Lunedì 21 Maggio 2012
   
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IL GIORNALISMO: LO SHOW DEL DOLORE?

IL_RICORDO_cane_azzanna
5 giugno 2006: due fratellini scompaiono nel nulla, nel buio. Si scatena un circo mediatico che coinvolge il pm incaricato delle ricerche, la famiglia, il padre accusato della scomparsa; ma di Francesco e Salvatore Pappalardi, nessuna traccia per quasi due anni. Solo il 25 febbraio 2008 avviene il ritrovamento dei due piccoli cadaveri, perché un altro bambino cade nello stesso fatale pozzo, all’interno di un cantiere. I due bambini hanno subito una fine orribile, morti in seguito alle numerose ferite riportate nella caduta, oltre che di fame e sete.

Un’ottima occasione per parlare della mercificazione delle parole e dei sentimenti, la presentazione del libro del giornalista e scrittore Alessio Viola, intitolato “Il ricordo è un cane che ti azzanna”.
L’autore ha scritto diverse opere e ha alle spalle molti anni di esperienza nel giornalismo (Corriere del Mezzogiorno, La Repubblica Bari, Antenna Sud, Telebari). L’incontro è stato organizzato dall’associazione per la libera informazione Agorà di Monopoli ed è stato patrocinato dal comune di Monopoli, presente nella persona del neo Assessore alla cultura Perricci.

Una discussione che parte dal libro, ispirato alla storia della scomparsa di Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina. Nel libro, Alessio Viola sposta la vicenda nel tempo e nello spazio: siamo negli anni 60, a Troia, comune del foggiano. Un gruppo di bambini gioca in un cantiere e durante una “prova di coraggio” due di loro cadono e muoiono. Gli altri piccoli membri del gruppo stringono un patto di omertà fortissimo, promettendo di non rivelare mai a nessuno la fine dei due amici. Che fine hanno fatto questi sopravvissuti? Come vivono questo terribile ricordo?

“Perché è questo che è successo, secondo me”, spiega Alessio Viola. “Se gli inquirenti, invece di farsi belli sotto i riflettori di giornali e tv, si fossero rivolti ai compagni di gioco di Ciccio e Tore per sapere dove andavano a passare il loro tempo libero...chissà, forse sarebbe stato possibile salvarli. Invece a nessuno è venuto in mente di investigare su dei banali giochi di coraggio, perché non avrebbe fatto abbastanza notizia. Quello che serviva era individuare un ‘mostro’, e chi meglio del
padre dei due bambini, un camionista alcolizzato e separato dalla moglie?”

Sta di fatto che Adriano Pappalardi è risultato essere innocente nella vicenda; eppure, la sua vita è stata stroncata, come anche quella dei suoi due figli, che hanno subito una fine orribile.

Possibile che il giornalismo si possa nutrire solo di scoop e non possa aiutare ad arrivare alla verità?
Dov’è il giornalismo di qualità?

“La verità è che il dolore fa audience”, risponde con una luce triste negli occhi Alessio Viola. E ricordando il piccolo Alfredino, morto in un pozzo il 10 giugno 1981, dopo una notte di tentativi inutili di salvataggio e di diretta tv, un brivido scuote la sala di Carlo V.

La morte in diretta.

“Il giornalismo per me è prima di tutto passione di conoscere e raccontare le storie”, afferma ad una nostra domanda la neo presidentessa di Agorà, Gabriella Reho. “A Monopoli, in particolare, l’attività giornalistica è notevole, ma bisogna ammettere che viviamo in un momento in cui le televisioni e i giornali deviano in parte il significato delle notizie. Noi di Agorà, nel nostro piccolo, cerchiamo di stimolare il dibattito sulla libera informazione all’interno della nostra comunità.”

Commenti 

 
#2 giovanna 2011-02-26 02:14
libera informazione... sì con le chiacchiere e le belle parole siamo tutti bravi.
Io vedo solo monopolitube impegnata su questo fronte, il resto è solo desolazione talvolta autocompiaciuta.
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#1 io in paradiso 2011-02-25 23:10
Il giornalismo come avvolti della cronaca non serve a niente e a nessuno.....
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