Lunedì 21 Maggio 2012
   
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MASSIMO CIANCIMINO A MONOPOLI CON "DON VITO"

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“Milano 2 e Milano 3 costruite con i
soldi di palazzinari siciliani”.

C’è stato un interessantissimo appuntamento a Monopoli, giovedì sera.  E’ stato presentato presso la libreria Chiarito il libro “Don Vito”, di Massimo Ciancimino (figlio del noto Vito Ciancimino assessore all’Urbanistica del Comune di Palermo ed ex sindaco, condannato per mafia). Scritto insieme con il giornalista Francesco La Licata (La Stampa di Torino e, prima ancora, L'Ora di Palermo) il libro edito da Feltrinelli cerca di far luce sui misteri legati al potente clan mafioso dei corleonesi. Sulle amicizia di Don Vito e i loschi intrecci con onorevoli e funzionari statali deviati (giudici e ufficiali delle forze dell’ordine in rapporti di collaborazione con i corleonesi). Con tanta volontà l'autore realizza questo libro che appare sinceramente catartico. Cosa che, ovviamente ha creato non poche polemiche, nonché sospetti per rivelazioni tardive o monche. Qualcuno paventa una sorte di calcolato “parlo, ma...”, tipico di una “cinematografica” distorta mentalità siciliana.

"So benissimo di rischiare la mia incolumità fisica. - ha dichiarato Ciancimino- Sia io sia mio figlio e mia moglie viviamo sotto scorta. E sono proprio i miei cari che mi danno ogni giorno la forza per andare avanti e continuare a combattere e a incontrare i magistrati dell’antimafia. Sono stato interrogato già 80 volte, come persona a conoscenza dei fatti, in incontri che durano dalle 3 a 4 ore. Intendo aiutare gli inquirenti a far luce sul sistema mafioso che ancora oggi vive e spadroneggia in Italia. Un sistema che si è modernizzato, riuscendo a cambiare il volto dei suoi protagonisti ma restando sempre ben incollato agli interessi economici. Essi conducono i loschi affari di sempre nei più variegati ambienti dell’economia italiana (e non solo). Sono gli stessi che hanno stipulato un patto Provenzano e con i nuovi capi di Cosa nostra. Sono riusciti ad arricchirsi a dismisura con i traffici che sappiamo."

I proventi del  libro, che è stato tradotto già in 24 lingue in tutto il mondo e ha già venduto 120mila copie, serviranno a recuperare una delle ville Liberty palermitane sopravvissute alla distruzione dei palazzinari; uno dei quali fu proprio il padre, Don Vito Ciancimino. E l'autore aggiunge: Mio padre ha spinto verso la cementificazione, distruggendo numerose ville e facendo così arricchire parecchi amici. Io vado nella direzione opposta. Devo aggiungere che, seppur scortato, io oggi dal punto di vista morale mi sento un uomo libero. Al contrario di ciò che succedeva in passato, quando a 22 anni ero l’autiere (un vezzeggiativo spiritoso per autista, ndr) di mio padre. Lo portavo in giro a incontrare gente importante, mafiosi, uomini delle forze dell’ordine e onorevoli. Ho capito che quella situazione era per me insopportabile, così decisi di fare una denuncia con una lettera anonima. Quella stessa lettera dopo poche ore era sul tavolo di mio padre... Ricordo la mia delusione, le angherie di mio padre subite da mia madre... Ma con questo non voglio dire che tutto è perduto, che tutto è corrotto. Io punto il dito sul male, che occupa il 10 per cento, ma ho pieno fiducia nel restante 90. Per questo ho deciso di collaborare, per chiarire tutte le questioni coperte da oscuri rapporti, tenuti nascosti nel corso degli anni. Un accenno doveroso devo farlo per la Edil-Nord, l'azienda di costruzione dei Berlusconi: se sono state costruite Milano 2 e Milano 3 è grazie alle centinaia e centinaia di milioni di vecchie lire investite da mio padre insieme con altri palazzinari mafiosi siciliani. Così è cominciata quella scalata politico-economica. Oggi Marcello Dell’Utri, usando lo stesso linguaggio di Toto Riina, mi soprannomina Infamone, giacché, insieme con Spatuzza, conosco la vera storia del Biscione Mediaset e di Forza Italia. Dell’Utri si trova a Montecitorio come scambio di favore di Berlusconi, essendo suo uomo di fiducia e suo rappresentante nei tavoli di trattativa con i siciliani.

