
Gentile Direzione,
la zona industriale di Monopoli, “benedetta” recentemente dall’adozione definitiva del Pug da parte di TUTTI i consiglieri comunali presenti in aula, continua inesorabilmente e inspiegabilmente ad espandersi verso la città, distruggendo gli ultimi uliveti secolari posti ai margini della stessa.
Dopo il discusso spianamento (ancora in corso) dell’ex opificio “Ceramica delle Puglie”, l’attigua apertura di un nuovo ipermercato ci mostra in primo piano all’ingresso un gruppo di “patriarchi vegetali” (rinsecchiti del tutto, almeno tre su cinque) pur nelle loro (immagino) legittime autorizzazioni amministrative.
Mentre una gentile commessa mi invita a fornire le mie generalità, per conseguire la fidelity card presso un gazebo allestito all’esterno della struttura, mi appaiono
improvvisamente come per chiedere aiuto. Non ho potuto fare a meno di immortalarli con il mio cellulare. Tra lo stabilimento industriale distrutto e il nuovo grandioso fabbricato commerciale, ricordo ci fosse un piccolo torrente che confluiva le sue acque nella sottostante ex cava Spina: che fine abbia fatto, lo possiamo solo immaginare. Quel torrente fu già ridotto in piccole dimensioni negli anni Sessanta con la costruzione dell’opificio. Ora ne rimangono i resti dall’altra parte (a valle) del viale Aldo Moro, mentre a monte la stessa “ceramica” fu costretta a costruire un canale artificiale per convogliare le acque dolci (dell’acquedotto pugliese) residue di raffreddamento delle macchine della sua filiera produttiva nel vicino torrente Spina (zona stradale peraltro sempre allagata quando piove “forte”, a causa della scarsa manutenzione delle cunette laterali). Canale tenuto sempre in perfetta efficienza, per la costante manutenzione riservatagli dai ceramisti, quando la fabbrica funzionava.
Oggi invece la maggiore preoccupazione degli urbanisti sembra sia quella, sì, di conservare i torrenti disegnandoli ed evidenziandoli a colori negli strumenti pianificatori generali. Con una differenza sostanziale. Che non va nella direzione di studiare e approfondire e tutelare come si deve le originarie peculiarità di queste nostre naturali sciabolate territoriali. Ma ci si preoccupa soltanto se continuare a colare cemento un po' dentro, un po' fuori, un po' sotto, un po' sopra o a stabilire a quanti CENTIMETRI di distanza bisognerebbe costruire schiere di moderni edifici abitativi o commerciali e opifici industriali. Così muoiono anche quegli ultimi ulivi secolari trasferiti e sistemati come in campi di concentramento.
Cordiali saluti,
Franco Muolo
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mi piange il cuore...:sad: