
I titolari degli stabilimenti balneari, temendo di doversi "restringere", hanno tutta la convenienza di sostenere una accezione estensiva del significato del termine "linea di costa utile"
Spettabile "Monopolitube" in questi giorni si sta ampiamente dibattendo della applicazione del Piano Coste Regionale e della redazione degli attuativi Piani Comunali delle Coste che devono essere redatti da tutti i 67 comuni costieri della Puglia. La norma più dibattuta ,contenuta nel Piano Coste, è quella che riguarda la ripartizione della costa balneabile (o più esattamente "linea di costa utile") tra costa di libero accesso e costa in concessione. La legge regionale dice chiaramente che almeno il 60% della costa balneabile deve essere di libero accesso per garantire la fruibilità sociale della balneazione. E' chiaro quindi che solo il restante 40% può essere dato in concessione. I titolari degli stabilimenti balneari, temendo di doversi "restringere", hanno tutta la convenienza di sostenere una accezione estensiva del significato del termine "linea di costa utile".Per far si che non vi siano più incertezze riguardo il significato tecnico di tale termine ho ritenuto opportuno chiedere direttamente al competente ufficio regionale ,che dovrà occuparsi della approvazione dei singoli piani comunali, una interpretazione autentica. Mi ha cortesemente e diligentemente risposto l'Ing. De Feudis del Servizio Demanio Regionale.
Ecco la sua risposta:
""Gentile utente,
con la presente riscontro la Sua mail inviata all'ing. Vitofrancesco, dirigente del Servizio, per fornirle le spiegazioni richieste.
Le norme tecniche di attuazione del piano regionale delle coste prevedono inequivocabilmente che la determinazione della lunghezza della "linea di costa utile" debba essere effettuata sottraendo alla "linea di costa complessiva comunale" la porzione di costa inutilizzabile e non fruibile ai fini della balneazione ("falesie, aree oggetto dei divieti di balneazione per forme di inquinamento accertato, compresi quelli prescritti dal Ministero della Salute nel suo rapporto annuale sulla qualità delle acque di balneazione"), di quella portuale e di quella riveniente dall’applicazione dei divieti assoluti di concessione (art. 16 –comma 1- della Legge regionale 17/2006); nei divieti assoluti della legge regionale troviamo nuovamente le falesie
a) lame;
b) foci di fiume o di torrenti o di corsi d'acqua, comunque classificati;
c) canali alluvionali;
d) a rischio di erosione in prossimità di falesie;
e) archeologiche e di pertinenza di beni storici e ambientali;
dunque non solo deve ritenersi esclusa dalla costa utile la costa rocciosa a picco sul mare, in quanto falesia senza spiaggia al piede, ma anche le falesie a rischio di erosione pur se con formazioni spiaggiose al piede, per ovvie ragioni di incolumità pubblica connesse al predetto rischio di erosione.
In presenza di falesie "morte" o inattive, per definizione separate dal mare e dalla spiaggia (per mezzo di "arenili" diversi dalla spiaggia), il tratto costiero è ovviamente classificato a spiaggia; viceversa quando la costa è classificata a falesia (con o senza spiaggia al piede) stiamo parlando delle falesie "vive" o attive, in quanto battute direttamente dalle mareggiate, sono inequivocabilmente soggette al fenomeno erosivo e dunque non possono rientrare nella costa utile.
Il piano comunale deve anche individuare le aree a rischio, così definite, secondo le classificazioni operate dal Piano di Assetto Idrogeologico, in cui il rilascio di nuove concessione, il rinnovo e la variazione di quelle preesistenti è condizionato al preventivo nulla osta della competente Autorità di Bacino.
In ogni caso i piani comunali saranno sottoposti alla verifica di compatibilità al piano regionale ex art. 4, comma 5, della LR17/2006.
Distinti saluti.
ing. S. De Feudis""
Ne consegue che la interpretazione estensiva data al termine "costa balneabile" sia del tutto sbagliata. Per cui non si può assolutamente conteggiare la costa rocciosa nella linea di costa utile.
Questo rende la situazione concessoria di Monopoli ancora più irregolare di quello che si potesse immaginare in un primo momento.
