Lunedì 21 Maggio 2012
   
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LA "DESERTIFICAZIONE FERROVIARIA"

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Gentile Redazione,

sebbene la “storia di otto”, raccontata nell’ultima ricorrenza del Giorno della Terra, sia passata quasi inosservata, eppure c’è stato un commentatore che mi ha definito (scherzosamente) vecchio trombone. Oggi, tanto per cambiare registro, vi propongo tutt’altra musica. Una musica stridente, fragorosa, piuttosto angosciante che spesso m’investe il corpo e la mente aspettando una partenza o un arrivo in una nuovissima area cittadina: la locale stazione ferroviaria. E’ noto, e lo si vede benissimo, che da qualche tempo lo scalo ferroviario monopolitano soffre di una desertificazione congenita. Salvo la frequentazione di un nugolo abituale di pensionati e, di tanto in tanto, di un raccattatore di cicche e qualche cartaccia, le banchine d’attesa sembrano deserte. Deserto appare lo scomodo (a causa degli alti gradini disagevoli e delle lunghissime rampe per disabili) tunnel sotterraneo, imbrattato d'inspiegabili decorazioni pittoriche murarie, ritenuto sicuramente altamente pericoloso, visto che molti agilissimi viaggiatori preferiscono attraversare direttamente i binari mettendo a repentaglio la loro vita. Deserti sembrano i vecchi e nuovi uffici, giacché non si nota ombra di personale nel loro interno, dicono che le manovre sono governate dai computer. Deserto è pure l’ampio ex parco ferroviario situato a margine lungo la via Canonico del Drago laddove, per intenderci, il Comune mira a costruire un mega parcheggio da porre a servizio del futuro(?) teatro Radar. L’unica oasi presente nell’intero complesso è il Bar della Stazione, sempre affollato non dai passeggeri in transito, ma da un pubblico cittadino che, a ragion veduta, ne apprezza il gran servizio e le sue ottime leccornie. Dicevo dell’altra musica: proprio nel pomeriggio del giorno di Pasqua, mentre aspettavo l’arrivo del treno delle ore 19,20, proveniente da Lecce e diretto a Bolzano, mi colpì la visione dell’antico serbatoio d’acqua, ubicato a nord del nucleo centrale della stazione, che serviva fino ad alcuni decenni or sono per l’alimentazione delle vecchie locomotive a vapore. Mi trovavo proprio di fronte, dall’altra parte della nuova banchina a monte a servizio del binario due, e mi venne la felice idea di scattarne alcune fotografie con l’uso della fotocamera del mio cellulare. Ebbene, è vero che ci fu una flebile voce registrata di un altoparlante che annunciava un treno in transito sul binario uno, viaggiante in direzione da Bari verso Lecce, invitando i viaggiatori in sosta a fare molta attenzione a non superare la striscia gialla, ma fu anche verissimo che nell’istante in cui scattavo le foto al serbatoio idrico, mi sfrecciò davanti all’obiettivo un fulmineo “pendolino” a una velocità certamente non inferiore ai 100/120 chilometri l’ora. La musica fu assordante per le mie orecchie e la polvere che sollevò mi procurò una serie di starnuti particolarmente rumorosi e abituali nel dare alla mia rinite cronica l’occasione giusta per manifestarsi. Questo fatto avviene tutti i giorni e più di una volta al giorno nella stazione di Monopoli, atteso che anche i treni merci sembra che vadano fischiettando nervosamente a velocità sostenuta. Nel caos delle città capoluogo di provincia ci sono fermate obbligatorie effettuate nelle stazioni ferroviarie in un silenzio di tomba, mentre nel deserto delle stazioni di altre città di provincia, non solo non si usufruisce delle fermate dei treni a lunga percorrenza, ma non si rispetta neanche il silenzio che ogni “deserto” dovrebbe avere. Possibile che non c’è più nessun orecchio umano che controlli la “musica” e la sicurezza delle piccole stazioni ferroviarie? Cordiali saluti,

