Male i reparti di ginecologia, bene ortopedia
Verifica della produttività dei reparti della Asl di Bari
La classifica
Verifica della produttività dei reparti della Asl di Bari
La classifica
BARI - Promossi i reparti di cardiologia, che sembrano essere i fiori all’occhiello della sanità barese nonostante le lunghe liste d’attesa; bene anche le cliniche ortopediche, leggermente sotto la media medicina interna, non superano l’esame di produttività i reparti di ostetricia e ginecologia dei maggiori ospedali dell’Asl di Bari (sono esclusi il Policlinico, Irccs di Bari e Castellana Grotte e il Miulli di Acquaviva, che non sono direttamente gestiti dall’azienda sanitaria locale). E’ questo, in estrema sintesi, il principale dato che emerge dalla verifica interna che, ogni anno, l’ufficio del controllo di gestione dell’Asl compie per monitorare l’attività svolta nei singoli reparti di ogni ospedale. Si tratta di studi statistici che, lo chiariamo subito, non indicano quant’è bravo un medico o un’intera equipe; ma sono utili a controllare e verificare la cosiddetta «produttività» delle cliniche stesse. Per intenderci, sono le stesse statistiche che i funzionari della Regione e delle aziende sanitarie hanno usato per stilare il Piano della salute, decidendo dove intervenire tagliando i posti letto, accorpando o chiudendo i reparti. Misurare la produttività di una clinica o di un intero ospedale non è esercizio semplice, vanno presi in considerazione diversi fattori e vanno incrociati più dati. La produttività o efficienza può essere calcolata, ad esempio, facendo la proporzione tra il numero di ricoveri rispetto ai posti letto e all’organico.
Gli esperti, però, hanno a loro disposizione alcuni indici standard: il primo è l’indice di attrazione (il numero di pazienti che arrivano da fuori provincia o da altre regioni); oppure il turn over dei malati (proporzione tra ricoveri e dimissioni); ma quello che viene considerato il più significativo è il cosiddetto «Peso medio», l’indice che esprime la complessità delle malattie trattate in un reparto. In sostanza, se in una clinica vengono curate prevalentemente patologie complicate e di soluzione più difficile, il «peso medio» sarà più alto. Dove si curano sopratutto raffreddori l’indice sarà più basso. Per effettuare la valutazione del reparto il valore di riferimento è 1, che segna una sorta di confine tra la mediocrità e l’eccellenza. Andando, quindi, a spulciare le statistiche elaborate dall’ufficio controllo di gestione dell’Asl di Bari, è possibile comparare la «produttività» e l’efficienza dei reparti e degli ospedali. Il Corriere ha deciso di confrontare quattro dei più importati ospedali della provincia: San Paolo, Di Venere, Monopoli e Putignano. Cominciamo col prendere in considerazione proprio l’indice «Peso medio» (il dato è calcolato sul preconsuntivo del 2010), visto che è il più significativo.
Analizzando esclusivamente quest’ultimo possiamo stilare una classifica che, ovviamente, va presa con le pinze. Ad esempio, quello che emerge è che i reparti di cardiologia, anche per i casi complessi chiamati a risolvere, sembrano essere tutti all’altezza della situazione. All’ospedale San Paolo il "Peso medio" tocca l’1,20 ben al di sopra della sufficienza; stesso risultato al Di Venere, a Putignano (1,21) addirittura fanno anche meglio rispetto alle principali strutture del capoluogo pugliese. Ma andiamo avanti: una promozione, anche se più risicata, la raggiungono anche le chirurgie generali. Di Venere e Putignano restano sopra la media (1,04 entrambi), San Paolo e Monopoli, invece, sono leggermente sotto il valore di riferimento (0,91). Male le ginecologie, tutte (San Paolo, Di Venere, Putignano e Monopoli) ben al di sotto della sufficienza (il valore più alto è quello del Di Venere, con lo 0,62). Ma va detto che in campo ginecologico e ostetrico è forte la concorrenza del Policlinico. Va segnalato il risultato oltremodo positivo della Neonatologia del Di Venere che raggiunge il 2,10, ovvero l’eccellenza. Tutte sopra la media anche le ortopedie, bocciate le pediatrie di Monopoli e Putignano (essendoci una struttura di riferimento regionale come l’ospedaletto Giovanni XXIII il risultato è comprensibile), molto bene la clinica oculistica di Putignano (1,39), non altrettanto quella del Di Venere (0,62).
