IL FATTO
L’articolo 15 del decreto Ronchi, ormai alle battute finali alla Camera, prevede che la quota di capitale in mano pubblica delle società che operano nel settore della distribuzione dell’acqua scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati.
QUALI RIPERCUSSIONI PER LA NOSTRA COMUNITA’ ?
Le quote di partecipazione della società che gestisce l’acquedotto pugliese (AQP) sono al 95% di proprietà della Regione Puglia, mentre un 5% fa capo alla Basilicata. Il nuovo testo normativo imporrebbe la dismissione a vantaggio di privati di parte delle quote, ora di proprietà pubblica.
IL PERCHE’ DEI TIMORI
L’acqua, insieme all’aria che respiriamo e al cibo, rappresenta uno degli elementi indispensabili per la nostra sopravvivenza. La possibilità di accedere all’acqua potabile per bere e cucinare costituisce un bisogno primario il cui soddisfacimento dovrebbe essere garantito a qualsiasi essere umano, ma anche la disponibilità di risorse idriche da usare per l’igiene personale e l’agricoltura si rivela indispensabile per garantire una vita dignitosa e la sopravvivenza delle comunità.
Nonostante ciò la disponibilità di acqua a livello mondiale sta continuando a diminuire e proprio l’accesso all’acqua sembra destinato a diventare uno dei più potenti strumenti di speculazione per multinazionali senza scrupoli.
REAZIONI CONTRASTANTI (quando mai!) DEL MONDO POLITICO
Il governatore della Puglia ha già annunciato che ricorrerà alla Corte Costituzionale impugnando il provvedimento. La sinistra teme uno stop degli investimenti ed un incremento delle tariffe.
Al contrario i politici di destra ritengono che la privatizzazione determinerà una gestione più efficiente e meno politicizzata; gli investimenti nel miglioramento della rete idrica saranno la logica conseguenza della lotta allo spreco che da sempre contraddistingue l’impresa privata, meno le iniziative pubbliche.
Ma i cittadini cosa pensano? Qualcuno li ha interpellati in proposito?
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Commenti
la politica e fatta di idee e interessi, in questo momento nella politica gli interessi prevalgono in maniera preponderante sulle idee.
io faccio la politica ma non ho speranze di successo perchè credo che la politica deve essere al servizio della società invece la politica contemporanea fa il "servizio" alla collettività .
non me ne frega niente, io mi devo guardare allo specchio con serenità , lei è stato chiarissimo, non sono d'accordo con lei ma rispetto i suoi pensieri, spero di essere stato parimenti chiaro.
voglio sperare che il partecipare alle discussioni sia per lei atteggiamento disdicevole, specie se lo si fa rispettando tutti e ci si firma con nome e cognome "veri", premesso ciò, lei esprime questioni alle quali la risposta può essre solo negativa, avere bisogno dell'a.q.p. è una disgrazia, gli uffici bisognerebbe farli visitare da brunetta, non parlo delle presenze, le file sono semplicemente incivili come spesso le risposte degli impiegati quando e se ci sono.
in merito ai rapporti di cui lei parla, sono proprietario di una casa nel centro storico da quattro anni e da allora aspetto l'acqua che da allora per fortuna mi presta il vicino e il motivo di tutto cio glielo risparmio perchè la pagina non basta.
mi piacerebbe capire però il motivo della sua acredine nei miei confronti perchè dagli interventi non la comprendo.
ricambio i saluti.
DISTINTI SALUTI
e come dice lei purtroppo però la richiesta di arresto per l'on. cosentino è proprio nel merito di una società pubblico-privata e nella fattispecie del mercimonio delle assunzioni.
sono del parere però che uno stato civile deve gestire i beni "strategici" in prima persona e l'acqua e il bene primario assoluto, fermo restando che quel che lei scrive trova riscontro inequivocabile in un best seller come "la casta", resta ora da discutere e poi decidere se ci dobbiamo arrendere allo status quo oppure se dobbiamo lavorare ad un cambiamento lento e radicale che ci porti a divenire una nazione "normale" dove il pubblico non è un "carrozzone"
Nel privato c'è inesorabilmente il dio denaro, che male si concilia con lo sviluppo e l'interesse pubblico, e poco o niete potrà fare la partecipazione al 30%.
Senonchè, il privato mira al massimo profitto, per cui nel caso specifico, in mancanza di forti impegni agli investimenti per la rete e di un tetto alle tariffe da una parte; e di un forte potere pubblico di sorveglianza e sanzionamento, è probabile che l'operazione si tradurrebbe in semplice aumento delle tariffe senza miglioramento del servizio, ossia senza investimenti (il caso della autostrade insegna, sul quale basta riguardarsi una puntata di Report; peraltro sempre Report, se non erro, s'è occupato anche di acqua privatizzata).
Quanto alle gestioni pubbliche, tralasciando i sentori di situazioni positive, che almeno per me sarebbero tutte da verificare, in linea di principio nulla impedirebbe all'ente pubblico di ingaggiare, pagare e soprattutto lasciar lavorare senza interferenze professionisti del settore e per questa via ottenere risultati lusinghieri.
Ed ecco che il tutto ritorna a quello che nella mia mente è ormai il solito ritornello, ossia alla semplice e al tempo stesso drammatica considerazione che, se non c'è senso civico e senso dello stato a nessun livello della vita pubblica e privata, dove mai crediamo di poter andare? Non ci saranno mai organizzazioni o leggi che possano reggere all'immoralità diffusa e, in quanto di fatto impunita, incoraggiata.
Il resto sono chiacchiere.