Martedì 22 Maggio 2012
   
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LE "ATO" PER I RIFIUTI? AFFARE PER 15 CONSORZI!

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Riportiamo qui di seguito un interessante articolo pubblicato su lagazzettadelmezzogiorno.it
BARI - Un euro per ogni tonnellata di spazzatura raccolta. Fanno, più o meno, due milioni di euro l’anno. È la tassa occulta che i pugliesi pagano per finanziare le 15 Autorità d’ambito sui rifiuti, gli enti-fantasma che - sulla carta - avrebbero dovuto organizzare la gestione del ciclo dei rifiuti e che - sempre sulla carta - dovrebbero scomparire a fine anno per lasciare le competenze a un nuovo ente provinciale o forse alle stesse Province.

Se l’Autorità d’ambito per le risorse idriche è un buco nero, le 15 Ato dei rifiuti sono una vera e propria voragine. Quanto costano? Non lo sa nessuno. Cosa fanno? Se lo chiedono in molti. Di certo, spesso accumulano debiti - ci sono stati momenti critici soprattutto in Salento - e non perdono il vizio tipico del politico, quello dell’indennità: non si potrebbe (dall’anno scorso la legge lo vieta), eppure in alcuni angoli di Puglia gli Ato continuano a pagare. Ad Altamura, l’Ato Bari/4 ha appena nominato due nuovi consiglieri di amministrazione a 1.300 euro l’uno. Che motivo c’è, se a fine anno si chiude? Evidentemente lo stesso che ha portato alla nomina di un addetto stampa, 1.000 euro al mese da qui a dicembre.

Ma in Puglia sanno essere creativi. L’Ato Lecce/2, ad esempio. È presieduto da Silvano Macculi, assessore provinciale al Bilancio alle prese con un buco da 7 milioni ed ex sindaco di Botrugno: quando è stato costituito il consorzio, lo statuto-tipo predisposto dalla Regione è stato modificato cosicchè Macculi può mantenere la presidenza anche se non è più sindaco. Dettagli. Un po’ più seri sono i debiti nei quali il consorzio, letteralmente, affoga: almeno 10 milioni di euro non pagati alla società che gestisce oggi il servizio, senza contare quelli (7,2 milioni) accumulati in passato con i proprietari della discarica Vergine. Chi paga? Per il momento la Regione, cioè tutti quanti, e nel frattempo il costo dello smaltimento dei rifiuti è quasi triplicato.

Problemi di debiti ci sono anche per l’Ato Lecce/1, quello di cui fa parte il capoluogo salentino. È in corso un arbitrato con il gestore Ambiente e Sviluppo (chiede 7 milioni di euro di arretrati), i Comuni del consorzio sono in ritardo con i pagamenti per almeno 3 milioni. E molti si oppongono all’avvio del gestore unico, perché sanno che le vecchie tariffe di raccolta e smaltimento (quelle stabilite con la gestione commissariale) sono fatalmente destinate a salire.

E meno male che gli Ato erano nati nel 1997 proprio per far calare le spese: l’idea era che accorpando Comuni vicini si potesse affidare il servizio di raccolta a un unico gestore, innescando economie di scala. È andata in modo diverso, anche per le forti resistenze degli amministratori locali: i servizi di igiene urbana sono infatti un formidabile serbatoio di assunzioni, e in Puglia nessuno dei 15 Ato è arrivato al gestore unico. Da queste parti si sarebbero dovuti occupare anche di raccolta differenziata, raggiungendo gli ambiziosi obiettivi del piano regionale: ma a fronte del previsto 65%, siamo ancora fermi al 18% e non siamo ancora riusciti a completare gli impianti ed a chiudere il ciclo. Con effetti tra il comico e il paradossale.

Un esempio? Da gennaio a oggi sono state recuperate quasi 40.000 tonnellate di carta e cartone. Ma in Puglia non servono a nessuno, per cui tocca trasferirle (in camion) nelle Marche, da dove poi ritornano una volta lavorate. E meno male che la differenziata serve a rispettare l’ambiente.

Nel frattempo, la Regione paga. Progetti sulla differenziata? Arrivano i finanziamenti (e a Taranto nel 2009 è stato necessario procedere al commissariamento dell’Ato perché non si muoveva a utilizzarli; un commissariamento è stato disposto anche per il Brindisi/2 nel 2008). C’è da fare il piano d’ambito (ormai inutile visto che si tratta solo di chiudere)? Vai con le consulenze, di cui non è possibile sapere nulla perché - nonostante sia obbligatorio - nessuno le rende pubbliche. Tutti gli Ato, però, hanno proceduto a dotarsi di personale, e - con la sola, lodevole eccezione del Bari/2 - anche di un segretario generale che di solito arriva da qualche Comune associato: e così può arrotondare la retribuzione.

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