Martedì 22 Maggio 2012
   
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MARCHI E BREVETTI: IL WORKSHOP AL CASTELLO

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Marchi e brevetti: un convegno
L’11 dicembre alle 9,30 al castello Carlo V


Unioncamere Puglia, con il consorzio Bridg€conomies, partner della rete Enterprise Europe Network, in collaborazione con la Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura di Bari e lo studio De Tullio Liberatore & Partners, con il Patrocinio del Comune di Monopoli, organizza e promuove il workshop ” Marchi e brevetti:innovare, difendere e comunicare”.
L’iniziativa si terrà a Monopoli presso il Castello di Carlo V, l’11 dicembre 2009, con inizio alle ore 9,30.

Il workshop sarà finalizzato a trasmettere gli strumenti necessari per riconoscere all’interno della propria impresa se e in che termini vi sono conoscenze tutelabili sotto il profilo della proprietà intellettuale, in che modo proteggerle e utilizzarle per aumentare la propria competitività, per affrontare i mercati internazionali e per accedere a finanziamenti sulla base di fondi pubblici e privati. Sulla base delle norme in materia di proprietà intellettuale possono costituire oggetto di protezione, per fare degli esempi, le attività di ricerca (di nuove varietà vegetali, di nuovi processi di ottimizzazione, di nuove soluzioni meccaniche per la raccolta o la selezione delle materie prime) attraverso il brevetto, il packaging (o, in alcuni casi, addirittura la composizione “estetica” e la presentazione del prodotto come nel caso del food design nella ristorazione) attraverso il design, il branding e le campagne di comunicazione attraverso il marchio. Il tutto finalizzato al marketing vale a dire alla corretta collocazione del prodotto sul mercato in chiave di penetrazione ed espansione internazionale. La proprietà intellettuale può rappresentare un valido strumento per dare valore ai prodotti, penetrare i mercati, avviare strategie di comunicazione e creare valore all’interno della propria impresa.

Saranno affrontati alcuni temi tradizionali e suggerite alcune indicazioni sulle più efficaci strategie di gestione e valorizzazione degli asset di proprietà intellettuale e sulle principali forme di sfruttamento attraverso contratti di vario tipo (licenza, trasferimento di tecnologia, distribuzione).


Sarà successivamente approfondito il tema della lotta alla contraffazione e della tutela giudiziale dei diritti di proprietà intellettuale oltre che del trasferimento tecnologico. Esperti in comunicazione illustreranno le strategie più efficaci nel marketing e nella comunicazione dei prodotti agroalimentari.

Commenti 

 
#41 Michelangelo Montanaro 2009-12-12 18:01
Io avrei voluto essere presente ma a quell'ora e di giorno lavorativo chi poteva assistervi?
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#40 Gianni Capitanio 2009-12-12 17:51
Io c'ero, eravamo in pochi, almeno tra quelli che potevano avere qualche interresse diretto come azienda agroalimentare e non, c'era qualche avvocato, gli addetti ai lavori ed alla gestione della sala, alla spicciolata alcuni di noi sono andati via........
Nulla da dire di negativo sull'organizzazione della sala e della buona volontà dell'amministrazione, forse qualche "oratore" non si è reso conto che tra i presenti c'era solo qualche laureato in scienze giuridiche e quindi per qualcuno è finita prima........ del tempo.
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#39 Angela 2009-12-12 16:41
se n'è parlato tanto prima e dopo niente?
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#38 arturo 2009-12-11 11:42
Concordo con Franco Muolo sulle questioni che egli solleva a proposito del funzionamento dei mercati, aggiungendo che, per non diventare terra di nessuno, essi devono essere indirizzati e controllati in base a regole ben precise, che pure ci sono e che in qualche modo (i controlli, che pure vengono fatti, per forza di cose non possono essere a tappeto) si cerca di far applicare.
Tuttavia, detto ciò, è chiaro che, a prescindere da considerazioni di principio, sulle quali peraltro - ripeto - sono d'accordo, chiunque operi in mercati concretamente poco (o per niente) protetti deve fare i conti con gli elementi di cui ho parlato nel mio intervento precedente.
In altre parole, è vero che il mercato non dovrebbe essere tutto, ma nella pratica, almeno per il momento, lo è; se poi questo sia o meno un bene per l'umanità e la sua crescita equilibrata ed equa è tutt'altra cosa.
Personalmente, sono stuzzicato dalle teorie della decrescita e sono molto affascinato dalle recenti (ma neanche tanto: se ne è parlato già dagli anni 70-80) discussioni e studi, che hanno messo in dubbio la bontà della misura del benessere dei popoli attraverso il PIL (da ultimo, Sarkozy con la sua commissione di studio di economisti di fama mondiale). Certo, per discutere di tutto ciò, lo ammetto, bisogna avere la mente sgombra da problemi quotidiani e quindi (almeno) la "pancia piena": chi (ancora) non la avesse, non può che continuare a fare i conti con il mercato.
Cordialità a tutti voi.
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#37 vittò 2009-12-10 23:37
domani vedremo se questo epistolario ha aumentato i partecipanti al workshop. Vi conterò tutti.
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#36 Franco Muolo 2009-12-10 18:29
Con gli auguri festivi, espressi un po' in anticipo, pensavo di aver chiuso il discorso sull'olio, ma vedo che questo sito si sta imbrattando (nel senso buono s'intende) al punto tale che non mi dispiacerebbe esternare una altra considerazione, visto che arturo e gigizza hanno introdotto la parola magica del momento: il mercato. Va da sè che oggi tutto è regolato dal mercato. Bisognerebbe vedere però se questo (il mercato) vada a favore degli speculatori del settore, piuttosto che dei "poveri" consumatori. Ho la netta sensazione che il tutto penda a favore dei primi, esattamente come avviene con la pianificazione urbanistica, tutta rivolta a far accrescere interessi immobiliari-speculatori a danno della economicità delle abitazioni. Per dare l'idea: i mercati (agroalimentare ed edilizio) non sembrano mercati democraticamente formati e liberamente operanti, bensì oligopoli tipo lo sfruttamento e la commercializzazione dei prodotti petroliferi. Ovviamente con la complicità e la connivenza della politica in generale.
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#35 gigizza 2009-12-10 13:21
Io alcune idee tecnico-commerciali le avrei, anche perché siamo in presenza di una condizione di mercato favorevole. E mi spiego.
OGGI in un supermercato qui del Centro Europa rilevo per l'olio di Oliva extravergine i seguenti prezzi rapportati al litro:
Olio Extravergine di Oliva ITALIANO (Monini)- € 14.60
Olio Extravergine di Oliva SPAGNOLO (Borges)- € 12.39
Olio Extravergine di Oliva GRECO (Minerva)- € 13.38
Prezzi comprensivi di IVA, in bottiglia

