Lunedì 21 Maggio 2012
   
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SCOGLIERA ARTIFICIALE: OPERE FONDAMENTALI?

Mura_cinquecentesche_cr

Gentile Redazione,

la delega alle attività portuali e marinare, assegnata recentemente dal sindaco Emilio Romani al consigliere Giuseppe Spinosa di Azzurro Popolare, ha consentito al neo assessore di dichiarare pubblicamente, fra l’altro, il suo impegno a far “elaborare un nuovo Piano regolatore del porto, perché si tratta di uno strumento indispensabile per far crescere il nostro scalo”. Finalmente, dopo quasi un decennio, un assessore al ramo ha capito che per un corretto sviluppo del porto di Monopoli bisogna innanzitutto assecondarne una moderna pianificazione portuale locale da raccordare con il Piano urbanistico generale della città. Nel dare merito all’assessore per la esemplare iniziativa, vorrei esternare una mia considerazione personale sul tema precedendola con alcuni cenni storici.

Si racconta che i Veneziani, governando Monopoli dalla fine del XV fino a quasi un terzo del XVI secolo, iniziarono la costruzione delle nostre mura cinquecentesche e prolungarono il “molo” per proteggere il porto dal vento di maestrale. Probabilmente doveva esserci già un piccolo attracco (forse con radice dov’è ora Punta del Trave) ritenuto insufficiente per la difesa dal vento di Nord-Ovest e quindi meritevole di allungamento. E’ noto che durante la dominazione della Serenissima la città ebbe un notevole sviluppo, grazie alle frementi attività derivanti dal prezioso scalo, ritenuto allora il solo attracco guarnito e ben protetto fra Bari e Brindisi. Tanto prezioso che nel 1530 i monopolitani, spogliandosi dei propri gioielli personali, s’impegnarono a versare agli Spagnoli la bellezza di 41.000 ducati d’oro chiedendone il riscatto unitamente al suo borgo originario e al ricco e fertile retroterra. La spianata artificiale (dove sorge attualmente piazza Giuseppe Garibaldi), formatasi a seguito dell’insabbiamento dell’antico porto canale (ancora navigabile al 16 dicembre 1117 – giorno d’approdo della zattera col quadro della Madonna), rifioriva di scambi commerciali e di prodotti locali, olio, frutta, legno, salnitro dei monti di Alberobello e cavalli della masseria Cavallerizza, che da lì venivano poi imbarcati sulle galee veneziane alla volta dei Paesi dell’alto Adriatico e del vicino Oriente.

Ciò m’induce a pensare che il paese oggi possa trovarsi nelle medesime condizioni favorevoli a una ripetizione di un’altra “età dell’oro”. Il recente potenziamento e allungamento della diga di tramontana, le febbrili aspettative manifestate da tutti gli operatori portuali, ancorché i fermenti socio-politici della collettività nell’essersi dotata del nuovo Piano urbanistico generale, costituiscono una formidabile rappresentazione. Sono convinto che il nostro scalo, abilmente ridisegnato e interagendo con il suo adiacente e prezioso vecchio borgo, aspetti la carica giusta per ridiventare il centro di sviluppo di tutto il Sudest barese. Sempre che si rivisitasse la (segreta?) cartografia dell’ultima variante al Piano regolatore del porto (la cui definitiva stesura andrebbe adesso a maggior ragione urgentemente caldeggiata), laddove risulterebbe disegnata una nuova diga antemurale a difesa dei venti di grecale e levante, localizzata di fronte ai resti dello storico muraglione che si estende da cala Portavecchia fino al castello di Carlo V, a futura protezione dello stesso e, di conseguenza, di tutto il borgo antico. Opere assolutamente prioritarie per implementarne lo sviluppo, da riprogrammare con la stesura del nuovo Piano regolatore del Porto, sarebbero, a mio parere, la necessaria attività di escavazione dei fondali di cala Curatori e la realizzazione dell’anzidetta scogliera artificiale. La prima per agevolare l’attracco delle navi traghetto per passeggeri e merci e la seconda per la difesa del borgo antico, come s’è detto. E in futuro, perché no!, per la trasformazione di quest’ultima struttura, in un porto turistico esterno alle mura cinquecentesche.

 

Commenti 

 
#5 Franco Muolo 2011-02-25 17:49
Beh! Caro Nando 49, pure a sbagliare una sessantina d'anni dopo più di dieci secoli non mi sembra un grandissimo errore. D'altronde anche la data dell'approdo della zattera col quadro della Madonna potrebbe non essere proprio quella. Non ti pare?
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#4 Nando 49 2011-02-25 15:30
Mi dispiace per Franco, ma deve chiarire da quale fonte ha tratto la notizia che il porto canale di Monopoli era navigabile alla data dell'approdo della madonna della Madia avv. il 16 dic. 1117, quando tutte le fonti di storia locale (cronaca Indelliana, Finamore Pepe e quant'altro), lo danno invece per insabbiato dal normanno Ugo Toute Bone nell'anno 1049. Se fosse vero, devo dire bravo Franco e..nella vita non si finisce mai di imparare.
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#3 cavallo 2011-02-20 02:46
il dragaggio dei fondali e un tassello fondamentale per lo sviluppo del porto,di conseguenza dello sviluppo della città altrimenti come fanno le navi da crocera, ed altre ad entrare nel porto?
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#2 Gennaro 2011-02-19 15:46
Io credo che se guardiamo la pianta del porto ,come dice "Salerno", vediamo che la cala Curatori sarebbe perfetta per un terminal traghetti.Il fondale non è troppo basso ,ricordo infatti che quella cala ospitò per lungo tempo una nave in disarmo (credo che si chiamasse Onorina o giù di li). Se si costruisse una specie di stazione marittima dal lato Italcementi o dall'altro verrebbe una bella cosa.Pensiamoci.
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#1 Salerno 2011-02-19 10:08
Se fotografiamo il porto dall'alto ne possiamo rilevare una certa superficie in mq.
Ma quella misura è fuorviante ,dato che in più punti il fondale è ridotto o minimo.La superficie utilizzabile è quindi molto inferiore a quella ufficiale.
E' chiaro che prioritariamente si dovrebbero fare dei notevoli lavori di escavazione (a partire da cala Curatori e davanti la cementeria)
per rendere in qualche modo utilizzabile il 100% della superficie portuale.
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