Martedì 22 Maggio 2012
   
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CURTARSA: CONGELATI I BENI DEL PATRON DELL'ECO LEATHER

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Il Tribunale del Lavoro argentino a tutela

dei lavoratori della conceria

E’ ancora in corso, e senza nessun riscontro, la protesta partita il 23 agosto da parte  dei lavoratori della conceria Curtarsa SA davanti all’ambasciata italiana di Buenos Aires, nei confronti di Attilio D’Apolito, il patron dell’Italian Leather Group di Monopoli, per il ritardo nei pagamenti da parte della società.

“I rappresentanti sindacali dei dipendenti dei lavoratori – si legge in un articolo di una testata argentina-  che sono stati ricevuti dai diplomatici dell’ambasciata italiana, hanno detto che si accamperanno “a tempo indeterminato” davanti alle porte dell’Ambasciata. Secondo quanto riferito dai lavoratori di Curtarsa in un comunicato, l’azienda mantiene il personale sospeso dal gennaio e salari dovuti dal mese di luglio”.

Ed infatti i lavoratori proseguono nella protesta e nella richiesta di pagamento, che non trova risposte da parte della società.

“Attilio D’Apolito- scrivevano in un comunicato i lavoratori- il miliardario proprietario della ditta, informa che pensa di liberarsi della società ed alla fine del nostro rapporto di lavoro. Questo è il disprezzo dell'uomo d'affari italiano che ignora assolutamente la nostra situazione e intende trattare con i vicini, sostenendo che la chiusura della società ha a che fare con le questioni ambientali.

Data l'incertezza di questa situazione i lavoratori hanno deciso di prendere la fabbrica a garanzia del lavoro e del salario che ci doveva.

La crisi del settore (aumento delle materie prime e delle minori vendite a causa della crisi economica in Europa) non può essere una ragione valida per le 500 famiglie che a corto di sostentamento. Curtarsain  ​​anni ha fatto milioni, con costi di produzione in pesos export in euro, e danni che riguardano la nostra salute e causare impatti ambientali.

Sappiamo che si può conciliare la tutela dell'ambiente con la conservazione di un lavoro dignitoso e che non è necessario lasciare 500 lavoratori disoccupati. Chiediamo l'intervento immediato del governo provinciale e il governo municipale per trovare una soluzione a questo conflitto.

Chiediamo la solidarietà del popolo di Lujan nella nostra lotta per l'offerta di lavoro "

 

Oggi interviene nella questione il Tribunale del Lavoro argentino, che ha congelato i beni della ditta di D’Appolito, a garanzia dei lavoratori. La giustizia ha confermato il 23 settembre- si legge in un giornale argentino-  l'inibizione delle merci della ​​società Curtarsa e, quindi, l'impresa non può vendere nessuno dei suoi beni. La scorsa settimana, l'avvocato Oscar Escuredo aveva presentato un'ingiunzione per congelare i beni della conceria per evitare così lo svuotamento. L'avvocato che rappresenta i lavoratori dagli inizi di agosto per mantenere una vigilanza permanente presso la sede della conceria.
Lo scopo del provvedimento è chiaro: "Questo lo scopo di evitare l'impoverimento della società o vendere beni, ed evitare il  deterioramento delle rivendicazioni dei lavoratori”. Si tratterebbe dunque di una procedura per salvaguardare il patrimonio della società debitrice.  Settimane fa, infatti, tra gli operai guidati da un comitato interno per presiedere un campo in fabbrica, si è diffusa l’informazione circa l'intenzione di Curtarsa ​​di vendere i terreni situati al di fuori Jáuregui.

 

 

In questo senso, Escuredo ha spiegato che "in linea di principio ha cercato di vendere un campo, e ovviamente hanno voluto vendere i macchinari, automobili, che è stato impedito dai lavoratori". L'azione dei dipendenti è sostenuta a livello provinciale.
Escuredo ha spiegato che questa inibizione di un bene "ha una durata di cinque anni. L'argomento più forte ha a che fare con la situazione attuale della società, il pericolo nel ritardo, perché il  disinvestimento della compagnia nel suo patrimonio potrebbe rivelarsi a danno dei loro lavoratori".
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Commenti 

 
#5 Nicola Di Bari 2011-09-28 12:33
Volvete a casa Beppe, no te conformas con lo que le manoteaste a Attilio, queres volver a fundir a la curtiembre?
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#4 Roberto Sins 2011-09-27 18:53
Mejor que vayan saliendo de la zona del Euro porque por creerselas miren como les va a uds.
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#3 Tango Argentino 2011-09-27 18:03
Es cierto, ese mugriento que pague lo que debe, por culpa de empresarios asi, existe el hambre en el mundo y todavia hay caraduras que lo defienden.
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#2 Scippione lafricano 2011-09-27 16:57
Per Io cero: Amigo mio, en nuestro pais, la responsabilidad es enteramente del dueño, esto no es un problema de los trabajadores, ni del pueblo de Lujan. Si a el en su empresa le va mal, entonces que indemnice a todos pagandoles lo que corresponde y que cierra la fabrica.
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#1 io cero 2011-09-27 08:50
non è che d'apolito sia uno stinco di Santo pero' da quel che ne so,ma nonostante la crisi del settore conciario causato forse da problemi ambientali del luogo"ARGENTINA-LUJAN" e conseguente calo delle commesse il Sig. d'apolito ha provveduto personalmente a stipendiare i suoi dipendenti perchè in quella nazione non esistono i così detti ammortizzatori sociali "cassa integrazione o mobilita'",percio' non è che dobbiamo dare tutte le colpe all'imprenditore italiano quindi deduco che sia giunta l'ora che l'Argentina stessa si decida a dare una mano sia al D'APOLITO che agli stessi lavoratori
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