Gentile Redazione,
fra le opere pubbliche immaginate dal Pug recentemente adottato dal Consiglio comunale, sembra che quelle portuali stiano scatenando i dibattiti più accesi. Vorrei esprimere, se mi consentite, il mio pensiero. Vedere “caricati” sul centro storico di Monopoli due porti (commerciale esistente e turistico a farsi), mi sembra un colossale errore. Mi spiego: i primi due Piani regolatori generali (Capitanio e Piccinato), a partire da quasi mezzo secolo fa, avevano già previsto scali turistici (a cala Portavecchia il primo, e tra lido Bianco, Paradiso e Tre Buchi, il secondo): nessuna di queste opere è stata realizzata a causa di divergenze politiche mai sopite e, principalmente, perché enormemente costose. L’unico concreto intervento, sia pure parziale, lo ha effettuato, dopo quasi quarant’anni dalla sua costituzione, la Regione Puglia, consolidando e allungando a baionetta la diga di tramontana del porto commerciale di sua pertinenza. Lavori previsti, del resto, dall’allora vigente Piano regolatore del porto (classificato d’interesse regionale) e finanziati da un programma europeo di sviluppo trans-frontaliero-adriatico, Italia-Albania, il cosiddetto Interreg Due. Sta di fatto che il Pug adottato dall’Amministrazione Leoci il 22 dicembre 2007, prevedeva la costruzione di un nuovo porto turistico attaccato sulla radice della suddetta diga, proprio lì dove defluiscono le acque limacciose del torrente Ferraricchio. Il Pug definitivamente adottato dall’Amministrazione Romani ha confermato tale scelta. A me questa infelice localizzazione non sembra idonea, giacché, oltre a non esserci spazi pubblici all’interno, né strade comode per smaltirne il traffico, potrebbe configurare un possibile bacino ricettore di fogna bianca e marrone in caso di improvvisi nubifragi. Con l’aggravante che forse costerebbero più le opere occorrenti per deviare le delicate infrastrutture esistenti che le opere portuali vere e proprie. Visti i precedenti, se non si tratta di una cantonata, sospetto che potrebbe trattarsi di una previsione di sapore quasi beffarda. Questo Consiglio comunale, in sede di discussione delle centinaia di osservazioni, interessate non solo per individuare nuove aree per insediamenti civili, industriali e commerciali ma soprattutto per tutelare i nostri principali tesori naturali (mi riferisco ovviamente alla splendida marina, ai meravigliosi tessuti urbanistici del medievale borgo antico e del murattiano centro ottocentesco, al rigoglioso territorio dalle cento chiese e contrade e alla preziosa piana pedecollinare, costellata di verdeggianti lame e secolari uliveti unici al mondo), ha operato per cosi dire una censura confermando sostanzialmente l’impianto portuale turistico originariamente previsto dal Pug (edizione di centro sinistra, per intenderci). Se non riconosciamo noi i benefìci profusi dalla presenza di queste inestimabili peculiarità territoriali non potremo comprendere e farne comprendere appieno gli effetti che dovrnno dispiegare sul nostro invidiato territorio nel prossimo futuro. Perciò, se invece di litigare sulla opportunità di realizzare qua e là sempre le solite grandi opere, si fosse concentrata tutta l’attenzione sulla valorizzazione del nostro sistema produttivo, socio economico e ambientale, sono sicuro che avremmo potuto prevedere una migliore qualità della vita e garantire così alle future generazioni un contesto ambientale più vivibile dell’attuale. Voglio dire che bastava far interagire turisticamente quello scrigno che è il nostro paese vecchio con il porto peschereccio e l’attuale attività cantieristica, prevedendo di spazzar via gli ultimi manufatti vetero-industriali