...E A MONOPOLI, CHI COMANDA?
Sarà sicuramente una strana coincidenza, ma la presentazione del volume “A Milano comanda la ‘Ndrangheta” del giornalista Davide Carlucci avrà spaventato un po’ i Monopolitani, proprio nei giorni in cui la longa manus del bavaglio è scesa sulla nostra redazione. Mentre Michelangelo è stato “cortesemente esortato” a lasciare il posto ad altri colleghi, giovedì 26 la città si è mostrata poco ricettiva ad una tematica calda, forse anche più della temperatura estiva. Si tratta del giornalismo d’inchiesta, dei rapporti con la ‘ndrangheta. E poi, Milano non è così lontana o diversa dalla nostra “oasi felice” del sud-est barese.
Davide Carlucci, noto giornalista de “La Repubblica” è ben lieto di rispondere alle nostre domande.
Dott. Carlucci, ma chi comanda a Milano?
Dire “A Milano comanda la ‘Ndrangheta”, che è il titolo del mio libro, può sembrare provocatorio e in parte lo è. Il dato di fatto resta: la ‘ndrangheta ha in mano il potere. In realtà, il capoluogo lombardo è crocevia di differenti gruppi criminosi: la mafia, cosa nostra, la mafia balcanica, quella sudamericana e cinese e altre straniere. La ‘ndrangheta, tuttavia, è riuscita a ritagliarsi un ruolo egemone, da coordinatrice, tanto da governare le altre organizzazioni.
E non solo: a Milano ha notevoli contatti con gli amministratori cittadini e regionali, principalmente del centro-destra. Del resto, il Pdl è il partito che governa la Lombardia, ma ci sono zone grigie anche nel centro-sinistra. Altro dato allarmante è la penetrazione forte nel settore economico-finanziario e nei movimenti dei terreni. Da nostre inchieste, poi, risulta che la ‘ndrangheta si stia preparando per il “banchetto” dell’Expo 2015. Posso dire, infine, che gli affiliati all’organizzazione criminosa in questione sarebbero circa 500 (almeno coloro che sono emersi o che risultano schedati) e che si tratta di una presenza diffusa anche nella provincia, da Buccinasco a Corsico, ma anche in Brianza e nel Varesotto.
La collusione tra mafia, politica e potere economico è oramai sotto gli occhi di tutti. Come dovrebbe comportarsi un normale cittadino?
Si dovrebbe denunciare sempre questo tipo di “interventi”. Un buon antidoto alla collusione mafiosa è rappresentato dalla forte richiesta di trasparenza negli appalti e di partecipazione alla vita democratica. Sapere tutto della gestione della cosa pubblica è fondamentale per i cittadini, proprio come il formarsi dell’opinione pubblica, per esercitare un legittimo controllo.
E’ l’unica àncora in un mondo in cui la distinzione tra politica e mondo degli affari è venuta meno e si ritiene che la professione del politico rappresenti un disvalore. Spesso i politici sono imprenditori, immobiliaristi e presentano una serie di conflitti di interessi, cosa che ncrementa la loro familiarità con la mafia.
Proprio in questi giorni, un giornalista della nostra redazione, che evidentemente “ha ficcato il naso” in affari più grandi di lui, ha ricevuto pesanti minacce. E’ capitato anche a lei?
Ho ricevuto anch’io dei segnali in tal senso. Ho saputo che un camorrista aveva letto uno dei miei libri. Non bisogna sottovalutare il mafioso, nemmeno i soggetti di piccolo taglio, nel momento in cui si bersagliano i loro interessi.
Io sono nato ad Acquaviva delle Fonti, città in cui ho vissuto sino a qualche anno fa. E il mio paese ha una storia criminosa comune a quella di Monopoli: mi riferisco a quella della rosa, precedente che può aver fatto scuola nel territorio. Mi è capitato, poi, di seguire la penetrazione criminosa in tre diverse regioni d’Italia: la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Puglia. Sono accomunate tutte da un comune denominatore, rappresentato dal territorio vergine, ossia che non vanta gruppi criminosi storici (al contrario di regioni come Campania, Sicilia e Calabria). E non solo: appena arrivati, questi gruppi mafiosi sono stati accolti benevolmente da istituzioni, aziende e politici, che hanno saldato a grossi interessi la loro carriera sino al vertice del potere.
Sarà possibile ascoltare nuovamente Davide Carlucci lunedì 30 agosto ad Acquaviva delle Fonti, in occasione del festival letterario “A testa in Sud”, coordinato dall’associazione “Novart” e dal suo presidente Antonella Colaninno. Sarà l’overture di una rassegna che riguarda il giornalismo d’inchiesta. Titolo della prima serata: “Informare al Sud. Giornalismo senza bavaglio”.
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