Martedì 22 Maggio 2012
   
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LA VOCE DEGLI STUDENTI: IL VIDEO

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"La Conoscenza non si vende, si apprende" (Napoli),"Il futuro è nostro Riprendiamocelo" (Roma), "Solo la conoscenza cambierà il mondo" (Cosenza). Sono questi gli striscioni che aprono i cortei studenteschi - promossi da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento Universitario - che oggi stanno sfilando in oltre 50 città italiane.

"Scuole, università, accademie sono oggi unite per chiedere maggiori fondi sul diritto allo studio - dichiara Stefano Vitale, dell'Unione degli Studenti - vogliamo permettere a tutti gli studenti di poter studiare indipendentemente dalle condizioni economiche, chiediamo edifici sicuri e non fatiscennti, chiediamo una didattica innovativa, chiediamo maggiore democrazia e partecipazione nei luoghi di studio, al di fuori da ingerenze dei privati".

I Rettorati di Bari e Torino sono stati occupati dagli studenti, nelle università la protesta si concentra contro il ddl gelmini che mira a privatizzare gli atenei.

"La protesta di oggi che vede mobilitarsi 150.000 studenti è il segno che gli studenti italiani non si sono addormentati, non si sono scordati i pesanti tagli del governo ma, anzi, sono una forza attiva nel paese che chiede e continuerà a chiedere con forza di essere ascoltata"


I primi dati:

- 20 paesi europei coinvolti dalle proteste
- 1 assemblea studentesca internazionale in corso a bruxelles con 150 studenti da tuta Europa e delegazioni dagli altri continenti
- 50 cortei in Italia
- 200.000 studenti da tutte le regioni hanno partecipato in questi giorni al Referendum studentesco nazionale promosso dall'unione degli Studenti

- 150.000 studenti in piazza oggi
Roma: 10.000 studenti con partecipazione di studenti di scuole, università, accedemia di belle arti. Gli studenti sono partiti da Piazza Vittorio e si dirigono alla Sapienza. partecipa anche una delegazione di studenti iraniani, gli studenti delle accademie hanno inscenato una protesta con delle banane in mano per "chiedere l'annessione all'Africa dal momento che il nostro paese non investe nei saperi, anzi tagli fondi e risorse"

Torino: 15.000 studenti hanno sfilato il corteo ed è stato in questi momenti occupato il rettorato;

Genova: 5.000 studenti hanno sfilato da Piazza Caricamento a Piazza De Ferrari, con un'assemblea pubblica finale;

Napoli: 10.000 studenti in corteo partiti alle 10.30 da p.za Garibaldi;

Bari: 7.000 studenti in corteo nella città dove già ieri è stato occupato il rettorato;

Lecce: corteo con 2.000 studenti;

Firenze: corteo da Piazza San Marco con 3.000 studenti;

Cosenza: corteo con 3.000 studenti;

Salerno: 8.000 studenti in corteo;
Corteo anche a Palermo nell’ambito della mobilitazione nazionale dell’Unione degli studenti e del Coordinamento universitario Link, con lo slogan “Riprendiamoci il futuro”. I manifestanti si sono radunati in piazza Politeama, e da qui hanno sfilato per le vie del centro fino a piazza Indipendenza, dove ha sede la presidenza della Regione. Il traffico ha subito pensanti conseguenze, con una paralisi che si e’ estesa dal porto fino corso Calatafimi, malgrado la massiccia presenza di vigili urbani. Un coerteo studentesco si e’ svolto anche a Catania, con partenza da piazza Roma.



