori. Quello che però gli accomuna è l'essere cittadini. E il dovere di un cittadino socialmente utile è quello di pensare.
Ci si è domandati in questi ultimi mesi (e purtroppo solo in questi ultimi mesi!), in editoriali più o meno tendenziosi, dove siano i giovani. Io dico sicuramente non chiusi nelle loro stanze ad affannarsi sui libri. Quei "giovani" sono vecchi dentro. Il loro solo interesse è quello di prendere un buon voto al diploma, oppure di laurearsi al più presto. La loro speranza è quella di sfuggire alla malattia italiana del nostro secolo: Il precariato. Probabilmente ci riusciranno e troveranno un gran lavoro. Ma dov'è il desiderio di rendersi utili nel sociale? Quelli che voi chiamate veri studenti, responsabili e degni di attenzione, sono quelli che non cambieranno il sistema, che non ambiranno mai ad una società che li rispetti, li rappresenti, li faccia sentire partecipi.
Solo ora, alla mia età , percepisco appieno il tenore dei comportamenti di chi procaccia elettorato nelle scuole senza troppi scrupoli deontologici.
se gli studenti diligenti sono stati quelli come voi ora si capisce perchè andiamo a rotoli.