che ancora oggi vi albergano, e che vi resteranno chi sa per quanto altro tempo ancora, ammodernandone l’attività commerciale per lo scambio di merci e passeggeri mediante una coraggiosa e inedita previsione di ristrutturazione e ampliamento della nostra area portuale. Qualcosa di più concreto, dunque, bisognava inventare, per evitare che il nostro porto scoppiasse. E, a proposito, qualche cenno di storia locale ci può essere d’aiuto. Si racconta che i Veneziani, governando Monopoli dalla fine del XV fino a quasi un terzo del XVI secolo, iniziarono la costruzione delle nostre mura cinquecentesche e prolungarono il “molo” per proteggere il porto dal vento di maestrale. Probabilmente doveva esserci già un piccolo attracco (forse con radice dov’è ora Punta del Trave) ritenuto insufficiente per la difesa dal vento di Nord-Ovest e quindi meritevole di allungamento. E’ noto che durante la dominazione della Serenissima la città ebbe un notevole sviluppo, grazie alle frementi attività derivanti dal prezioso scalo, ritenuto allora il solo attracco guarnito e ben protetto fra Bari e Brindisi. Tanto prezioso che nel 1530 i monopolitani, spogliandosi dei propri gioielli personali, s’impegnarono a versare agli Spagnoli la bellezza di 41.000 ducati d’oro chiedendone il riscatto unitamente al suo borgo originario e al ricco e fertile retroterra. La spianata artificiale (dove sorge attualmente piazza Garibaldi), formatasi a seguito dell’insabbiamento dell’antico porto canale (ancora navigabile al 16 dicembre 1117 – giorno d’approdo della zattera col quadro della Madonna della Madia), rifioriva di scambi commerciali e di prodotti locali, olio, frutta, legno, salnitro dei monti di Alberobello e cavalli della masseria Cavallerizza, che da lì venivano poi imbarcati sulle galee veneziane alla volta dei Paesi dell’alto Adriatico e del vicino Oriente. Questa storia m’induce a pensare che il paese oggi potesse trovarsi nelle medesime condizioni favorevoli a una ripetizione di un’altra “età dell’oro”: i lavori di potenziamento e allungamento della moderna diga di tramontana, le febbrili aspettative manifestate da tutti gli operatori portuali, ancorché i fermenti socio-politici della collettività nel volersi dotare a tutti i costi del nuovo Pug, costituivano una formidabile rappresentazione. Perciò sono ancora fortemente mosso dalla convinzione che il nostro storico scalo, abilmente ridisegnato e interagendo con il suo adiacente e prezioso vecchio borgo, aspetti la carica giusta per ridiventare il motore di sviluppo di tutto il Sudest barese. Se si mettesse in movimento la cartografia dell’ultima variante al Piano regolatore del porto (la cui definitiva stesura andrebbe ora urgentemente assecondata), laddove risulterebbe disegnata addirittura una nuova diga antemurale a difesa dei venti di grecale e di levante, localizzata di fronte ai resti del muraglione cinquecentesco che si estende da cala Portavecchia fino al castello di Carlo V e posta, presumibilmente, a futura protezione dello stesso e di conseguenza di tutto il borgo antico, il quadro della situazione apparirebbe verosimile e in tutta la sua strabiliante concretezza. Con lo schizzo sotto indicato, mostro una esemplificazione di come potrebbe eseguirsi un efficace accorpamento dell’attuale scalo regionale: l’estensione della nuova, ideata protezione (la diga antemurale prevista dal piano regolatore del porto) fino allo sperone roccioso esistente tra cala Cozze e cala Portavecchia, nel cui nuovo specchio d’acqua, così formato, potrebbe benissimo essere allocato un vero scalo per diportismo nautico senza disturbare affatto il tradizionale uso balneare della cala Portavecchia.
