
Riceviamo e pubblichiamo
Difendere la biodiversità del mare Adriatico. È questo l’imperativo del WWF Puglia e delle Associazioni Ambientaliste della Provincia BAT Ambiente e/è Vita, Folgore e Demetra che denunciano l’imminente invasione “straniera” per la ricerca di idrocarburi al largo delle coste adriatiche.
“Sono tre le società estere che hanno presentato al Ministero dell’Ambiente ed al Ministero dello Sviluppo Economico le istanze di permesso per la ricerca di idrocarburi nel mare della Puglia: la Petroceltic Else per la zona marina delle Isole Tremiti, la Northern Petroleum per il tratto di mare antistante le coste che vanno da Bari fino a Otranto e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese – si legge nel comunicato stampa congiunto delle associazioni ambientaliste –. Quest’ultima trivellerà al largo delle coste della provincia di Barletta Andria Trani, in prossimità del Posidoneto S. Vito, mediante l'utilizzo di air-gun, ovvero cannoni pneumatici che sparano onde acustiche sui fondali per valutare la risposta sismica. Una tecnica invasiva che verrà utilizzata in tutto il Mar Adriatico meridionale per una lunghezza di 3.898 Km, pari ad una superficie complessiva di 30.297 Km2, il 23% di tutto il bacino, costeggiando in toto le coste pugliesi per una superficie 16.169 Km2”.
La Northern Petroleum inizierà le attività di prospezioni sismiche per la ricerca di petrolio lungo le coste da Mola di Bari fino a Brindisi già tra venerdi 18 e sabato 19 novembre, motivo per cui molti comuni costieri sono scesi sul piede di guerra ed i quali Consigli comunali si riuniranno in una seduta congiunta il 22 novembre a Polignano a Mare.
L’Associazione Folgore ha richiesto anche l’intervento di Green Peace anche a mezzo di una natante per “disturbare e contrastare pacificamente” le attività invasive che verrano poste in essere dalla nave mandata dalla Northern Petroleum.
“È evidente l’allarme per le sorti delle nostre coste – continua la nota inviata alla stampa –, considerando la vastità di superficie marina che si vuole sottoporre all’attività di prospezione con una tecnica che è notoriamente riconosciuta come fonte di inquinamento ad alto impatto sull’ecosistema marino, già flagellato dall’Ostrepsis ovata (alga tossica), dal fenomeno dell’inquinamento chimico (dicloroetano e acrilonitrile) e dallo smaltimento dei residuati bellici (iprite).
Per la caratteristica della salinità delle sue acque, dovuta all’abbondanza di fiumi che vi sfociano e la varietà dei fondali, spesso sabbiosi e poco inclinati ma non di rado anche rocciosi, il mare Adriatico rappresenta una vera e propria riserva di biodiversità che ospita molluschi bivalvi come le vongole (Chamelea gallina), le telline (Tellina spp.) la sogliola (Solea vulgaris) e la tracina (Trachinus draco). Importantissima è la presenza di grandi vertebrati come le tartarughe marine, i delfini e i cetacei, specie che negli ultimi anni hanno subito durissimi colpi dall’impatto antropico devastante. Ricordiamo lo spiaggiamento dei capodogli a Cagnano Varano (FG), la morte di circa cinquanta delfini nel 2011 solo lungo le coste pugliesi e il recupero di centinaia di esemplari di Caretta caretta in agonia.
L’air-gun, influenza con effetti devastanti il comportamento e l'attività vitale della flora e della fauna presenti nella zona di mare interessata”.
La responsabile del Centro di Coordinamento per la raccolta dei dati sugli spiaggiamenti di mammiferi marini, Elisabezza Bernuzzi, ha dichiarato apertamente che "l'air-gun è una delle cause di morte dei cetacei (capodogli, delfini, etc.)
Il WWF recentemente si è opposto dinnanzi al TAR ed ha ottenuto la sospensione delle attività di trivellazione per la ricerca di idrocarburi nel mare delle Isole Tremiti (Foggia) fino al 22 marzo prossimo. Le Associazioni Demetra, Folgore e Ambiente e/è Vita hanno denunciato pubblicamente con numerosi interventi questa situazione. Le istituzioni solo nel caso delle Tremiti si sono costituite in giudizio, mentre il Consiglio Regionale della Puglia ha varato la proposta di legge rivolta alle Camere dei Deputati e del Senato: “Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque del mare Adriatico, applicato anche ai procedimenti autorizzatori avviati e non conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge” (pubblicata nel B.U.R.P. n.126 del 11agosto 2011).
“Ma evidentemente tutto questo non basta, la minaccia incombe ed è imminente – continuano gli esponenti delle quattro associazioni ambientaliste –. Gli Enti locali, i rappresentanti del mondo politico, pescatori, commercianti, operatori turistici, sindaci ed assessori all’ambiente, unitamente ai rappresentanti della società civile e ai cittadini pugliesi devono manifestare la propria contrarietà alla presenza di infrastrutture petrolifere nei propri litorali, richiedendo l'annullamento dei permessi di ricerca già rilasciati ed il diniego a rilasciarne altri.
L’Assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro ha dichiarato “siamo di fronte ad una frenetica corsa all’oro, come del resto testimoniano le numerosissime richieste pervenute in Regione” e si sta impegnando fattivamente a sostenere le nostre istanze di blocco delle trivellazioni, tant'è che il 16 novembre ha inviato una nota al Ministero dell’Ambiente per ottenere la revoca delle autorizzazioni a Northern Petroleum per le prospezioni in mare.
Rivolgiamo un appello anche al Presidente Vendola che in passato si è dimostrato sensibile alle nostre legittime rivendicazioni. Non escludiamo di avviare una raccolta firme per petizione popolare in tutta la Bat ed estesa a tutta la Puglia per difendere l’ambiente, l’ecosistema marino, il turismo e l’intero territorio pugliese.
A tal fine abbiamo contattato la Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna, ricercatrice presso la California State University at Nordhoff St., Mathematic Department Los Angeles (USA), (da anni attivista contro le trivellazioni petrolifere in Italia ed all'estero) che ha aderito alla nostra iniziativa e si è resa disponibile per tenere delle conferenze anche in Puglia”.
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