
FIMA esprime solidarieta’ agli agricoltori siciliani. L’ agenda politica nazionale ne tenga conto.
La Federazione Italiana dei Movimenti Agricoli (FIMA), cui aderiscono movimenti e associazioni di tutta Italia, nata per colmare un vuoto di rappresentanza nel settore, esprime la sua piena solidarieta’ al popolo siciliano che in questi giorni sta’ manifestando la sua grave sofferenza a fronte di una crisi crescente, priva di ascolto e senza vie di sbocco.
“Desidero assicurare la vicinanza della nostra federazione agli agricoltori della Sicilia per aver acceso i riflettori sul disagio di un comparto che puo’ essere vitale per il futuro e la crescita del Paese, ma che non trova adeguato spazio nell’ agenda politica nazionale. In tempi di decrescita dell’ economie occidentali e a fronte di una nuova scarsita’ alimentare globale, il nostro ruolo e’ strategico e non residuale”, ha detto il coordinatore nazionale della FIMA, Saverio De Bonis.
Questo ruolo, purtroppo, stenta ad essere compreso dalla nostra societa’ e dalle istituzioni che la governano perche’ c’e’ un vuoto culturale e politico da colmare; fino a quando la nostra agricoltura sara’ relegata a cenerentola dell’ economia nazionale e domineranno impuniti gli egoismi, gli abusi e i cartelli, non ci sara’ pace, ne’ sviluppo nel nostro Paese.
I numeri della crisi dell’ agricoltura italiana sono eloquenti ed ormai insostenibili. Se la crisi che sta attraversando l’ Europa dall’ estate del 2007 e’ epocale, quella che investe il mondo agricolo e’ addirittura antecedente! I dati Eurostat ci dicono chiaramente che in agricoltura in Italia dal 2000 al 2009 i redditi sono diminuiti del 35.8% contro un aumento del 5.3% nell’ Ue-27. Sempre in Italia tra il 2008 e il 2009 il calo del reddito agricolo e’ stato del 20.6%. La capacita’ contributiva e’, dunque, compromessa ed e’ a rischio la tenuta sociale, ma nessuno se ne e’ accorto!
“E’ arrivato il tempo – conclude il coordinatore De Bonis – di applicare una giustizia distributiva che non opprima il mondo agricolo e tenga in debito conto il ruolo del settore primario, perno dell’ economia dell’ intero Paese. Abdicare a questo ruolo e’ miope e rischioso. L’ ultima manovra conferma in modo inequivocabile questa miopia che sta producendo, peraltro, effetti inflattivi dannosi per i consumi. Occorre, pertanto, ripensare subito una nuova politica agricola per il bene comune e la tenuta sociale. Diversamente la protesta si estendera’ a macchia d’ olio in tutto il Paese”.
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