Giovedì 09 Febbraio 2012
   
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FABIO VONA GIUDICA LO STATO DELLE CAMPAGNE PUGLIESI

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(E parla pure di Cristo delle Zolle).

In un articolo pubblicato oggi sul Corriere del Mezzogiorno (il supplemento locale quotidiano del Corriere della Sera), il Dottor Fabio Vona (Sovraintendente dei Beni Artistici e Etnoantropologici della Puglia dal maggio 2008) ironizza in modo abbastanza duro sulla situazione in cui versano le campagne pugliesi, soffermandosi a parlare anche dell’Anfiteatro di Cristo delle Zolle.
Scrive Vona: "Vado in giro per le campagne di Monopoli, a piedi o in bicicletta, e scopro posti meravigliosi. Ma mi capita pure, e spesso, di trovare strade “sfigurate”, o perché si sono triturati i muretti a secco, oppure perché hanno costruito una villetta, o perché hanno spiantato degli ulivi. Sono luoghi fragilissimi. E’ facile tutelare la Basilica di San Nicola. Più difficile è tutelare un muretto a secco. Ed è un errore drammatico. Perché credo che l’anima della Puglia non sia solo nelle cattedrali, ma anche nei muretti a secco e negli ulivi e nelle stradine che rischiamo di perdere per sempre. E’ una campagna, quella pugliese che sembra naturale, ma che è invece artificiale, fatta di terra portata e di barriere per contenerla. Un sistema delicato costruito nel corso di centinaia di anni, in cui ogni generazione ha riparato le parti che crollavano, ne ha aggiunte altre, ha portato la terra dove le piogge le avevano portate via. Una cosa che non fa più nessuno. La distruzione delle campagne pugliesi – continua il dottor Vona –  è  il metro del nuovo che avanza e ci mostra tutta la difficoltà  del nostro presente a convivere con il passato. Può sembrare romantico, ma non è così. Si pensi ai frequenti disastri ambientali. Quando viene sconvolto il complicato sistema di convogliamento delle acque e dei muretti a secco, succedono cose poco belle, come l’alluvione di qualche anno fa a Monopoli. C’era una lama che canalizzava le acque in caso di piogge torrenziali. Ci costruirono dentro, tolsero muretti a secco e condotti, e quando arrivò la pioggia ci fu il disastro, per fortuna senza morti. L’acqua portò via persino le auto di una sala di ricevimenti che stava nei paraggi. Eppure basterebbe partire dal nome dei luoghi, nomi in cui, scrive Proust in un suo famoso romanzo, “si accumula il destino dei luoghi, che si disegnavano”. Il dottor Vona parla anche dell’Anfiteatro di Cristo delle Zolle, narrando la sua storia e ironizzando sul suo utilizzo attuale: "C’è un posto da queste parti che si chiama Cristo delle Zolle. E’ una grande chiesa di campagna, che venne costruita in opposizione al vescovo di Monopoli. E' per questo che volge le spalle alla città, con la facciata orientata alla campagna. Di fronte non aveva un sagrato, ma solo un campo di nuda terra, di zolle, da cui prende il nome. Qualche anno fa un architetto fantasioso non s’interrogò sul nome e sulla storia, e davanti alla facciata costruì l’anfiteatro, con la chiesa trasformata in un fondale per gli spettacoli teatrali estivi".
In questa parte dell’intervista il dottor Vano ricorda pure che le chiese barocche pugliesi, con il passare del tempo, lasciarono il posto ai lineamenti romanici e che frettolosi restauri annientarono le testimonianze barocche per sempre. Lo stesso Proust scrisse di distruzioni fatte da architetti miopi. Il parallelo con le storie di casa nostra è - da parte di Vano - puramente "voluto".

Commenti 

 
#2 Gianni 2010-08-21 12:54
Faccio i miei complimenti al Dott. Bona per le acute osservazioni sullo stato in cui versano, ormai, le nostre campagne e come non condividere lo scempio fatto a Cristo delle Zolle.
Ma è facile, da turista di passaggio, osservare senza conoscere.
Purtroppo i territori non sono fatti di sola flora e fauna con tutti gli annessi e connessi, ma anche di uomini che li abitano, ed il nostro è un territorio fortemente antropizzato ed ormai anche colonizzato da chi con esso e con la sua storia non ha nulla a che fare.
Le popolazioni autoctone sono sempre meno e sopratutto in buona parte ormai anziani, i giovani sono scappati altrove a cercare migliori condizioni di vita. I pochi giovani eroi rimasti e non si sà ancora per quanto tempo ancora, non hanno forze sufficienti per curare il ripristino dei bellissimi ma malridotti muretti a secco, ripristino che ha costi elevatissimi, impossibili da affrontare dal singolo privato che lotta quotidianamente per la semplice sopravvivenza e che non ha surplus disponibile (anche tra i cosi detti più abbienti) da destinare a tale scopo. I colonizzatori, trovano più facile demolire e ricostruire secondo i propri gusti ignorando la tipicità di certe strutture.
Se i muretti a secco sono da considerare parte del paesaggio, e se si vuole che tale paesaggio debba essere conservato per i posteri, allora è bene che si cominci a pensare che il privato non è più in grado di sopportare i relativi costi di mantenimento.

In quanto ai danni derivanti dalle alluvioni, essi sono frutto di errate progettazioni di infrastrutture (SS 16 ed altre) che hanno sbarrato o strozzato il normale corso delle nostre "mene" non consentendo il deflusso dei picchi delle acque. Lo scopo delle "mene" era ed è quello di far defluire le acque meteoriche al mare, per cui è interesse di chi tali "mene" le ha sui propri terreni, mantenerle pulite ed efficienti. Se di tale cura dobbiamo fargliene una colpa allora........
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#1 ... 2010-08-20 21:33
Fabrizio Vona!
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