UNIONE DEGLI STUDENTI
LINK- COORDINAMENTO UNIVERSITARIO
unionedeglistudenti.net

SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO
Il futuro del nostro paese e del mondo è in mano alla nostra generazione. L'Italia di oggi è fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, e l'unica risposta che il governo riesce a elaborare è l'attacco alle basi del nostro futuro, alla conoscenza, al lavoro, ai beni comuni, ai diritti, alla democrazia.
Le uniche risorse di cui disponiamo, oggi, e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro, sono la ricerca, la formazione, il sapere libero. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l'università pubblica?
Abolire la scuola e l'università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione.
Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell'Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.
Edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella nella gestione delle scuole: sono queste le priorità per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e i tagli del governo vanno in tutt'altra direzione, mirando a distruggere la scuola pubblica.
Chiediamo un serio investimento nell'edilizia scolastica, affinchè le scuole siano messe in sicurezza e perchè possano essere strutture all'avanguardia, con palestre, laboratori, attrezzature per permettere agli studenti di poter veramente studiare andando a scuola.
Chiediamo una legge nazionale per il diritto allo studio: diritto allo studio significa tutto ciò che ci permette di studiare (borse di studio, trasporti, libri di testo, mense e fruizioni culturali di ogni genere come cinema, teatro, libri, musica, ecc). Oggi questa materia è di competenza delle regioni, con la conseguenza che lo studente, a seconda di dove studia, ha differenti garanzie. E' necessaria uns legge nazionale che definisca le garanzie minime che ogni regione deve fornire in tale materia, così come chiediamo in ogni regione un serio
investimento per il diritto allo studio.
Chiediamo una scuola dove gli studenti possano contare nelle scelte dell'istituto, dove ci sia piena democraticità negli organi collegiali e sia valorizzata la rappresentanza studentesca. Rifiutiamo l'idea del progetto di legge Aprea che prevede l'ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole.
Chiediamo una didattica diversa, innovativa nei metodi e nei contenuti, che metta in grado noi studenti di affrontare il presente avendone gli adeguati strumenti culturali. Anche per questo il 17 novembre sarà un'occasione per proporre nelle scuole giornate di didattica alternativa, per sperimentare nuovi modi di fare lezione più vicini agli studenti.
Il ddl di riforma dell'università proposto dal governo obbliga le università a privatizzarsi, di fatto, nel giro di pochi mesi. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo.
40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d'onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca: alla fine di quel conto alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia.
La combinazione tra l'aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l'ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d'onore e la delega al governo sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti, debiti e ancora debiti. La combinazione tra l'affidamento della didattica ai dipartimenti, l'obbligo per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco totale della
ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto.
Se facciamo partire quel conto alla rovescia, il prossimo autunno non avremo più un'università da difendere.
Dobbiamo farlo ora, dobbiamo farlo subito, dobbiamo farlo bene. La controriforma non deve passare.
A questo attacco, il più grave mai subito dall'università e dalla scuola italiana nella sua storia plurisecolare, intendiamo rispondere a tutto campo. Non abbiamo più solo la rabbia di chi non vuole pagare la crisi, crediamo che il movimento studentesco debba avere la presunzione di dire “voi siete la crisi, noi la soluzione”, partendo dalla centralità del sapere nella società contemporanea.
Tutto ciò avviene mentre è in corso una gravissima crisi democratica, che muta la costituzione materiale del nostro paese in senso autoritario. Crediamo che il sapere sia l'elemento fondante da cui partire per rinsaldare le fondamenta e ricostruire la nostra democrazia.
Per questo il 17 novembre, giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, bloccheremo tutte le scuole, le università, i conservatori, le accademie, i centri di ricerca di questo paese. Sarà il nostro primo sciopero generale, lo sciopero generale studentesco, il giorno in cui facciamo pesare il nostro ruolo e quello del mondo della conoscenza all'interno della società contemporanea.
Il 17 novembre saremo in piazza, per la prima volta organicamente su tutto il territorio nazionale, con una piattaforma unitaria di studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle accademie, perché il processo di mercificazione del sapere e di parcellizzazione della sua produzione si estende a tutti gli
ambiti della conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. La nostra condizione di soggetti in formazione ci pone uguali problemi e uguali opportunità, che vanno colte superando gli steccati
categoriali.
Il classico obiettivo del diritto allo studio per tutti va riempito da rivendicazioni allo stesso tempo puntuali e inclusive: diritto alla casa, alla mobilità, alle mense pubbliche, alla prevenzione e alla salute, a una formazione di qualità, all'accesso ai contenuti culturali nel senso più ampio, a un sapere libero da vincoli proprietari e pubblicamente accessibile, alla formazione continua, alla ricerca e all'arte libere, come dice la Costituzione, da ogni vincolo ideologico, confessionale o economico, alle pari opportunità, alla
partecipazione democratica e a forme di cogestione nel governo delle istituzioni formative e delle città.
Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza un orizzonte comune condiviso da tutti i soggetti in formazione, in grado di portare un contributo forte, autonomo e centrale alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

Unione degli Studenti
Link – Coordinamento Universitario

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