Ecco come si presenta attualmente il porto di Monopoli

Ed ecco come si presenterebbe con l’accorpamento

Questa soluzione, che impegnerebbe sostanzialmente soltanto aree di proprietà comunale, oltre a proteggere con la nuova diga dalle pericolosissime mareggiate di Levante le mura cinquecentesche, i torrioni, il castello di Carlo V, lo stesso vecchio molo Margherita e il corpo principale più esposto del nostro centro storico (i quartieri Papacenere, San Vito, San Salvatore, Santa Maria), potrebbe portare la città a fare quel balzo di qualità che nessuno finora è mai riuscito a concepire: l’afflusso e il concentramento di barche e yacht di diportisti nazionali ed esteri al cospetto delle nostre antichissime mura. Credo che ciò sarebbe di sprone anche a far ridiventare le calette sabbiose della restante parte del nostro splendido litorale delle vere perle della balneazione collettiva e ad elevare la zona Santo Stefano-Capitolo a seconda città attrezzata per residenza, villeggiatura e svago per tutto l’anno (per chi non lo sapesse lì vi è anche una graziosa stazioncina ferroviaria che si chiama Egnazia) e consentire infine lo svolgimento di eventi all’interno di tutto il centro storico a scopo promozionale esclusivamente residenziale, turistico e commerciale delle nostre bellezze architettoniche e delle pregiate produzioni locali, in particolare del pescato, degli ortaggi, dell’olio, delle olive e di tutti i loro derivati, con l’auspicio di farne rivivere il perduto spirito del luogo. Mi riferisco alla piccola isola cosiddetta della Portavecchia che, fino ai primi anni Cinquanta, fungeva come una riservata appendice di uno stabilimento balneare (Calderale) attrezzato di spogliatoi in legno. Sono molto affezionato a quell’isoletta posta quasi a guardia della sua cala. Rammento che dopo lo smantellamento delle cabine, con gli amici ancora ragazzini e in costume adamitico, si andava a caccia di pelose e gamberetti annidati nelle canalette artificiali originariamente scavate per consentire la riservatezza dei primi bagni delle signore che dall’interno delle cabine si calavano direttamente in acqua al riparo da occhi indiscreti. Sono rammaricato dal fatto che oggi quel luogo che fu così romantico si trovi ancora in uno stato di totale abbandono. Si sa che, nei primi anni Novanta, ci fu da parte dell’Amministrazione comunale pro-tempore un (fallito) tentativo di utilizzarla come base di sostegno di una piattaforma panoramica in legno lamellare con pontile pedonale, e che un brutto giorno il vento di Levante spazzò via scaraventandola sull’attiguo arenile.
Così appariva la struttura lignea quando fu installata sull’isola

Con la costruzione di una nuova diga a difesa dal pericolosissimo vento di Greco-Levante, quell’isolotto potrebbe ritornare a svolgere la sua antica funzione, anzi l’eventuale sovrapposizione di una struttura stilizzata su di esso, da adibire a centro direzionale dei servizi portuali per diportismo nautico o ad altra opera architettonica aperta a qualsiasi possibile immaginazione, potrebbe arricchirne definitivamente e turisticamente la città marchiando il luogo con la sua presenza.
Cordiali saluti,
Franco Muolo
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Commenti
Cari concittadini e Spett.le redazione perché non costituiamo un comitato che sostenga questo progetto che può dare alla nostra cittadina delle reali opportunità di sviluppo? Facciamo una raccolta di firme o qualunque altra iniziativa a sostegno del progetto?
questa città mi terrorizza, si renderà mai conto che il mare rappresenta l'80% della bellezza del luogo (e il restante 20 lo lascio alla campagna)?...e siamo stati capaci di metterci una conceria a imbrattare di schifezze chimiche le acque, oltre agli occhi bendati su trentennali sversamenti di ben note e intoccabili strutture...
gli escementi dei cani li farei mangiare ai loro padroni perchè un ammnistratore non deve ripulire lo schifo dei suoi cittadini
Le casse comunali saranno pure state riempite, non per migliorare Monopoli ma per arricchire altri!
Il turista a Monopoli non riesce a vivere bene...mezzi pubblici, organizzazione, divertitenti e attività turistiche inesistenti, parcheggi carissimi, strade rotte, la fogna rotta al Capitolo, spiaggie sporchissime... insomma: una vergogna!
E perchè nessuno fa qualcosa? Costa troppo?
A cosa servono i consigli comunali??? Dovrebbero occuparsi di queste cose, invece che star li ad occupare una poltrona per far la comparsata!!!