Le immagini che vi mostriamo sono scattate nella pineta di Via Ludovico Ariosto a Monopoli, una delle tante aree verdi della città abbandonate al degrado, alla sporcizia ed infestate da erbacce e rifiuti. In questi mesi siamo tornati più volte sull’argomento mostrando numerosi casi di degrado ambientale. La città occupa sempre più territorio ed aumentano le aree verdi da curare. Nel contempo un bilancio comunale sempre più asfittico impedisce di reperire le risorse sufficienti a curare tutte le aree verdi della città. Come risolvere il problema? Il dibattito è aperto.
L’idea di concedere in concessione ai privati le aree verdi potrebbe presto farsi strada; nel frattempo sarebbe il caso che tutti i cittadini rispettassero maggiormente i polmoni verdi del paese.
E’ stato ampiamente riconosciuto il fatto che la povertà causa degrado ambientale e che il degrado ambientale causa povertà.
Chi è povero e deve pensare a sfamarsi o deve pensare ad arrivare a fine mese non avrà né tempo e né voglia di pensare all’Ambiente e all’Ecologia e penserà, giustamente, solo a sfruttare ciò che l’Ambiente (naturale, rurale, urbano) offre o può offrire, degradandolo sempre più.
Viceversa, in un contesto ambientale (naturale, rurale, urbano) già degradato sarà molto più difficile riuscire a stare bene sia in senso economico, produttivo, occupazionale, imprenditoriale, commerciale, sia in senso culturale e turistico, sia in senso privato e personale, sia in senso pubblico e sociale.
L’Ambiente e la Povertà, l’Ambiente e lo Sviluppo, l’Ecologia e l’Economia sono facce della stessa medaglia. Sono strettamente interconnesse. Intimamente interconnesse.
L’assenza di adeguate politiche ambientali (naturali, rurali ed urbane) nella maggior parte dei territori e delle città non può che essere, dunque, attribuita ad un altro tipo di povertà, ben più grave di quella economica: la povertà culturale in tema di ambiente.
Così come la presenza di adeguate politiche ambientali in alcuni territori (pochi) e in alcune città (pochissime) non può che essere attribuita alla ricchezza culturale in tema di ambiente di pochi e virtuosi amministratori, imprenditori, professionisti, ambientalisti, cittadini.
La povertà culturale in tema di ambiente si manifesta anche e soprattutto con il ritenere secondari, non prioritari, non strategici, poco importanti, addirittura “optional”, aspetti dei territori e delle città quali, ad esempio, la bellezza del paesaggio, il verde urbano sano, curato e pulito, i parchi urbani valorizzati e fruibili, il decoro urbano, le isole ecologiche di un certo tipo per i rifiuti, il traffico automobilistico ordinato, i “bisognini” dei cani a passeggio negli appositi contenitori, aree naturali protette adeguatamente gestite e valorizzate, e nel ritenere, invece, primari, prioritari, strategici e importanti sempre e solo l’Economia, l’Industria, l’Edilizia ecc.
Dell’ambiente, purtroppo, ci si occupa (nella maggior parte dei casi) quando si è in emergenza o quando ci si può ricavare quattrini. E così ci si occupa del suolo quando frana, dei fiumi quando sono inquinati, degli alberi quando sono malati, dell’erba quando è alta 1 metro, dei rifiuti quando sono ammassati per strada, dell’impatto ambientale delle industrie quando ormai producono tumori, della biodiversità quando è già erosa o del fotovoltaico, dell’eolico e del bio-mattone quando possono farci guadagnare.
Occorre una inversione di tendenza. O meglio: una vera e propria sterzata ! Subito. Soprattutto di tipo culturale e politico.
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Commenti
L'inciviltà è un fatto trasversale che esiste in tutti gli strati della società.
Il problema non tocca solo le aree verdi ma anche tutte le strade extraurbane e rurali, dove si scarica di tutto.
Telecamere e multe potrebbero arginare il fenomeno, perlomeno quello circoscritto alle aree urbane, ma il resto rimane :-(