prof. Erasmo Venosi - dott. ing. Giuseppe Deleonibus
Qualche considerazione sul nucleare per sostenere il SÌ al referendum
Pochissime le notizie circolate relative all’incidente nucleare che lo scorso 25 maggio ha colpito l’Egitto. L’incidente è stato classificato di livello 3 nella scala INES, che può raggiungere il massimo valore di 7. Ricordiamo che è lo stesso livello con cui era stato valutato il disastro avvenuto nella centrale nucleare di Fukushima, dove poi la situazione si è rivelata ben peggiore di quella ipotizzata all’inizio. Il riversamento di acqua, contenente radioattività, dal reattore nucleare egiziano, è l’ennesimo incidente che mostra l’imprevedibilità di un sistema complesso come il reattore nucleare, nel “rispondere ” a cause apparentemente valutate come marginali, o addirittura assenti nelle analisi incidentali. E allora non basta più la tecnica Probabilistic Risk Assessment per stabilire se un incidente occorrerà oppure no, non basta più l’analisi della banca dati che raccoglie guasti e modalità di manifestazione per singolo componente del reattore, la teoria delle probabilità e l’algebra di Boole. Dove sono i punti deboli? Il primo è che la complessità dei sistemi e dei componenti di un reattore nucleare sono “affogati” nell’angustia di un modello, che ne rappresenta il funzionamento, e le cui conclusioni diventano la “certezza” intorno alle quali legare problematiche di inusitata gravità, che concernono la salute attuale e futura di persone, oltre che il coinvolgimento di attività economiche. La seconda attiene alla considerazione, che è acquisizione scientifica generale, che i sistemi complessi sono intrinsecamente instabili. La terza è che, rapportando costi e benefici, l’impresa nucleare è una scelta economicamente e ambientalmente insostenibile, industrialmente obsoleta e quantitativamente ridicola, in termini di produzione energetica e quindi di incidenza sul bilancio energetico globale. Computata senza imbrogli il nucleare incide per circa il 2% sul bilancio energetico primario mondiale. Da considerare, inoltre, che le grandezze in gioco sono rilevanti: l’energia prodotta dalla fissione è circa 100 milioni di volte quella prodotta dalla combustione di un atomo di carbonio in una centrale termoelettrica. Inoltre, il controllo dei processi resta l’elemento più problematico: il reattore n° 4 di Chernobyl diventò instabile dopo alcuni secondi, e pochi minuti furono sufficienti a mandare in crisi il sistema di raffreddamento di un reattore come quello di Three Mile Island, che aveva 7 anni di vita. E ancora l’incidente di Tokaimura in Giappone , di Asco in Spagna , di Tricastin in Francia e i poco citati incidenti agli impianti del ciclo del combustibile.
Inquietante infine il quadro normativo predisposto dal legislatore italiano, per il ritorno al nucleare. L’aggiramento del procedimento di valutazione d’impatto ambientale si verifica attraverso una valutazione ambientale strategica, fatta sul programma nucleare ma non sul piano energetico italiano, né sul vecchio del 1988 e né sul nuovo piano di azione nazionale per adempiere agli obiettivi comunitari (direttiva n° 28 del 2009). L’organismo più delicato dell’intera architettura di controllo, l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, viene nominato dal Governo, realizzando un unicum nel panorama normativo italiano. Infine, in difformità alle esperienze internazionali, l’Agenzia per la Sicurezza:
1) può avere come componenti manager dell’industria nucleare, politici e funzionari di Stato;
2) ha 30 giorni per l’istruttoria ai siti, e un anno per la valutazione del progetto (negli USA con un’esperienza maturata attraverso l’installazione di 108 reattori, e con una morfologia e struttura geologica, certamente meno problematica della nostra, impiegano per l’analisi del progetto un anno!);
3) le decisioni tecniche assunte dall’Agenzia per la Sicurezza Nucleare possono essere impugnate dal proponente del progetto, ponendo le basi, quindi per un forte condizionamento dei componenti l’Agenzia.