Sarebbe opportuno,quindi,che gli operatori balneari di Monopoli decidessero autonomamente e di comune accordo la distribuzione dei tagli che dovranno essere apportati alle singole concessioni demaniali, per rientrare nei limiti totali imposti dalla legge, evitando così di subire decisioni calate dall'alto e rispettando il diritto dei cittadini (normativamente tutelato) di andare al mare senza necessariamente dover pagare un biglietto di accesso. L'Amministrazione Comunale- ed in particolare il competente Ass. Spinosa - dovrebbe agevolare (se non promuovere) questo accordo tra imprenditori balneari.
Sperando di aver fatto cosa gradita alla cittadinanza e nella speranza di aver sollecitato un salutare dibattito, porgo distinti saluti.
Paolo Pisani
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Commenti
Se già scrivo, come tutti, in anonimato, perchè mai dovrei (pure) fingere di essere un semplice monopolitano?
Siamo alle comiche: questo clima da guerra permanente ha inquinato talmente l'aria che il nemico dev'esserci ovunque.
Tu sei un concessionario o uno stretto parente e usi l'anonimato per dichiararti falsamente dalla parte dei cittadini.
Ma pensi che abbiamo l'anello al naso?
Se le riesce tanto meglio, altrimenti pazienza.
E non esageri con l'auto-compiacimento, rischia di scadere nel ridicolo.
P.S.
Tra l'altro quanto da lei esposto va verificato.
Capisco che lo sfoggio di qualche semplice nozione la ringalluzzisca, a molti basta davvero poco, ma cerchi di avere rispetto ed educazione per tutti. Grazie.
Mi rendo conto che questa caricatura di vita pubblica, vissuta tutta sul filo di una ridicola guerricciola tra rossi e neri, possa poi scaricarsi sul popolo che ne offre una rappresentazione ancora più balzana, ma argomenti come questo richiederebbero maggiore serietà.
Detto ciò, poichè è di rilevante importanza, data la costituzione della nostra costa, capire se nell'ambito della falesia è possibile ricomprendervi i tratti rocciosi che caratterizzano in gran misura il nostro litorale, ho fatto una ricerca e chiesto lumi. Chi mi risponde contrasta il risultato della mia piccola indagine per principio (pensando, chissà per quale elucubrazione mentale, che io sia il nemico acquattato nell'ombra), ma non è in grado di argomentare. La definizione di falesia è ancora lì e nessuno mi spiega le ragioni per cui non dovremmo tenerne conto.
Qualcuno è capace di rispondere? Se dovessero pervenire nuovi indirizzi di ricerca siete pregati di darne immediata notizia al Dipartimento di Ingegneria Geotecnica, sez. Geologia Applicata
Facoltà di Ingegneria – Università “Federico II” di Napoli, di cui allego uno studio sulle falesie.
http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/geologia/canali/costa/06_progetti_europei/02_gemellaggio_agire_por/23_falesie_Budetta.pdf
a presto.
link per consultazione del PAI http://adbpuglia.dyndns.org/gis/map_default.phtml
Si attaccano anche ad un possibile (ma poco probabile) doppio senso delle parole ed a wikipedia.
Che vergogna! Non esiste il senso della giustizia e del rispetto delle persone e dei più deboli.
Sono davvero disgustata.
Se uno vuole paga il servizio altrimenti c'è sempre la spiaggia libera!!
Fate in modo di eliminare i lidi dove uno paga anke x respirare...a Santo Stefano nessuno va mai a fare controlli..vi siete mai chiesti il xkè??E lì nn c'è stato e nn ci sarà mai il tratto di costa libero..nè il libero accesso!!
Non è mica colpa mia se non hai compreso la lettera dell'ingegnere e ci leggi quel che vuoi leggere...
Leggi qui http://it.wikipedia.org/wiki/Falesia e se ti riesce dimostra il contrario.
Altro che accessi!
La risposta dell'ing. De Feudis mi sembra inequivocabile.E non è il caso di voler fare delle forzature; anzi è inutile.
Faccio notare che l'ufficio da cui proviene la risposta è quello deputato all'esame dei singoli piani comunali.
Per cui non si può scherzare: i nodi verranno al pettine.
P. hai fatto una magrissima figura. Succede quando si è prevenuti.
Ritornando al testo, ti invito a rileggerlo meglio e semmai a darmi una risposta nel merito. L'italiano è italiano.
P.S.
Quel documento linkato l'ho già letto e non chiarisce affatto la questione.
Comunque il capoverso che inizia con "..dunque non solo..." non si presta ad equivoci.
Se vuoi divertirti puoi consultare anche il seguente sito:
www.demaniomarittimo.com/doc/strategia%20gestione%20puglia.doc