Dalla vicenda del comune di Camigliano
un esempio anche per la nostra città?
Nella puntata di Report (RAI 3) di domenica scorsa si sono toccati argomenti che ci riguardano da vicino : piattaforme petrolifere, centrali a biomasse e gestione dei rifiuti.
Qualche lettore ha evidenziato la vicenda di Vincenzo Cenname (descritta nell’inchiesta di Report) dalla quale è possibile trarre notevoli spunti di riflessione anche per quanto riguarda la nostra città.
LA STORIA DI VINCENZO CENNAME
Camigliano è un comune virtuoso in provincia di Caserta, anche grazie al suo sindaco, Vincenzo Cenname, che tre mesi fa è stato rimosso dal suo incarico.
Sostanzialmente Camigliano è ruscita a dimostrare in questi anni che anche in provincia di Caserta è possibile attuare un altro tipo di politica, una politica del fare, una politica che rispetta l’ambiente. In cambio il paese è stato ricompensato con il commissariamento tra le proteste dei cittadini.
Vincenzo Cenname è un giovane ingegnere ambientale. Quando nel 2007 annuncia di volersi candidare a sindaco del piccolo comune di Camigliano non tutti la prendono bene e viene aggredito.
«Tre ragazzi, uno stava in macchina ad aspettare ed altri due scesero. Non mi resi conto di niente perché mi aggredirono all’improvviso. Mi chiesero : “tu sei candidato a sindaco di Camigliano?” e mi aggredirono», ricorda Vincenzo Cenname.
E’ il 2007 e le elezioni sono un trionfo. La prima cosa che Vincenzo fa è quella di mettere il naso nella cava calcarea che sovrasta il paese, dove si scava da trenta anni senza controlli. Praticamente si era scavato di più di quanto era stato autorizzato. Da allora la cava è stata costretta a sospendere i lavori.
E poi c’è il parco eolico che la Regione Campania ha deciso di far sorgere su una collina sopra il paese. Il sindaco decide di indire un referendum. La popolazione si esprime a favore ma quando il progetto deve diventare operativo, la Regione ne mette sul tavolo uno diverso da quello messo ai voti. Il sindaco punta i piedi e chiede che non venga bypassata la volontà dei suoi cittadini.
In poco tempo Vincenzo Cenname si trova contro i cavatori, la Regione e la lobby dell’eolico.
Passa qualche mese ed il Consorzio Idrico decide di affidare ad una società privata la gestione dell’acqua.
«Io ho detto una cosa in assemblea» - afferma il sindaco Cenname - «Quando il pubblico è in perdita, la prima cosa da fare non è privatizzare ma chiedere le dimissioni di chi ha gestito il pubblico. Se qualcuno ha mal gestito la cosa pubblica deve andare a casa. Quando io spiegavo queste cose quello che mi faceva più paura erano alcuni assessori che mi guardavano per dire : “tu hai ragione ma a me mi hanno detto di venire a votare a favore di questa cosa”».
Vincenzo incassa così la sua prima sconfitta. La gestione del servizio idrico di ben 56 comuni viene affidata ad una società di cui non si conosce il piano finanziario e senza gara pubblica, come prescrive la legge. Vincenzo ed altri due sindaci si oppongono per mesi a queste irregolarità finchè il consorzio non si trova costretto a dichiarare che la procedura dovrà ripartire da capo ed avere evidenza pubblica.
La tappa successiva è il piano urbanistico con cui Camigliano annuncia lo “stop al consumo di territorio”. Stop al consumo del suolo non significa impossibilità di edificare ma che il paese si fermerà lungo il perimetro esterno che ha attualmente. Se all’interno del paese ci sono lotti disponibili si può edificare, altrimenti gli investimenti principali vanno indirizzati al recupero del patrimonio edilizio abbandonato.
Ma la goccia che fa traboccare il vaso, in una zona letteralmente coperta dalla monnezza, è occuparsi di rifiuti. Camigliano è il paese in cui la percentuale di raccolta differenziata è più alta perché mentre gli altri comuni si affidano ai Consorzi, questo paese ha deciso di fare da sé. Ma la legge non lo permette.
Il sindaco di Camigliano afferma : «Noi oggi bene o male, con sacrifici, perché gestire direttamente significa sacrifici, significa alzarti la mattina e accertarti che gli operatori sono venuti, non hanno problemi, se sono malati trovare la sostituzione, però i cittadini ci hanno votato per lavorare per loro, cioè per trovare forme più economiche e più efficienti. Il consorzio non vedevamo come potesse garantire una gestione più efficiente della gestione diretta. Lo sapevamo che anche in quel caso eravamo fuori legge, però dopo una bella discussione si è deciso di restare alla gestione diretta e non passare al Consorzio».
Dopo poco le indagini della Procura Antimafia di Napoli svelano l’intreccio fra imprenditoria e camorra che coinvolge proprio il Consorzio, a cui la legge attribuiva la gestione dei rifiuti. Nel corso delle indagini spuntano anche i nomi dell’ex ministro delle comunicazioni, Landolfi, e dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, per i quali i PM avevano chiesto anche l’arresto, respinto dalla Giunta per le Autorizzazioni a procedere della Camera.
Lontano dal malaffare il sindaco Cenname ha potuto sviluppare la sua piccola ma efficace strategia di smaltimento rifiuti: dalla distribuzione gratuita dei pannolini lavabili alle neomamme, alla raccolta degli oli esausti, ma soprattutto l’attivazione della raccolta porta a porta dell’umido, che vuol dire andare a cercarsi gli impianti di compostaggio perché nella provincia di Caserta non ci sono. Ora vengono portati a Molfetta.
In 3 anni a Camigliano la raccolta differenziata è passata dal 25% al 60% e la tassa dei rifiuti è la più bassa della provincia.
Questo fino a quando arriva la legge 26 che espropria i Comuni della Campania delle gestione dei rifiuti a favore di una società provinciale. Non si chiama più Consorzio ma si chiama società provinciale; nella sostanza la stessa cosa.
Per mettere in piedi la società provinciale bisogna consegnare gli archivi delle tasse sui rifiuti ma il sindaco di Camigliano si rifiuta diventando un sindaco fuorilegge. Inevitabile il commissariamento.
IL COMMENTO DI MILENA GABANELLI
Camigliano dista appena 80 chilometri da Fondi, il comune infiltrato dalla camorra che l’anno scorso il ministro Maroni si è guardato bene dal commissariare. Per Camigliano ci ha impiegato appena 10 giorni. Non c’è niente di più pericoloso di un buon esempio. Un invito ai cittadini : se avete dei buoni amministratori fate quadrato perché io credo che solo in questo modo il paese si salva.
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