Martedì 22 Maggio 2012
   
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OLIO D'OLIVA: CROCE E DELIZIA DELLA NOSTRA TERRA

Ulivo
"Ma, perché mai noi consumatori continuiamo ad abboccare ai fuorvianti prezzi civetta dei supermercati quando ci spacciano per vero olio extravergine d’oliva una sostanza che non può essere mai e poi mai prodotta neanche al triplo del suo prezzo?"

Gentile Redazione,

poco più di una decina d’anni fa Reinhold Messner, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi, lanciava questa denuncia: “Più si allenta il rapporto con la montagna, più la si riduce a parco giochi”. La stessa cosa, purtroppo, sta avvenendo in Puglia rispetto alla sua invidiatissima piana olivetata che si estende lungo i suoi ottocento chilometri di fascia costiera, dal Gargano al Salento. La pianura pugliese da qualche tempo è oggetto di morbosa attenzione da parte di visitatori senza scrupoli che non pensano due volte pur di portarsi a casa un cimelio: un pezzo di stalattiti sottratto alle grotte, una fornitura di chiancarelle di trulli, le più belle chiurlande di pietra calcarea depredate dalle mappette dei muretti a secco, pezzi d’opera di masserie e di antichi casali abbandonati e, purtroppo, camionate di olivi secolari. La certezza che l’antico, sano e indissolubile rapporto fra oliveti, olive, frantoi, olio e popolazioni locali si sia del tutto allentato, lo si evince dal fatto che la presenza di quelle antichissime piantagioni, spesso, viene percepita come uno scenario naturale da utilizzare soltanto come parco di divertimento. Che, giustamente, fa tanto innervosire i nostri olivicoltori. La cosa che li fa andare letteralmente su tutte le furie è il prezzo troppo basso dell’olio d’oliva, che non copre neanche le spese per il mantenimento di quei grandi centenari patriarchi che nessun’altra regione al mondo come la nostra abbia mai avuto la fortuna di possedere. Scrivo questo perché, oggi, ne ho avuto conferma leggendone per caso il risibile prezzo di 2 euro/litro, incluso il contenitore di vetro, su uno dei tanti depliant di ipermercati che quotidianamente ingolfano le cassette delle lettere negli androni dei nostri condominii.

E’ vero che sono cambiati da un bel po’ le abitudini della famiglia pugliese, da quando usava trascorrere la settimana di vacanza sulle Dolomiti, per la conquista anche di uno status symbol, grazie soprattutto all’accresciuta visibilità della Puglia turistica nel contesto interno ed internazionale. E che possiamo affermare, senza alcun’ombra di dubbio, che la promozione dei suoi tour operator è, come dire, diventata adulta. Tuttavia sembra che la maniera di attrarre del nostro territorio non riesca ancora a raggiungere l’optimum, nel senso che mancherebbe quel tocco fantasioso che caratterizza invece altre regioni che, non potendo vantare peculiarità territoriali più accattivanti delle nostre, ne inventano di tutti i colori. Come ho già riferito in altra occasione sembra che in montagna ci sia un senso in più: quello della mente che sente l’infinito, la pace. La dimostrazione che le Alpi facciano bene alla salute e alla crescita economica e sociale delle sue popolazioni ci viene fornita addirittura dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Sono convinto che quelle montagne predispongano il turista alla contemplazione ed alla meditazione. Ma, vogliamo mettere la nostra distensiva Puglia pianeggiante, baciata da un mare che più azzurro non si può? Dove è possibile provare ugualmente quel senso in più, ammirando la mostruosa bellezza di un tronco d’albero d’ulivo millenario e, nello stesso tempo, udire l’armonico fruscio al vento della sua possente chioma argentata, sentire il penetrante odore delle drupe mature, toccare con mano la secolare scabrosità della sua corteccia, e gustare la dolce bontà di una fragrante bruschetta di pane casereccio alla brace, condita con il suo inconfondibile olio extravergine? Ma, perché mai noi consumatori continuiamo ad abboccare ai fuorvianti prezzi civetta dei supermercati quando ci spacciano per vero olio extravergine d’oliva una sostanza che non può essere mai e poi mai prodotta neanche al triplo del suo prezzo? Perfino il biglietto d’ingresso in un qualsiasi parco di divertimenti costerebbe sicuramente di più!

