Gentile Redazione,
poco più di una decina d’anni fa Reinhold Messner, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi, lanciava questa denuncia: “Più si allenta il rapporto con la montagna, più la si riduce a parco giochi”. La stessa cosa, purtroppo, sta avvenendo in Puglia rispetto alla sua invidiatissima piana olivetata che si estende lungo i suoi ottocento chilometri di fascia costiera, dal Gargano al Salento. La pianura pugliese da qualche tempo è oggetto di morbosa attenzione da parte di visitatori senza scrupoli che non pensano due volte pur di portarsi a casa un cimelio: un pezzo di stalattiti sottratto alle grotte, una fornitura di chiancarelle di trulli, le più belle chiurlande di pietra calcarea depredate dalle mappette dei muretti a secco, pezzi d’opera di masserie e di antichi casali abbandonati e, purtroppo, camionate di olivi secolari. La certezza che l’antico, sano e indissolubile rapporto fra oliveti, olive, frantoi, olio e popolazioni locali si sia del tutto allentato, lo si evince dal fatto che la presenza di quelle antichissime piantagioni, spesso, viene percepita come uno scenario naturale da utilizzare soltanto come parco di divertimento. Che, giustamente, fa tanto innervosire i nostri olivicoltori. La cosa che li fa andare letteralmente su tutte le furie è il prezzo troppo basso dell’olio d’oliva, che non copre neanche le spese per il mantenimento di quei grandi centenari patriarchi che nessun’altra regione al mondo come la nostra abbia mai avuto la fortuna di possedere. Scrivo questo perché, oggi, ne ho avuto conferma leggendone per caso il risibile prezzo di 2 euro/litro, incluso il contenitore di vetro, su uno dei tanti depliant di ipermercati che quotidianamente ingolfano le cassette delle lettere negli androni dei nostri condominii.
E’ vero che sono cambiati da un bel po’ le abitudini della famiglia pugliese, da quando usava trascorrere la settimana di vacanza sulle Dolomiti, per la conquista anche di uno status symbol, grazie soprattutto all’accresciuta visibilità della Puglia turistica nel contesto interno ed internazionale. E che possiamo affermare, senza alcun’ombra di dubbio, che la promozione dei suoi tour operator è, come dire, diventata adulta. Tuttavia sembra che la maniera di attrarre del nostro territorio non riesca ancora a raggiungere l’optimum, nel senso che mancherebbe quel tocco fantasioso che caratterizza invece altre regioni che, non potendo vantare peculiarità territoriali più accattivanti delle nostre, ne inventano di tutti i colori. Come ho già riferito in altra occasione sembra che in montagna ci sia un senso in più: quello della mente che sente l’infinito, la pace. La dimostrazione che le Alpi facciano bene alla salute e alla crescita economica e sociale delle sue popolazioni ci viene fornita addirittura dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Sono convinto che quelle montagne predispongano il turista alla contemplazione ed alla meditazione. Ma, vogliamo mettere la nostra distensiva Puglia pianeggiante, baciata da un mare che più azzurro non si può? Dove è possibile provare ugualmente quel senso in più, ammirando la mostruosa bellezza di un tronco d’albero d’ulivo millenario e, nello stesso tempo, udire l’armonico fruscio al vento della sua possente chioma argentata, sentire il penetrante odore delle drupe mature, toccare con mano la secolare scabrosità della sua corteccia, e gustare la dolce bontà di una fragrante bruschetta di pane casereccio alla brace, condita con il suo inconfondibile olio extravergine? Ma, perché mai noi consumatori continuiamo ad abboccare ai fuorvianti prezzi civetta dei supermercati quando ci spacciano per vero olio extravergine d’oliva una sostanza che non può essere mai e poi mai prodotta neanche al triplo del suo prezzo? Perfino il biglietto d’ingresso in un qualsiasi parco di divertimenti costerebbe sicuramente di più!
Franco Muolo
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