Gentile Redazione,
la notizia che l’immobile della “Cervina”, comunemente noto come deposito militare carburanti (sito al centro della nostra zona industriale), sia in fase di dismissione da parte del Ministero della Difesa, fa sì ché Monopoli continui ad essere ancora una città a rischio. Infatti, nell’ultimo arco di secolo, la sicurezza pubblica non è stata mai tenuta in grandissima considerazione. Fin dai primi anni del Novecento, gran parte dei cittadini ha rischiato e sofferto malanni per il semplice fatto di abitare in questo singolare paese. Dapprima fu completato lo splendido molo intitolato alla regina Margherita di Savoia, incernierato sotto il castello di Carlo V, e servì a proteggere dai devastanti venti di Levante le case del centro antico e le attività pescherecce che, all’epoca, venivano praticate nell’angusta cala del porto naturale. I guai di questo pur sempre sbalorditivo centro urbano (elogiato da molti viaggiatori del nord Europa) cominciarono subito dopo, con la costruzione della diga di Tramontana, quando le autorità comunali pro-tempore decisero di erigere in mare una gigantesca struttura di pietra calcarea, capace di completare la difesa del futuro porto commerciale dalle burrascose mareggiate provocate dai venti del Nord. Nessuno poteva immaginare quale impatto urbanistico avrebbe poi comportato quella pur necessaria opera marittima, giacché in quei tormentati anni (prima, durante e dopo la Grande guerra) era impensabile una valutazione dei danni che, a cascata, avrebbe subito il nostro territorio. Per l’approvvigionamento della materia prima fu escavata un’ampia area agricola a nord della città, in località Spina (oggi una cavità in stato di abbandono e insicura). Successivamente fu eretto il cementificio. Al centro del porto. Pensato per continuare a sfruttare la pietra della vecchia cava, e dopo anche quella di un’altra molto più grande, aperta in località Caramanna a pochi chilometri a sud della città. Così iniziò la produzione del cemento e lo sversamento delle sue polveri asfissianti nel paese fino agli anni Ottanta. Ma, il massimo della spregiudicatezza, esercitata in spregio della sicurezza degli abitanti di Monopoli e del suo circondario, si concretizzò allorquando il ministero della Difesa fece costruire gli otto pericolosi e puzzolenti depositi interrati di carburanti dalla società Cervina a ridosso dell’abitato, in località Chianchizza (siti tuttora nei pressi di un opificio oleario comprensivo di una grande centrale elettrica a biomasse irrorante, in compenso, profumate essenze dai suoi svettanti e variopinti camini). Nello stesso periodo furono costruiti: un raccordo ferroviario, svariati silos metallici all’aperto e un oleodotto che alimentava i suddetti serbatoi militari interrati con i combustibili che venivano scaricati dalle navi cisterna all’estremità del molo di Tramontana. La grande opera del governo continuò con l’escavazione dei noti, intricati rifugi sotto al borgo. Occorrenti, si disse, per proteggere la popolazione dagli attacchi aerei nemici durante gli anni della seconda guerra mondiale. Non sono serviti. Per fortuna. Ma se la bomba che procurò, il 16 novembre del 1940, la morte del povero segretario comunale Clemente Cancelli fosse caduta su quei depositi pieni di benzina, oggi non ci sarebbe più la città. La sospensiva dell’autorizzazione ministeriale concessa a una società britannica per attività di ricerca di idrocarburi nel nostro mare, accordata dal Tar di Lecce su ricorso del comune di Ostuni, non ci consente di cantar vittoria: una raffineria di petrolio, verosimilmente realizzabile dentro o nelle immediate vicinanze di quelle cavità, purtroppo, non garantirebbe ancora alcuna sicurezza a favore della popolazione. Salvo che la nostra classe politica si attivi subito nell’acquisizione di quel prezioso immobile militare per farne veramente un (più volte e da più parti ventilato) cuscinetto verde per la difesa dell’abitato.
Franco Muolo
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Commenti
nemmeno posti di lavoro,continuate a criticate quelle persone che in passato anno contribuito allo sviluppo della nostra città, una cosa e certa, che monopoli e una delle città più sviluppate di puglia.
con che coraggio parlate di altro quando l'aria puzza?
obiettivamente monopoli è una città fecale, lo dice l'aria e lo comunicano i volti.