L’Italia ha una potenza installata che è più del doppio di quella richiesta, il quadro normativo predisposto per il nucleare determinerà costi enormi che saranno pagati dal cittadino, l’incidenza sul bilancio energetico italiano sarà pari al 2,25% (con 4 reattori EPR), la struttura geologica e antropica italiana rendono problematicissimo identificare siti idonei, e, l’unico strumento che resta al cittadino, per battere interessi industriali e miopia politica, è votare massicciamente sì al referendum di questo fine settimana. Incredibile infine la concezione verso ambiente e problemi energetici che si rileva nella lettura del decreto “sviluppo” per rilanciare la crescita economica, approvato recentemente. Nessuna riforma e azione nel campo ambientale ed energetico tranne gli obbligati adempimenti che derivano dagli obblighi comunitari per gli obiettivi al 2020. Ambiente ed energia non sono una priorità per il Governo come emerge dal documento per le riforme. La Germania annuncia l’uscita dal nucleare e un piano da 500 milioni di euro per la ricerca sui sistemi di accumulo elettrico e le “ reti intelligenti” (smart grids). Mentre il New York Times e il Wall Street Journal riportano in prima pagina l’annullamento di 14 centrali nucleari programmate e la notizia è relegata da Corriere della Sera e Sole 24 Ore nelle ultime pagine, si assiste ancora sgomenti alle dichiarazioni di responsabili di Governo sulla indispensabilità del ritorno all’atomo.
prof. Erasmo Venosi, Fisico nucleare, Professore associato di Elettronica Organica all’Università “La Sapienza” di Roma, ex Vice Presidente Commissione I.P.P.C. del Ministero dell’Ambiente
dott. ing. Giuseppe Deleonibus, dottore in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, Researcher in Gestione dei Rifiuti Industriali
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Commenti
Io ci tengo alle generazioni future, io andrò a votare e voterò SI.
SE PARLIAMO DI VOTO POLITICO O AMMINISTRATIVO
PE RIL REFERENDUM è AMMESSA ANCHE L'ASTENSIONE
Vuoi vedere che se ci mettiamo a fare una gara di conoscenze storiche e costituzionali ti strabatto?!
Lascia perdere le offese: dimostrano che sei tu a non avere il senso della democrazia.
Il diritto al voto non è la cosa che dici tu.
L'astensionismo per norma etica,storica e morale NON è assolutamente una forma di voto! chiunque abbia studiato un minimo di storia (basta anche quella della 3 media) sa quante persone hanno lottato e sono morte per avere il diritto al voto! Votare no e astenersi sono due cose completamente diverse!!! andate a leggere il vocabolario! IO VOTO SI
Se uno è menefreghista o non è in grado di capire non può rendere inutile la votazione facendo valere il peso della propria " leggerezza " sul resto della popolazione , la parte attiva , quella che si informa e si schiera andando a votare per il no o per il si.
se uno vuole votare No può farlo astenendosi
Vai a votare NO almeno.
E' questa la cosa sconcertante, il non andare a votare.
Troppo faticoso leggere poche righe che riassumono, mi sembra egregiamente, una situazione drammatica che riguarda tutti noi?
Complimenti, come sempre, all'ing. Deleonibus.
Andiamo a votare!
Io comunque a votare non ci vado.
tu sai come la penso, sono nuclearista convinto, così come per l'acqua sono mercatista convinto tra 50 anni la storia ci costringerà a ritornare sui nostri passi.
come ben sai, fermare anche la ricerca è una follia.
comunque, l'importante è andare a votare, salvaguardare l'ultimo baluardo della democrazia dal basso, i referendum.
i politicanti che con questa legge elettorale ci hanno spinto in una democrazia commissariata, n0n aspettano altro che non si raggiunga il quorum per liberarsi di quest'ultimo barlume di libertà.