Nel libro si narrano pure le vicende degli attentati del 1992 che portarono alla morte di Borsellino Falcone, che Massimo Ciancimino conosceva bene e con i quali stava cominciando a collaborare. Voleva convincere suo padre a raccontare gli affari mafiosi intercorsi fra i politici e i corleonesi. Poi giunsero gli attacchi sanguinari e spettacolari e il risultato inaspettato da parte della mafia, che perse così numerosi consensi di collaboratori e sostenitori. E a questo punto lo Stato che fa? Non schiaccia la serpe mafiosa, ma stringe una collaborazione con il clan dei Provenzano e con la nuova dinastia dei corleonesi, diventati i nuovi padroni della Sicilia e di buona fetta dell’economia Italiana. Gli attentati – ha proseguito Ciancimino – sono stati eseguiti materialmente dai corleonesi ma i mandanti sono stati gli onorevoli romani che vedevano crollare la terra sotto i loro piedi in seguito al maxi-processo che si stava celebrando a Palermo, dove Buscetta stava ricostruendo e svelando le trame delle malefatte e il mal costume della politica nazionale, corrotta per l'interesse economico di pochi, a discapito della collettività.
Insomma il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo Massimo Ciancimino e secondo le confessioni raccolte dal padre, è il cavallo su cui Cosa Nostra decise di puntare dopo la caduta della Dc e del Psi. Infatti, l'inchiesta Mani pulite del pool milanese aveva smascherato 30 anni di malastoria italiana. La mafia puntò su Silvio perché (per la storia della Edil-Nord) egli era ricattabile e dunque affidabile. Ce lo confermano le numerose leggi “mirate” poi tirate fuori dal cilindro. Per chiudere, il giallo sulla morte di suo padre Don Vito, avvenuta nel 2002, episodio che è ancora sotto inchiesta da parte della magistratura. Il figlio dice: La sera prima l’avevo sentito tranquillo, l’ho visto il giorno dopo in un sacco di juta, dopo che l’autopsia era stata già eseguita”. E' senza dubbio un libro interessante che aiuterà gli italiani a capire e valutare meglio la storia italiana degli ultimi 40 anni.

Commenti 

 
#8 vincenzo -massafra Ta 2010-10-19 23:45
Bisognerebbe conoscere bene la storia dall'unificazione dell'italia in poi per poter comprendere bene le radici della mafia e studiarlo come fenomeno sociologico di una politica Nazionale che non ha funzionato facendo tante disparità. Poi ci sarebbe sarebbe tanto da discutere sulla famosa "questione meridionale" rapporti Stato-Chiesa e il processo di industrializzazione del Nord.-
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#7 partigiano rosso 2010-10-19 15:51
a tutti coloro che si scandalizzano per la venuta in libreria a di ciancimino massimo vorrei ricordare che un certo dell'utri, condannato nei primi due gradi a qualche annetto di carcere e fuori dalle galere solo perchè salvato da berlusconi con la nomina a parlamentare europeo, non per aver rubato mele ma per essere un mafioso, gira l'Italia in convegni pubblici e di partito (pdl) dicendo che il mafioso mangano, residente per qualche anno nella villa di arcore, è un eroe.
Vorrei sentire da montanaro e gli altri scandalizzati che ne pensano.
Da parte mia concordo sia con Scapaccino che con decibel
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#6 Totò 2010-10-19 15:41
Solo perchè questo signore sembra pentito (lo stabilirà la legge) ed ha parlato dell'innimonabile B. tutta sta caciara.
Ma mi faccia il piacere
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#5 decibel! 2010-10-18 16:22
caro Michelangelo,io sono uno dei cittadini che ha apprezzato molto la visita di ciancimino a monopoli e ne vado fiero.
qual è stata la sua sfortuna?
essere figlio di un mafioso?
allora per questo motivo deve essere escluso da ogni iniziativa.
invece ho apprezzato molto il coraggio di ciancimino di testimoniare e per questo sta pagando moltissimo ed è constantemente vittima di minaccie!
non sono assolutamente d'accordo con michelangelo montanaro.
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#4 Scapaccino 2010-10-18 15:12
Quando si consente ad un soggetto qual’ è il Ciancimino Massimo, educato ai valori mafiosi della prepotenza, della violenza, della sopraffazione e della calunnia, di dare lezioni di “antimafia” , io mi preoccupo.
Quando è alla cultura della mafiosità che si da la possibilità di parlare di lotta alla mafia, penso di non essere in un paese normale; Quando un individuo del genere è arrivato a falsificare documenti per infangare dei servitori dello stato che per anni, spendendosi per combattere i vari Ciancimino, Riina e Provenzano, hanno sacrificato quanto di più caro possa avere un uomo (la propria vita e la propria famiglia), credo che abbiamo perso la bussola.
Che scriva pure libri il figlio del corleonese “don Vito” e chi ne ha voglia li legga pure, ma non è certamente lui e soggetti a lui simili, persone queste già corrotte dal malaffare, che devono venirci a propinare lezioni di antimafia, dimenticandosi di essere stati loro i carnefici in tante stagioni di sangue.
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#3 Michelino 2010-10-18 11:25
forse perché ha detto qualcosa contro Berlusconi?
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#2 enzo dibello 2010-10-17 21:57
Sono daccordo con Montnaro, ed aggiungo.....
Coma mai questo signore non è in galera (viste le sue false testimonianze al processo Dell'Utri)?
Perchè gode ancora della protezione della Magistratura?

Misteri italiani
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#1 Michelangelo Montanar 2010-10-17 16:41
Chiedo scusa alla redazione ma ritengo vergognoso che alcuni miei concittadini abbiamo osannato come un martire questo personaggio. Chi crede nella giustizia non può osannare questo tipo di confessioni ad orologeria. Io della mafia non mi fido e questa storia non mi convince. Alzare il polverone alle volte serve a distogliere l'attenzione; creare false piste investigative per sviare gli inquirenti non è una novità nel nostro Paese.
La mafia i testimoni veramente scomodi sa come zittirli (vedi Falcone e Borsellino).
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