Franco Muolo

Commenti 

 
#9 Wladimiro 2011-10-23 17:58
Sono convinto che i pensionati dovrebbero trovarsi qualcosa di serio ed utile da fare, sennò é dura!
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#8 imbelvito 2011-10-22 15:39
La spiegazione del fenomeno e' tutta nell'operato di quei lestofanti che hanno truffato la comunita' eurapea! Un degno rappresentante e' stato il patron dell'Italgreen, il quale negli anni 90 ha fatto di tutto e di piu, tanto da vivere come latitante per diverso tempo nascosto sul suo yacht! Poi tutto e' passato in cavalleria ora truffa con i certificati verdi! Lo yacht e' sempre pronto.
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#7 modernitàecampanile3 2011-10-21 15:01
Caro Franco #5, se tutta la filiera è italiana, certamente hai ragione: 2 euro/litro sono impossibili! Non contestavo questo, dicevo solo che olio ugualmente genuino può (potrebbe?) essere anche quello importato; di caratteristiche diverse, ma ugualmente naturale. Ovvio che per noi il sapore del nostro non ha uguali (ce l'abbiamo nel dna!), ma la genuinità può essere anche altrove, anche a prezzi più bassi, praticabili grazie a costi di produzione assolutamente non paragonabili ai nostri. E' la stessa identica questione di qualsiasi altra produzione che subisce la concorrenza estera low cost, quella che t'ammazza l'economia italiana basandosi su costi più bassi, spesso dovuti alla mancanza di regole di protesione sociale e ambientale. I consumatori dovrebbero saper distinguere e privilegiare il prodotto "corretto", ma in periodi di vacche magrissime non è così semplice. Ecco perchè la concorrenza imposta dalla globalizzazione non è tale, ma è un assoluto massacro, perchè mette in competizione sistemi che operano in maniera molto diversa e porta inevitabilmente a un livellamento verso il basso da tutti i punti di vista (qualitativo, sociale, ambientale, della distribuzione del reddito, della stessa prospettiva di sopravvivenza del sistema capitalistico). Per questo motivo, nel breve/medio periodo, mentre aspettiamo che gli emergenti di oggi (cina, india, brasile, corea del sud e affini) scoprano i costi differiti dello sviluppo selvaggio e corrano ai ripari, dovremmo tornare al vecchio vituperato protezionismo. Ancora un saluto.
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#6 Peppe 2011-10-21 14:57
E' evidente, come dice il signor Franco Muolo, un litro di olio buono, considerando la filiera che va dall'olivicoltore al consumatore, non può costare così poco. C'è qualcosa che non torna. E perchè poi non essere campanilisti? Spesso, abbiamo l'abitudine di far passare inosservato quanto di buono abbiamo in casa nostra, a volte addirittura critichiamo a prescindere, perchè non vantarci come fanno altrove per qualcosa che ci contraddistingue per la sua eccellenza? Io, piuttosto, ho paura che tra di noi ci sia qualcuno senza scrupoli che faccia arrivare sulle tavole olio che non è esattamente quello pugliese, quando dico tra di noi mi riferisco in generale, non sono un operatore del settore. Non vedo da parte dei produttori far partire quella spinta propulsiva necessaria affinchè qualcuno, per esempio la Regione Puglia, si faccia promotore di una campagna a favore dell'olio pugliese.
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#5 Franco Muolo 2011-10-21 14:13
Gentile modernitàecampanile, grazie per il garbato commento. Sono daccordo per il suo discorso sul concetto di modernità. Credo e sono convintissimo, però, che un po' di campanilismo non guasti, atteso che il sottoscritto (figlio e genero rispettivamente di orticoltore e olivicoltore) ha motivo di ritenere che oggi mai e poi mai sia possibile produrre un olio extravergine d'oliva genuino, compreso il contenitore in vetro, e metterlo sul mercato al risibile prezzo di 2 euro al litro. Saluti Franco Muolo
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#4 modernitàecampanile2 2011-10-21 12:56
ah ecco... grazie Frank #3... mal che vada mangerò dei panzerotti più o meno buoni!
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#3 Frank 2011-10-21 10:15
Caro modernitàecampanile, per avere la certezza che sia olio buono fai la prova frittura dei panzerotti. Con quello vero extravergine sentirai un profumo sublime, con un qualsiasi altro olio niente. Succede anche con la frutta: se profuma e saporita, se non profuma è insipida. E i sommelier lo sanno fare molto bene quando annusano il vino per vedere se è fatto con l'uva.
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#2 modernitàecampanile 2011-10-21 08:54
Caro franco, tutto vero, ma i concetti che esprimi non fanno i conti con un filo conduttore sottile, ma prepotente, che è quello del primato dell'economia globalizzata su qualsiasi altra cosa. In altre parole, a mio parere non fanno i conti con la modernità (?!) corrente, la quale, in funzione della massimizzazione dei profitti: in campo turistico, ha bisogno della massa, che a volte tiene comportamenti poco rispettosi dei luoghi e del loro patrimonio; nel settore alimentare, impone la dittatura del prezzo, con la complicità della guerra tra salariati (che finisce con l'abbattere le disponibilità dei più) e del progresso delle comunicazioni e dei trasporti (che consentono contatti e spostamenti prima inimmaginabili; infine, dappertutto, porta a vendersi quello che si ha (non più l'olio come alimento, ma l'ulivo come ornamento; o, altrove, la salute ), senza tener conto di null'altro che non sia il profitto. Infine, riguardo alla questione olio d'oliva in sè, in primis non so se quello che ci spacciano per locale sia davvero tale (anche quando magari lo paghiamo salato); e inoltre non darei per scontato che la qualità e genuità del nostro olio non trovi pari altrove: magari quell'altro sarà olio di sapore diverso, di conservabilità differente, con caratteristiche nel loro insieme specifiche, ma non credo necessariamente artefatto. Insomma, nelle tue parole si potrebbe cogliere un quid di campanilistico. Cordialità.
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#1 Peppe 2011-10-20 16:18
Bene, tutto giustissimo,e allora che si faccia qualcosa! Questo invidiabile patrimonio deve diventare il biglietto da visita del territorio, insieme alle ricchezze del mare. Mare e natura questo lo slogan. Che si promuova sì il turismo nelle masserie ma non si trascuri tutto ciò che c'è intorno. Non vivo in Puglia quindi ho un pò il polso di quello che si dice altrove. Si pubblicizza l'olio toscano, ligure, calabrese, della sabina ma non sento propagandare adeguatamente questo prodotto a livello nazionale. Come sempre si vuole dare la colpa ai politici? Forse le colpe vanno un pò condivise. Però, mah?
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