E' chiaro che la grande distribuzione ha bisogno di grande produttore (o grande Associazione di piccoli produttori....)
Servono poi un po' di altre cose, ma ne possiamo parlare....
Intanto discutetene al workshop del quale, se possibile, vorrei avere gli Atti.

Un caro saluto all'antico compagno di giochi (50 anni fa davanti alla cattedrale) Giorgio Cardone (se sarà presente al convegno).
Gigi (Luigi) Zazzera
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#34 arturo 2009-12-10 12:10
Sperando di non ripetere concetti già espressi e premettendo che sono profano del campo specifico, mi permetto di esprimere una considerazione di carattere generale che credo possa essere valida anche per il settore oleario: il nostro olio ha sicuramente qualità assolutamente elevate, ma quello estero probabilmente non è da meno o comunque non è così lontano dai livelli del nostro, avendo però l'enorme pregio di essere nettamente meno costoso, per gli stessi noti motivi per cui lo sono i prodotti cinesi (o vietnamiti o laotiani o tunisini o chessoio) in altri settori. Quindi, come per altri settori, l'unica speranza di vederlo remunerato a sufficienza è quella di qualificarlo con marchi, confezioni, certificazioni, distribuzione e quant'altro può distinguere un prodotto griffato da uno di base e che si riflette sul prezzo finale. E' chiaro che tutto ciò richiede investimenti e magari non potrà riguardare l'intera produzione locale, la cui abbondanza andrebbe a cozzare contro la caratteristica di prodotto di nicchia dell'olio diciamo qualificato. Insomma, personalmente la vedo dura.
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#33 Franco Muolo 2009-12-10 11:47
Angelo, ti rngrazio ancora della spiegazione in merito ai fiscoli, ma ti assicuro che li ho visti utilizzare ancora oggi in qualche trappeto del nostro agro. Unica differenza: sono di plastica, mentre quelli che faceva mio nonno erano di pura canapa. Ti svelo un altro mio ricordo: da adolescente mi chiamavano fskidd (da fskler, attività prevalente dei miei avi), sai perchè? I miei amici, costretti a "godere" della mia compagnia soltanto alla fine della mia attività di doposcuola, dedita per buona parte a girare la famosa ruota dei fiscolai sull'estremità della via Lepanto, nei pressi dello storico mulino Meo-Evoli(vergognosamente demolito per far posto a un fabbricato per civili abitazioni), mi appicicarono tale appellativo. E non me ne vergogno affatto, tanto che quel "nomignolo" lo uso come password in uno dei miei contatti online. Perchè, allora, l'olio era genuino e oggi no? Continua sicuramente ad esserci ancora qualcosa che non funziona come dovrebbe nella moderna filiera! Sono felice comunque che il dibattito continui, vuol dire che ci siamo (quasi). Cordiali saluti e Buone Festività a tutti.
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#32 lamanna 2009-12-10 10:49
vittorio intendevo dire che essendo comunque un grasso la sua manipolazione dal punto di vista igenico è molto delicata e gli operatori devono osservare la massima attenzione durante le fasi di lavorazione dal punto di vista della sanificazione degli impianti, va bene così?
franco ora si usano le centrifughe che sono molto più igeniche dei fiscoli quindi quel problema non esiste più perchè dopo ogni "spremitura" la macchina viene sanificata.
io quel fenomeno "sociologico" che descrivi lo chiamo "mafiosità congenita" una "patologia" che affligge la maggioranza di noi meridionali.
comunque come vedete il problema dei problemi e che non se ne parla.
quando se ne parla aumenta la conoscenza e senza far nulla si aiuta l'agricoltura, questa e la dimostrazione che c'è qualcosa che non funziona nella comunicazione del mondo agricolo.
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#31 Gianni Capitanio 2009-12-10 00:07
x gigizza,
non credo di avere tale quantitativo, come detto sopra, vendo solo l'esubero alle mie necessità.

