Grande successo per la conferenza del noto economista francese. In migliaia avete seguito la diretta web streaming sul nostro network ‘La Voce del Paese’ e su Monopolitube.it.
IL VIDEO INTEGRALE DELLA LEZIONE IN BASSO, A FINE ARTICOLO.
La tv berlusconiana e gli italiani 'imbecillizzati'
Il problema è la distribuzione equa delle risorse. Se tutti i paesi del mondo consumassero quanto l’Italia di oggi, ci vorrebbero almeno tre pianeti come la Terra per soddisfare i bisogni. Il consumo degli Stati Uniti equivale a ben sei pianeti.
«Il cambiamento di rotta oggi necessario non è del tipo realizzabile semplicemente con delle elezioni, mandando al potere un nuovo governo o votando per una nuova maggioranza. Ci vuole qualcosa di ben più radicale: né più né meno che una rivoluzione culturale, che porti a una rifondazione della politica».
E’ questo in sintesi il pensiero di Serge Latouche che ha intrattenuto i tanti curiosi accorsi ieri sera al Pala Margherita di Putignano per assistere alla conferenza, a porte chiuse, del popolare economista francese. Graziosa la sala, ma troppo piccola per contenere le centinaia di persone arrivate da tutta Italia, addirittura da Palermo e Milano, e poi lasciate alla porta.
LA DIRETTA WEB E LA FOLLA ALLA SALA MARGHERITA - “I computer non fanno la felicità” – ha sentenziato Latouche, eppure grazie alla nostra diretta web migliaia di persone da tutta Italia hanno potuto seguire la sua lezione, sopperendo così alla inadeguata organizzazione dell’evento. Per fortuna molti di coloro che sono rimasti in strada, possiamo testimoniarlo, hanno raggiunto le postazioni di pc per seguire la diretta e commentare in video chat alcuni passaggi della lectio magistralis.
DECRESCERE PER CRESCERE - “Breve trattato sulla Decrescita Serena” è il suo libro che mina nelle fondamenta i pilastri dell’attuale ordinamento economico occidentale, in primis la sua idea di sviluppo intesa come crescita infinita.
Infatti, il paradigma che si è affermato nell’occidente, dal rinascimento in avanti, è quello dello sviluppo ad ogni costo: sempre e comunque crescere, anche a scapito dei limiti naturali; ma, vivendo noi in un sistema che è fisicamente chiuso, questa crescita avviene eliminando progressivamente elementi che l’ambiente aveva impiegato milioni d’anni a porre in ordine.
L’Occidente, che condiziona il resto del mondo con il suo modo di vedere le cose, è bloccato nel modello dello sviluppo ad ogni costo; nessun partito si presenta all’elettorato proclamando il bisogno di ridurre la produzione, di porre dei limiti ragionevoli. Per conciliare sviluppo e distruzione dell’ambiente vitale si fa uso di slogan superficiali, come il noto sviluppo sostenibile. Senonché, dice Latouche, non vi può essere sviluppo sostenibile in quanto lo sviluppo si fa sempre a spese di qualcosa. Può essere sostenibile dal punto di vista dell’azienda che fa affari riciclando rifiuti, non dal pianeta che da qualche parte questi rifiuti li deve mettere.
UN MONDO ALTERNATIVO - Latouche sostiene che un altro mondo è possibile, e per farlo occorrono strumenti politici. Estremamente coerente però, Latouche rifiuta il passaggio del modello della decrescita a partito politico, riconoscendo l’inevitabilità dell’essere risucchiati negli ingranaggi del sistema.
LA TV BERLUSCONIANA: 'ITALIANI IMBECILLIZZATI' - Latouche ha affrontato il concetto di 'colonizzazione dell'immaginario' e società dei consumi. La tv dell'intrattenimento intrattiene e controlla le masse, per distrarle e orientarle al consumo. "La tv berlusconiana ha diffuso la cultura del denaro. I francesi - ha osservato l'economista - non sono ancora 'imbecillizzati' come gli italiani. Le tv francesi non sono controllate direttamente dal premier Sarkozy, come accade in Italia, ma la differenza è minima. La differenza è che i francesi vivono ancora nel sogno.
