
La natura ha voluto “aggiornare” le sue funzioni sul territorio.
Gentile Redazione,
con i recenti fatti alluvionali che si sono verificati nelle Cinque Terre della Liguria, ad Aulla della Lunigiana in Toscana e, ultimamente, addirittura in pieno centro città (quartiere Marassi) a Genova, la natura ha voluto “aggiornare” le sue funzioni sul territorio. Cioè togliere quel “di più” che la mano dell’uomo aveva pericolosamente installato sui pendii e nelle lame ostacolando il normale deflusso delle acque meteoriche, trascurando del tutto la manutenzione degli argini, delle pareti a secco e dei letti alluvionali dei nostri torrenti, che solo d’estate sembrano innocui. Con questi tempi piovosi che corrono, anche qui a Monopoli bisognerebbe prestare moltissima attenzione, se teniamo conto che il nostro maggiore torrente, il Ferraricchio, che l’attraversa centralmente per poi riversarsi in mare dopo aver percorso in sotterraneo l’intero abitato, potrebbe provocare una serie di inconvenienti a danno della città nel caso esondasse o sforasse le sue acque dal cunicolo, rispettivamente dai suoi argini a cielo aperto o dal canalone costituito in minima parte da cassoni di cemento armato e, per la maggior parte del suo percorso fino alla zona terminale, da antichissime volte in muratura. Inconvenienti, non solo igienico-sanitari dovuti ad allagamenti, a smottamenti viari e all’inquinamento della battigia. Ma forse anche più gravi, se la forte pressione dell’acqua nel cunicolo dovesse premere su quelle parti di volte (è già successo scaturendo nel mezzo del campo sportivo V. S. Veneziani nei primi anni Ottanta) e pareti in tufo che delimitano molte pertinenze di fabbricati di civili abitazioni fronteggianti il suo percorso cittadino: Dio non voglia che qualche scantinato potrebbe essere invaso completamente dalle acque o, peggio, che l’irruenza di queste potrebbero giungere a minare anche la stabilità degli stessi fabbricati.
Credo che non ci sia proprio niente da meravigliarsi quando si scopre che l’immenso reticolo di muretti a secco della Murgia e, in particolare, del territorio del nostro Sudest barese serviva, fin dalla notte dei tempi, anche a drenare acque piovane e convogliarle nelle cisterne: mica allora c’erano i Consorzi di bonifica, gli Enti d’irrigazione o l’Acquedotto Pugliese! Mio padre, solo mezzo secolo fa in questo agro, mentre scavava col piccone a mano tre cisterne per (fare e dotare) un orto esteso appena un ettaro, ampliava con il materiale riveniente dallo scavo la “grossezza” dei muretti a secco che ne delimitavano il perimetro a monte realizzando in adiacenza idonee canalette in tufo che avevano il compito di drenare e convogliare le acque piovane. Opere che esistono tuttora. Anche se quei capienti invasi restano sempre pieni di quell’ottima acqua venuta dal cielo, ahimè, inutilizzata. Si sa che oggi gli agricoltori preferiscano attingere dalle tubazioni di Pvc, distribuenti acqua dai pozzi artesiani, che corrono proprio al di sopra o alla base dei muretti a secco lungo le strade. Essi non fanno più affidamento sulle acque meteoriche, giacché non piove abbastanza (ma quelle poche volte che piove producono allagamenti e disastri d’ogni genere). Proprio l’abbandono di tali antiche ed ingegnose opere di sistemazione idraulica poderale, purtroppo, credo concorra in misura notevole al lento, inesorabile dissesto idrogeologico del suolo. Quelle utilissime opere di idraulica spontanea di un tempo (sono sicuro che ce ne siano tantissime da un capo all’altro della nostra sitibonda regione) bisognerebbe riscoprirle tutte, tutelarle e valorizzarle, prima che l’esagitato interesse dell’uomo a modernizzare a tutti i costi distrugga quel che ancora rimane del nostro patrimonio storico-ambientale, che altri invece sanno apprezzare al meglio. In calce al mio precedente scritto un anonimo commentatore eccepiva la mia convinzione (in un passaggio dicevo che la natura ora si vendica) precisando che “la natura non si vendica ma ristabilisce la normalità delle cose”. Si, forse una volta era così, ma oggi che la devastazione del paesaggio ha assunto connotazioni fortemente destabilizzanti, sono sicuro che trattasi proprio di vendetta.
Franco Muolo
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Commenti
In quel periodo no aveva gli stessi preconcetti di oggi ?
Oppure oggi è diventato, convertendosi, un grande sostenitore dell'ambiente ?
E per quale ragione ? ........ qualcuno le sta remando contro ?
E che dire del torrente Pagano?
Se vi prendete il fastidio e vi fate due passi sulla litoranea a sud vi accorgerete che all'altezza del ponte che sorpassa il torrente c'è ancora un mucchio di detriti e sterpaglia, residui dell'acquazzone di ottobre.
Io ho qualche decina di primavere e posso dire che prima che realizzassero la lottizzazione S. Francesco questo problema non si verificava.
Forse la regolarizzazione della lottizzazione è stata forzata.
Vero Romani?Vero.... Muolo?