Complessivamente, tra i quattro ospedali, 41 reparti risultano essere sopra la media, 20 sotto la sufficienza. Come detto, ci sono però altri indici, quello di attrazione è anche significativo e ci conferma che la neonatologia del Di Venere è un reparto produttivo (12,61% del totale provinciale). Ma «riabilita» anche la ginecologia dello stesso ospedale, visto che il valore è positivo (13,82%). E’ basso, invece, l’indice di attrazione della cardiologia (4,30%), nella media chirurgia generale (7,20 %) e medicina generale (6,13%). Al San Paolo, l’indice di attrazione di cardiologia (7,75%) è migliore rispetto a quello del Di Venere; resta basso l’indice di ginecologia (5,10%), di medicina generale, bene chirurgia (3,17%), (13,71%).
Gli esperti, però, hanno a loro disposizione alcuni indici standard: il primo è l’indice di attrazione (il numero di pazienti che arrivano da fuori provincia o da altre regioni); oppure il turn over dei malati (proporzione tra ricoveri e dimissioni); ma quello che viene considerato il più significativo è il cosiddetto «Peso medio», l’indice che esprime la complessità delle malattie trattate in un reparto. In sostanza, se in una clinica vengono curate prevalentemente patologie complicate e di soluzione più difficile, il «peso medio» sarà più alto. Dove si curano sopratutto raffreddori l’indice sarà più basso. Per effettuare la valutazione del reparto il valore di riferimento è 1, che segna una sorta di confine tra la mediocrità e l’eccellenza. Andando, quindi, a spulciare le statistiche elaborate dall’ufficio controllo di gestione dell’Asl di Bari, è possibile comparare la «produttività» e l’efficienza dei reparti e degli ospedali. Il Corriere ha deciso di confrontare quattro dei più importati ospedali della provincia: San Paolo, Di Venere, Monopoli e Putignano. Cominciamo col prendere in considerazione proprio l’indice «Peso medio» (il dato è calcolato sul preconsuntivo del 2010), visto che è il più significativo.
Analizzando esclusivamente quest’ultimo possiamo stilare una classifica che, ovviamente, va presa con le pinze. Ad esempio, quello che emerge è che i reparti di cardiologia, anche per i casi complessi chiamati a risolvere, sembrano essere tutti all’altezza della situazione. All’ospedale San Paolo il "Peso medio" tocca l’1,20 ben al di sopra della sufficienza; stesso risultato al Di Venere, a Putignano (1,21) addirittura fanno anche meglio rispetto alle principali strutture del capoluogo pugliese. Ma andiamo avanti: una promozione, anche se più risicata, la raggiungono anche le chirurgie generali. Di Venere e Putignano restano sopra la media (1,04 entrambi), San Paolo e Monopoli, invece, sono leggermente sotto il valore di riferimento (0,91). Male le ginecologie, tutte (San Paolo, Di Venere, Putignano e Monopoli) ben al di sotto della sufficienza (il valore più alto è quello del Di Venere, con lo 0,62). Ma va detto che in campo ginecologico e ostetrico è forte la concorrenza del Policlinico. Va segnalato il risultato oltremodo positivo della Neonatologia del Di Venere che raggiunge il 2,10, ovvero l’eccellenza. Tutte sopra la media anche le ortopedie, bocciate le pediatrie di Monopoli e Putignano (essendoci una struttura di riferimento regionale come l’ospedaletto Giovanni XXIII il risultato è comprensibile), molto bene la clinica oculistica di Putignano (1,39), non altrettanto quella del Di Venere (0,62).
Complessivamente, tra i quattro ospedali, 41 reparti risultano essere sopra la media, 20 sotto la sufficienza. Come detto, ci sono però altri indici, quello di attrazione è anche significativo e ci conferma che la neonatologia del Di Venere è un reparto produttivo (12,61% del totale provinciale). Ma «riabilita» anche la ginecologia dello stesso ospedale, visto che il valore è positivo (13,82%). E’ basso, invece, l’indice di attrazione della cardiologia (4,30%), nella media chirurgia generale (7,20 %) e medicina generale (6,13%). Al San Paolo, l’indice di attrazione di cardiologia (7,75%) è migliore rispetto a quello del Di Venere; resta basso l’indice di ginecologia (5,10%), di medicina generale, bene chirurgia (3,17%), (13,71%).
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Commenti
Solo nel sottotitolo si inizia a capire di cosa si parla. Occorrerebbe specificare già dal titolo con i caratteri di maggiore dimensione, come opportunamente detto nel testo, che si parla solo di economia e dati di produttività aziendale.