L’autore sintetizza gli sforzi necessari per trasformare la nostra società sviluppista, ormai in fase di disfacimento sotto il peso del proprio fallimento, in una società della decrescita serena, articolandoli “in otto cambiamenti interdipendenti che si rafforzano reciprocamente, costituiti da otto R: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare”.
Rivalutare significa colmare il vuoto di valori oggi dominante: “amore della verità, senso della giustizia, responsabilità, rispetto della democrazia, elogio della differenza, dovere di solidarietà, uso dell’intelligenza” sono, oggi, indispensabili per creare un differente immaginario collettivo, all’interno del quale sarà necessario Riconcettualizzare e Ristrutturare tanto gli apparati produttivi quanto i rapporti sociali, nell’ottica di Ridistribuire le ricchezze e l’accesso al patrimonio naturale, sia fra il Nord e il Sud del mondo sia all’interno di ciascuna società.
Rilocalizzare, nelle parole di Latouche, significa “produrre in massima parte a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione, in imprese locali finanziate dal risparmio collettivo raccolto localmente”. La sostituzione del globale con il locale rappresenta infatti il fulcro di qualsiasi progetto di decrescita, come Latouche ben sintetizza affermando che “Se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e capitali devono essere limitati all’indispensabile” ed aggiungendo che la rilocalizzazione non deve essere soltanto economica ma “anche la politica, la cultura, il senso della vita devono trovare un ancoraggio territoriale”.
Perché decrescita serena?
L’economista francese è convinto che, lungi dal creare tormento, la decrescita, se pilotata secondo i capisaldi su descritti, è la via per riscoprire la felicità. Le società più sviluppate sono oggi anche quelle dove minore è il benessere dei cittadini.
La decrescita non è una scelta ma un obbligo per le generazioni future che possono solo scegliere se farlo coscientemente (e quindi serenamente) o costretti da eventi apocalittici (in maniera traumatica).
Infine Serge Latouche risponde a chi si domanda se la decrescita sia di destra o di sinistra affermando che “il programma che noi proponiamo è in primo luogo un programma di buon senso, altrettanto poco condiviso sia a destra che a sinistra”.
CONFERENZA DI SERGE LATOUCHE - PRIMA PARTE
DIBATTITO DI SERGE LATOUCHE - SECONDA PARTE
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Si tratta del " PROGETTO DELL'ORTO BIOLOGICO E GIARDINO BOTANICO " da
realizzare all' ISTITUTO DI ISTRUZIONE SECONDARIA DI PRIMO GRADO STATALE
" ALESSANDRO VOLTA "
Si propone di coinvolgere gli alunni di tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado guidandoli, attraverso percorsi didattici, alla conoscenza delle specie vegetali coltivate e naturali della macchia mediterranea, delle loro produzioni e alla scoperta delle fasi fenologiche, in relazione alle stagioni e alla fitogeografia, a un diverso rapporto con il cibo, al valore della biodiversità e al rispetto dell'ambiente attraverso il diretto rapporto con la terra. La formazione didattica può non fermarsi ai soli scolari ma esteso alle famiglie con il coinvolgimento di parenti più anziani depositari di una preziosa conoscenza empirica. La presente proposta nasce dall'idea di ridestare nelle giovani generazioni il legame con piante alle quali la vita animale deve la propria esistenza.
Il progetto consente di valorizzare un'area degradata e priva di qualsiasi utilizzo della scuola Alessandro Volta, conferendoli nel contempo un valore estetico(arredo)e uno funzionale(formazione)e si sostanzia nell'allestimento in un'area di 1.125 mq. con quattro aiuole da adibire ad orto e zone perimetrali da destinare ad essenze erbacee, arbustive ed arboree della flora mediterranea. L'intenzione é la creazione di un percorso botanico nel quale le piante siano ordinate secondo precisi criteri e ogni specie della collezione sia individuata mediante targhetta con il nome comune e scientifico.
Al fine di realizzare quanto sopra descritto si chiede il coinvolgimento dell'Amministrazione Comunale di Monopoli, ma fino ad ora nessuna risposta.
" Il programma che noi proponiamo é in primo luogo un programma di buon senso, altrettanto poco condiviso sia di destra che da sinistra "
Perché?