Martedì 22 Maggio 2012
   
Text Size

UVA: DANNEGGIATA LA PRODUZIONE AUTOCTONA

Paradiso terrestre

 

Cosa sarebbe successo se Dio avesse scelto di collocare

la prima coppia dell’umanità in una vigna anziché in un meleto?


Gentile Redazione,

 

l’autunno credo sia principalmente il tempo non solo delle castagne ma anche dei vini novelli e delle crostate di mele: prodotti derivati da quelle antichissime coltivazioni della madre terra tipiche della parte collinare del nostro territorio, variamente apprezzate dalle popolazioni, ma che hanno segnato diversamente i destini economici e produttivi delle principali aree agricole italiane a seconda della loro latitudine.

 

Attraversando la settimana scorsa tutta la valle dell’Adige, non ho potuto fare a meno di fare alcune riflessioni su questa dolce e piacevole stagione che mi ha obbligato a pensare a quando il Padreterno collocò Eva nel Paradiso terrestre, laddove aveva già previsto che la flora contenesse, oltre alle piante della vite, anche gli alberi delle mele, la cui prima raccolta avrebbe condizionato per sempre l’esistenza del genere umano. E, siccome un antico detto recita: una mela al giorno toglie il medico di torno, gli agricoltori delle verdeggianti valli delle province di Trento e di Bolzano credo che si guardarono bene dal trasformare tale redditizia e salutare coltivazione. Anzi da diversi anni ormai, con un ragionamento sensato, sono arrivati a consorziare il cento per cento dei loro frutteti, creandone un marchio di qualità manco si trattasse di un’attività d’antico stampo industriale. Grazie alla massiccia cooperazione raggiunta in quelle terre fra i produttori agricoli, possiamo affermare senza ombra di dubbio che vino e mele costituiscono da sempre l’asse portante dell’economia di quella caratteristica valle che si sviluppa a nord di Verona.

 

Purtroppo, non è avvenuta la stessa cosa nella provincia di Bari. Non mi riferisco alle mele, ma agli antichi vigneti ad alberello d’uva da vino già tappezzanti quasi dappertutto le nostre campagne. Tanto che fino a qualche decennio fa durante la vendemmia si respirava aria piacevolmente avvinazzata. E’ noto che da noi l’abbattimento indiscriminato di quei preziosi arbusti fu voluto da una sciagurata direttiva Cee che elargiva cospicui contributi a fondo perduto a tutti, coltivatori diretti e proprietari. Il risultato sta sotto i nostri occhi: quelle originali vigne non esistono più, in particolare nel Sud-est barese, dove sono stati distrutti totalmente anche quelle che generavano il mitico e corposo vino primitivo di Turi che (udite udite giovani d’oggi!) serviva esclusivamente a tagliare i deboli mosti dei vigneti dell’alta Italia. E’ evidente che il miraggio subito, specialmente dai viticoltori pugliesi, nel trasformare quella tipica coltivazione in tendoni d’uva da tavola (i quali, a volte, sviluppano aria viziata e inutili guerre di campanile tese, per lo più, a festeggiare il grappolo più grosso), abbia danneggiato la produzione autoctona locale e avvantaggiato i vitigni tipici del Nord. E sappiamo anche che gli accorti trentini e altoatesini, dopo avere scoperto e assaporato le virtù di quella mela primordiale, hanno imparato a conservarla, a trasformarla così bene e a farne quelle prelibate torte che loro chiamano strudel, da deliziare ogni giorno dell’anno i palati di mezzo mondo.

 

Dopo che i “buoi” sono scappati osserviamo lungo le strade collinari del nostro agro qualche sporadico tentativo di ripristinare quei vecchi vigneti innestando però vitigni forestieri perlopiù scopiazzati da quelli tipici settentrionali. Non è con questo sistema che alcuni coraggiosi e improvvisati vignaioli al soldo di sedicenti grandi imprese agricolo-finanziarie potranno ripristinare quei sacri e antichi “recinti”. Mentre scrivo e sento alla televisione che qualcuno che grida: “l’Italia brucia!”, per colpa dello spread e delle grandi banche, mi chiedo cosa sarebbe successo se Dio avesse scelto di collocare la prima coppia dell’umanità in una vigna anziché in un meleto. Cordialità,

    Franco Muolo

Commenti 

 
#10 p. a. 2011-11-22 00:30
infatti il problema sono io che cerco di dare un seno a tutto, si evince dal numero degli apprezzamenti che il suo scritto ha ricevuto quanto esso vale: 0.
Segnala all'amministratore
 
 
#9 Franco Muolo 2011-11-21 18:54
E vabbé p.a., vorrà dire che la prossima volta mi sforzerò di essere più chiaro, per Lei.
Segnala all'amministratore
 
 
#8 p. a. 2011-11-20 18:08
non dico più niente. quel che ha scritto si commenta da solo
Segnala all'amministratore
 
 
#7 Franco Muolo 2011-11-17 13:02
Caro p.a., allora Lei non ha letto bene: io non ho detto che "a Monopoli ci sono vitigni autoctoni di vino", ma ho rammentato che qualche decennio fa tutte le nostre colline erano tappezzate quasi dappertutto da antichi vigneti ad alberello d’uva da vino. Ora non ci sono più e... quindi, restiamo in tema.
Segnala all'amministratore
 
 
#6 p. a. 2011-11-17 10:37
Quali sono "le nostre parti", a Monopoli ci sono i vitigni autoctoni da vino?
Segnala all'amministratore
 
 
#5 Franco Muolo 2011-11-17 08:50
Tanto di cappello, p.a., per il primitivo di Manduria e di Gioia del Colle. E benvenuta sia anche l'uva da tavola del rutiglianese. Ma con le mie riflessioni c'entrano come i cavoli a merenda. Le peculiarità dei territori credo che andavano maggiormente rispettati e non stravolti com'è, purtroppo, successo dalle nostre parti.
Segnala all'amministratore
 
 
#4 p. a. 2011-11-16 19:36
Il primitivo è di Manduria e di Gioia del Colle. A Rutigliano l'uva è per la qauasi totalità da tavola, altro che primitivo!
Segnala all'amministratore
 
 
#3 Franco Muolo 2011-11-16 14:35
Credo, cari p.a. e up, che molti vecchi viticoltori turesi e rutiglianesi la saprebbero raccontare meglio di me la fine che ha fatto il vigoroso vitigno primitivo di Turi. Quello che dava l'omonimo vino che lasciava la scia sulle pareti interne del bicchiere, per intenderci.
Segnala all'amministratore
 
 
#2 up 2011-11-16 08:00
narrativa ad effetto , ma slegata dalla
realtà
Segnala all'amministratore
 
 
#1 p.a. 2011-11-15 23:50
*** narrativa priva di effettivi e opportuni riferimenti tecnici ***
Segnala all'amministratore
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI