"So benissimo di rischiare la mia incolumità fisica. - ha dichiarato Ciancimino- Sia io sia mio figlio e mia moglie viviamo sotto scorta. E sono proprio i miei cari che mi danno ogni giorno la forza per andare avanti e continuare a combattere e a incontrare i magistrati dell’antimafia. Sono stato interrogato già 80 volte, come persona a conoscenza dei fatti, in incontri che durano dalle 3 a 4 ore. Intendo aiutare gli inquirenti a far luce sul sistema mafioso che ancora oggi vive e spadroneggia in Italia. Un sistema che si è modernizzato, riuscendo a cambiare il volto dei suoi protagonisti ma restando sempre ben incollato agli interessi economici. Essi conducono i loschi affari di sempre nei più variegati ambienti dell’economia italiana (e non solo). Sono gli stessi che hanno stipulato un patto Provenzano e con i nuovi capi di Cosa nostra. Sono riusciti ad arricchirsi a dismisura con i traffici che sappiamo."
Nel libro si narrano pure le vicende degli attentati del 1992 che portarono alla morte di Borsellino e Falcone, che Massimo Ciancimino conosceva bene e con i quali stava cominciando a collaborare. Voleva convincere suo padre a raccontare gli affari mafiosi intercorsi fra i politici e i corleonesi. Poi giunsero gli attacchi sanguinari e spettacolari e il risultato inaspettato da parte della mafia, che perse così numerosi consensi di collaboratori e sostenitori. E a questo punto lo Stato che fa? Non schiaccia la serpe mafiosa, ma stringe una collaborazione con il clan dei Provenzano e con la nuova dinastia dei corleonesi, diventati i nuovi padroni della Sicilia e di buona fetta dell’economia Italiana. Gli attentati – ha proseguito Ciancimino – sono stati eseguiti materialmente dai corleonesi ma i mandanti sono stati gli onorevoli romani che vedevano crollare la terra sotto i loro piedi in seguito al maxi-processo che si stava celebrando a Palermo, dove Buscetta stava ricostruendo e svelando le trame delle malefatte e il mal costume della politica nazionale, corrotta per l'interesse economico di pochi, a discapito della collettività.
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Commenti
Vorrei sentire da montanaro e gli altri scandalizzati che ne pensano.
Da parte mia concordo sia con Scapaccino che con decibel
Ma mi faccia il piacere
qual è stata la sua sfortuna?
essere figlio di un mafioso?
allora per questo motivo deve essere escluso da ogni iniziativa.
invece ho apprezzato molto il coraggio di ciancimino di testimoniare e per questo sta pagando moltissimo ed è constantemente vittima di minaccie!
non sono assolutamente d'accordo con michelangelo montanaro.
Quando è alla cultura della mafiosità che si da la possibilità di parlare di lotta alla mafia, penso di non essere in un paese normale; Quando un individuo del genere è arrivato a falsificare documenti per infangare dei servitori dello stato che per anni, spendendosi per combattere i vari Ciancimino, Riina e Provenzano, hanno sacrificato quanto di più caro possa avere un uomo (la propria vita e la propria famiglia), credo che abbiamo perso la bussola.
Che scriva pure libri il figlio del corleonese “don Vito†e chi ne ha voglia li legga pure, ma non è certamente lui e soggetti a lui simili, persone queste già corrotte dal malaffare, che devono venirci a propinare lezioni di antimafia, dimenticandosi di essere stati loro i carnefici in tante stagioni di sangue.
Coma mai questo signore non è in galera (viste le sue false testimonianze al processo Dell'Utri)?
Perchè gode ancora della protezione della Magistratura?
Misteri italiani
La mafia i testimoni veramente scomodi sa come zittirli (vedi Falcone e Borsellino).