Gentile Redazione,
sebbene la “storia di otto”, raccontata nell’ultima ricorrenza del Giorno della Terra, sia passata quasi inosservata, eppure c’è stato un commentatore che mi ha definito (scherzosamente) vecchio trombone. Oggi, tanto per cambiare registro, vi propongo tutt’altra musica. Una musica stridente, fragorosa, piuttosto angosciante che spesso m’investe il corpo e la mente aspettando una partenza o un arrivo in una nuovissima area cittadina: la locale stazione ferroviaria. E’ noto, e lo si vede benissimo, che da qualche tempo lo scalo ferroviario monopolitano soffre di una desertificazione congenita. Salvo la frequentazione di un nugolo abituale di pensionati e, di tanto in tanto, di un raccattatore di cicche e qualche cartaccia, le banchine d’attesa sembrano deserte. Deserto appare lo scomodo (a causa degli alti gradini disagevoli e delle lunghissime rampe per disabili) tunnel sotterraneo, imbrattato d'inspiegabili decorazioni pittoriche murarie, ritenuto sicuramente altamente pericoloso, visto che molti agilissimi viaggiatori preferiscono attraversare direttamente i binari mettendo a repentaglio la loro vita. Deserti sembrano i vecchi e nuovi uffici, giacché non si nota ombra di personale nel loro interno, dicono che le manovre sono governate dai computer. Deserto è pure l’ampio ex parco ferroviario situato a margine lungo la via Canonico del Drago laddove, per intenderci, il Comune mira a costruire un mega parcheggio da porre a servizio del futuro(?) teatro Radar. L’unica oasi presente nell’intero complesso è il Bar della Stazione, sempre affollato non dai passeggeri in transito, ma da un pubblico cittadino che, a ragion veduta, ne apprezza il gran servizio e le sue ottime leccornie. Dicevo dell’altra musica: proprio nel pomeriggio del giorno di Pasqua, mentre aspettavo l’arrivo del treno delle ore 19,20, proveniente da Lecce e diretto a Bolzano, mi colpì la visione dell’antico serbatoio d’acqua, ubicato a nord del nucleo centrale della stazione, che serviva fino ad alcuni decenni or sono per l’alimentazione delle vecchie locomotive a vapore. Mi trovavo proprio di fronte, dall’altra parte della nuova banchina a monte a servizio del binario due, e mi venne la felice idea di scattarne alcune fotografie con l’uso della fotocamera del mio cellulare. Ebbene, è vero che ci fu una flebile voce registrata di un altoparlante che annunciava un treno in transito sul binario uno, viaggiante in direzione da Bari verso Lecce, invitando i viaggiatori in sosta a fare molta attenzione a non superare la striscia gialla, ma fu anche verissimo che nell’istante in cui scattavo le foto al serbatoio idrico, mi sfrecciò davanti all’obiettivo un fulmineo “pendolino” a una velocità certamente non inferiore ai 100/120 chilometri l’ora. La musica fu assordante per le mie orecchie e la polvere che sollevò mi procurò una serie di starnuti particolarmente rumorosi e abituali nel dare alla mia rinite cronica l’occasione giusta per manifestarsi. Questo fatto avviene tutti i giorni e più di una volta al giorno nella stazione di Monopoli, atteso che anche i treni merci sembra che vadano fischiettando nervosamente a velocità sostenuta. Nel caos delle città capoluogo di provincia ci sono fermate obbligatorie effettuate nelle stazioni ferroviarie in un silenzio di tomba, mentre nel deserto delle stazioni di altre città di provincia, non solo non si usufruisce delle fermate dei treni a lunga percorrenza, ma non si rispetta neanche il silenzio che ogni “deserto” dovrebbe avere. Possibile che non c’è più nessun orecchio umano che controlli la “musica” e la sicurezza delle piccole stazioni ferroviarie? Cordiali saluti,
Franco Muolo
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Commenti
Però ora, quando mi capita di partire, la stazione appare anonima, fredda. Gente presa dai fatti propri, a malapena un cenno di saluto.
La stazione era un luogo affascinante, ti faceva "sognare".
Ma come ha detto qualcuno, il progresso ha rovinato questo aspetto romantico...
Per non parlare poi del degrado in cui versa: macchinette obliteratrici rotte, graffiti senza senso...