Franco Muolo

Commenti 

 
#7 Antonia Pertosa 2011-04-30 14:02
Ho scoperto c mio grande stupore che il Lecce Milano - il Lecce Torino e viceversa non effettuano più fermate alla stazione di monopoli, che bello, e sarà sempre peggio visto che non abbiamo nostri rappresentanti alla regione, noi votiamo i vari Minervini ed ecco il risultato, la nostra è terra di stranieri e loro pensano ai loro paesi e non al nostro, che vergogna!!!!!
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#6 monopoli nel cuore 2011-04-29 08:19
e si la vechia stazione era un luogo che faceva tenerezza!! , quando cominciava a suonare si cominciava anche ha piangere , ci si salutava con la speranza di rincontrarsi di nuovo e il bar , andavamo a vedere le partite di calcio ,quanti ricordi, il progresso ha ucciso i sentimenti , ma qua il colpevole e solo l´essere umano ,tempi che nn torneranno mai piu!!!
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#5 Kekko 2011-04-28 16:17
Da piccolo la stazione mi ha sempre affascinato. Vuoi perchè accompagnavo i nonni che partivano per andare dai miei zii e quindi, per me bambino, era il luogo che significava lasciare Monopoli, significava vacanza. Poi c'era l'edicola, il giardinetto con la fontanina e, se non ricordo male, anche i pesciolini :-)
Però ora, quando mi capita di partire, la stazione appare anonima, fredda. Gente presa dai fatti propri, a malapena un cenno di saluto.
La stazione era un luogo affascinante, ti faceva "sognare".
Ma come ha detto qualcuno, il progresso ha rovinato questo aspetto romantico...
Per non parlare poi del degrado in cui versa: macchinette obliteratrici rotte, graffiti senza senso...
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#4 anna 2011-04-28 14:25
sig.muolo ha pienamente centrato il pensiero e la considerazione che, mi auguro pensa la maggior parte dei monopolitani che frequenta la stazione,non un adetto hai servizi,non una persona in carne e ossa per chiedere informazioni, un voce meccanica che avvisa l'arrivo dei treni che è talmente flebile da non far sentire nulla,e quei treni che sfrecciano senza fermarsi... mah....come era bello prima con i ferrovieri che affollavano il gabbiotto (ora deserto) a cui ci si poteva rivolgere per qualsiasi problema.Purtroppo questo e' il prezzo da pagare al progresso
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#3 Tony 2011-04-28 13:33
non parliamo della presenza degli stormi di uccelli degni del cinema del maestro Hitchcock e della conseguente puzza di guano che imperversa soprattutto con la pioggia. attraversando la stazione tutti i giorni il tanfo è insopportabile
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#2 romanticismo 2011-04-28 13:30
Caro Franco, sconti il tuo romanticismo! Quello che ti fa ricordare il clima che si percepiva in passato nella stazione ferroviaria locale, come in quelle simili dei paesi vicini; quel clima familiare e rassicurante, creato dalla costante presenza del personale ferroviario e dal continuo viavai dei passaggeri e dei loro accompagnatori. Tutto questo era espressione di uno spirito ormai scomparso, che si basava su un modo di intendere il servizio ferroviario profondamente diverso dall'attuale, imperniati rispettivamente sulle funzioni sociali da esso svolte e sulle ragioni economiche, le quali ne hanno completamente stravolto l'impostazione e la gestione. Insomma, se ciò che conta è solo il bilancio, non c'è spazio per altro, meno che mai per il romanticismo di un viaggiatore! In conclusione, potrei dire che il romanticismo (o la socialità?) ormai è un lusso, che qualcuno ha deciso che non possiamo permetterci, almeno non a spese del contribuente! Cordialmente, anzi... tristemente. :-)
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#1 NICKKI 2011-04-28 07:56
DEVI VEDERE COME MI DIVERTIRò ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI...
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