Martedì 22 Maggio 2012
   
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FERMO BIOLOGICO: AL VIA LA PROTESTA DEI PESCATORI

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I pescatori della marineria monopolitana insieme a quelli di Mola, Bari e Molfetta, Santo Spirito e Trani, si sono riuniti venerdì scorso nella sede della Cooperativa “ Conenna” nel Porto di Mola, per organizzare le forme di protesta e contrasto al decreto sul fermo pesca 2011, pubblicato prima di ferragosto dal  Ministro per le Politiche Agricole e della Pesca.

I pescatori si definiscono “disoccupati per decreto”.

Un armatore della piccola pesca (che svolgono attività di pesca entro le 20 miglia marine) ha sottolineato che “questa situazione ci mette in grave difficoltà perché impone la ripresa dell’attività il 3 ottobre, permettendoci di lavorare solo 3 giorni a settimana, per favorire il ripopolamento dei fondali marini. Se da un alto siamo favorevoli al fermo biologico perché sappiamo che nel nostro mare è quasi spopolato- a causa dell’attività di pesca praticata in modo aggressivo dalla nostra classe- dall’altro lato troviamo ingiusto il sistema con cui si sta cercando di porre rimedio, che ci penalizza in maniera pesante”.

Tra le altre cose contestate,  la disparità di trattamento tra le marinerie dell’Adriatico da Trieste a Brindisi, costretti a due mesi di fermo, e le marinerie da Brindisi a Imperia  alle quali è stato imposto un solo mese d fermo, e che potranno riprendere l’attività con 5 giorni di pesca a settimana.

“Questo diverso sistema che crea disparità di trattamento – afferma il piccolo armatore – ci ha costretti a riunirci per decidere tutti insieme, tutte le marinerie baresi, le forme di protesta possibili. Se sarà necessario ricorreremo anche alle più clamorose, come l’occupazione del Porto di Bari, un sit- in dinnanzi alla sede della Regione Puglia. Se necessario andremo anche   a Roma per protestare sotto la sede del Ministero”.

Tra le richieste degli addetti ai lavori, la possibilità di poter lavorare 72 ore spalmate su 4 giorni lavorativi.

“Chi ha redatto il decreto non conosce il nostro settore- hanno sottolineato alcuni pescatori- altrimenti capirebbe che ad Ottobre il mare diventa agitato e grosso e dunque il tempo per poter pescare diventa risicato, per le avverse condizioni meteo- marine che si vengono a creare,costringendoci a trattenere le nostre barche ancorate nel porto. In queste condizioni i più penalizzati siamo noi della piccola pesca, tra 10 e 15 tonnellate.

Un altro aspetto della vicenda riguarda i palangari ( pesca con ami oltre le 20 miglia marine ), che come i pescatori della piccola pesca catturano i grandi riproduttori del mare, che sono i merluzzi.

“Come mai- si domandano i pescatori- la piccola pesca il sabato e la domenica non può lavorare e i palangari sono in piena attività?”.

Tra le altre questioni c’è anche quella dei titolari di doppia licenza, che posso lavorare anche durante il  periodo di fermo biologico, avendo aree libere ed aggirando la legge.

Un’altra annosa questione è quella del ritardo del rimborso del fermo biologico del 2008, 2009, 2010 ( circa 800,00 € al mese a persona per equipaggio di peschereccio).

Marinai sul piede di guerra, dunque.

La storia delle Proteste delle Marinerie Baresi negli ultimi 10 anni :

-  Nel 2001, con il primo caso del “ caro petrolio “dovuto all’introduzione dell’euro, coinvolgendo prima i primi 21 porti principali e poi tutte le marinerie pugliesi. Infatti il gasolio passò dalle vecchie 400 lire al litro (con l’introduzione dell’euro) a 0,50 € ( vale a dire a 900 lire ). Gli armatori della Pesca pugliesi all’epoca inscenarono forme di protesta all’inaugurazione della Fiera del Levante con striscioni, slogan e cartelli, che accolsero il presidente del Consiglio dei Ministri di allora Giuliano Amato, per chiedere uno sconto fiscale sul carburante, sgravi previdenziali estesi a tutto il settore Pesca, congelamento dell ‘Irap e la deducibilità dei costi di manutenzione e riparazione delle imbarcazioni.

- il 31 maggio 2008, ci fu la stessa protesta sempre per la questione del caro gasolio, e in aggiunta in questo caso ci fu la nuova questione della Blu Box ( una dotazione obbligatoria per tutti i pescherecci, era un sistema satellitare), e quella degli incentivi comunitari al disarmo (per chi volesse abbandonare il mare e cambiare vita dedicandosi ad altre attività). In questa occasione per diversi giorni i pescherecci della piccola pesca della nostra città, insieme a quelli di Mola di Bari, Molfetta, Santo Spirito, Giovinazzo e Bisceglie, rimasero attraccati in porto, continuando la protesta ad oltranza, arrivando a mettere in atto la più grande forma di protesta mia attuata sino ad oggi: la restituzione delle licenze di pesca agli uffici marittimi di appartenenza.

- Nel 2010, circa un anno fa, di questo periodo ci fu un’altra protesta, per le reti a maglie larghe imposte da una normativa comunitaria per tutelare le specie più piccole. Infatti le maglie si allargarono da 20 a 40 millimetri. Con questo cambiamento, i pescatori videro ridursi il quantitativo del pescato, che scese di oltre il 50 %.  Nello stesso periodo i trasgressori furono multati con sanzioni amministrative che venivano quotidianamente stilate dagli ufficiali e personale delle Capitanerie di Porto, con importi che oscillavano fra 5 e 30 mila €, con sospensione della licenza di pesca della durata di 6 mesi. La protesta fu talmente massiccia e sentita, che le ispezioni furono sospese, e gran parte di pescherecci continuarono ad utilizzare le vecchie reti.

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