Gentile Redazione,
la tragedia verificatasi in Giappone sta facendo preoccupare la maggior parte dei Paesi occidentali, rendendo non più certa e sicura la produzione dell’energia elettrica nell’utilizzo di materiali altamente inquinanti come carbone e petrolio (che procurano l’aumento dell’effetto serra nell’atmosfera), uranio e plutonio (per le micidiali radiazioni assimilabili dal corpo umano a seguito di incidenti in centrali atomiche, possibili con i terremoti e anche per errori umani). Rimarrebbe ora il gas naturale su cui puntare, visto che esistono immensi giacimenti di metano, sebbene meno inquinanti, da sfruttare ancora per moltissimi anni. Dopodiché, bisognerebbe per forza accontentarsi delle energie rinnovabili provenienti da sole, vento, maree ecc… E così, ripartendo, come dire, dalla natura, bisognerebbe ritornare ad imparare alcuni vecchi mestieri del tutto scomparsi. Per esempio quello del “canneggiatore”. Già, li chiamavano proprio in quel modo: i canneggiatori erano quei coadiutori saltuari addetti alle misurazioni d’ogni tipo di terreno con l’uso di apposite canne metriche di bambù avvitabili lunghe tre metri l’una. Negli anni Sessanta, dopo la nazionalizzazione dell’energia elettrica, nelle campagne pugliesi, dove si vedevano in ausilio di tecnici comunali chiamati a localizzare sulle mappe i fabbricati rurali da “elettrificare”, significava che stava per arrivare la corrente, dopo secoli e secoli di candele e lumi a petrolio. Nelle umili casette di contadini e braccianti si prevedeva di installare generalmente solo misuratori monofase della potenza minima di mezzo chilowatt a 220 Volt, comunemente denominati contatori della luce. In caseggiati più grandi e nelle masserie si aggiungevano quelli trifase per azionare le prime mungitrici automatiche e pompe elettromeccaniche per uso irriguo. I fabbricati rientranti nel raggio di mille metri da ogni nuova cabina dell’Enel, nel frattempo in costruzione grazie ai fondi messi a disposizione attraverso la Cassa per il Mezzogiorno, beneficiavano di allacci gratuiti; quelli al di fuori erano soggetti a contributo oneroso per il necessario prolungamento delle linee elettriche. Nel giro di qualche anno gran parte delle case sparse e ogni borgo ricadenti in aree extraurbane godevano della corrente elettrica. E’ passato mezzo secolo e i camini a legna, allora essenziali per far da mangiare e riscaldarsi, sono diventati nostalgiche strutture d’abbellimento estetico. Il progresso e il facile utilizzo degli elettrodomestici hanno contribuito a far crescere in maniera esponenziale i consumi elettrici facendo lievitare la bolletta energetica. E’ opinione diffusa che il sole ci salverà dal buio riservatoci dalla penuria dei combustibili fossili e che lo sfruttamento pulito di quella straordinaria forza della natura si possa veramente liberalizzare adottando politiche concretamente e gradatamente incentivanti. Le terrazze ben assolate e ventilate delle nostre case di campagna, che una volta servivano esclusivamente per seccare fichi, pomodori e conserva, e ora totalmente disponibili, forse si coprirebbero in pochi anni di pannelli solari, celle fotovoltaiche e singoli ventilatori. E raggiungere tutti, se collegati in unica rete di scambio intelligente (non lo dice solo lo straripante comico agitatore italiano Beppe Grillo, ma anche il famoso economista scienziato statunitense Jeremy Rifkin), la completa autonomia energetica, con buona pace delle civiche amministrazioni. Dato per certo che i loro eclettici canneggiatori di ieri sostituirebbero oggi le loro canne metriche con i computer. Magari iniziando dai tetti degli edifici pubblici della nostra città, tanto per dare l’esempio, visto che negli archivi della segreteria generale del nostro Comune giace un provvedimento deliberativo consiliare sin dall’estate 2007, con il quale si approvava all’unanimità la fornitura e l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti di tutti gli edifici scolastici del centro urbano e dell’agro.
Franco Muolo
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Commenti
...invece con le energia naturali oltre al fatto di essere meno dannose offrono lavoro immediato e di questo che abbiamo anche bisogno!!!
...questa è solo una ma troppo vera di tante osservazioni rigurado questo problema!
Ne approfitto dello spazio che offre questo sito per chiedere agli esperti: oggi impiantiamo pannelli solari, ma tra 20 anni o 30, insomma quando sarà finito il loro "ciclo vitale" dove e come li smaltiremo?
Sul sito del comune non c'è più neanche il calendario, perchè?
Si sono svolti tutti gli appuntamenti?