x Michelangelo,
se tutto fila liscio ci vediamo venerdi sera al meeting dei lettori
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#30 Gianni Capitanio 2009-12-10 00:05
Mi sembra che sull'argomento si stia facendo un pò di confusione, addebitando ai frantoiani responsabilità forse più grandi di quelle che hanno.
Le olive della zona sono tutte molite a km 0, qualche frantoiano lavora anche olive del circondario ma solo olive raccolte in giornata da cui si ricava ottimo extravergine, spesso usato per correggere olio di olive di giornata proveniente da uliveti secolari.

C'è da precisare che chi ha ulivi secolari raccoglie da terra o con le reti con cadenza madiamente bisettimanale ovvio che da tali olive si ricava olio lampante ed è la maggior parte. Questo tipo di olio non è destinato al consumo locale ma alla raffinazione industriale dopo del quale finisce anche in quelle bottiglie a 3€, ma non è lavoro che fanno i frantoiani, semmai gli imbottigliatori.

La maggior parte dell'extravergine locale proviene da uliveti giovani con cultivar tipo leccino, coratina, frantoiana dal quale si ricava un olio con ottime qualità organolettiche contrariamente allo stesso extravergine ricavato da ulivi secolari che invece ha qualità organolettiche modeste.
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#29 vittò 2009-12-09 19:47
X angelo definire in una discussione pubblica l' olio come " un grasso che raccoglie ogni schifezza" non aiuta certo al sostegno dei consumi, scusami ma questa precisazione era dovuta. Dobbiamo avere ogni forma di rispetto verso
quello che ci da da vivere.
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#28 vittò 2009-12-09 19:41
Ho aperto io questa discussione, qualcuno ha detto più o meno che un evento sul marcheting non aveva quasi senso di esistere in una situazione di crisi dei mercati agricoli.
E' stato preso ad esempio l'olio di oliva, si è parlato di produzione, prezzi, mercati, tradizione, gastronomia, sono venute fuori delle richieste di acquisto, e qualche lettore che non ha partecipato alla discussione si è recato in un frantoio per acquistare il mitico prodotto. In altre parole abbiamo stimolato e forse aumentato i consumi.
Abbiamo raggiunto un'importante obiettivo di marcheting, cioè parlare del prodotto e farlo conoscere!
Per Franco Muolo ti dico che vi è un frantoio attivo in città dove puoi arrivarci anche a piedi, è in via marina del mondo poco prima dell'ingresso di lido pantano ( visto la zona e la pista ciclabile ci puoi andare in bicicletta).
saluti. Vittò
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#27 Franco Muolo 2009-12-09 18:49
Caro Angelo, ti ringrazio della delucidazione. Anch'io ho da raccontare qualcosa a proposito. La buonanima di mio suocero fu un olivicoltore di prim'ordine e di tanto in tanto mi portava con sè quando conferiva le olive ai trappeti. Ebbene. Lì c'erano due tipi di "imposte": quella cosiddetta dell'ammasso ed altre messe a disposizione dei conferitori di prodotto per fare olio cosiddetto personale. Di modo chè funzionavano linee diverse a seconda se si voleva realizzare olio per consumi familiari o olio da mettere in vendita. Qualche amico mi dice che in molti frantoi moderni si procede ancora con la stessa procedura. E' vero? Se ciò fosse vero devo pensare che il sistema delle raccomandazioni continua ad esistere non solo per trovare un posto di lavoro, ma anche per quanto riguarda l'alimentazione. Perciò, senza menarla in politica, mi chiedo: ancora oggi, è più avvantaggiato l'olivicoltore o il trappetaro? Credo che il rapporto corretto fra questi due operatori debba dare come risultato un prodotto corretto, senza fare alcuna discriminazione. O no!
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#26 lamanna 2009-12-09 14:03
vi posso in merito solo raccontare la mia esperienza.
ho fatto l'operaio in un frantoio, le olive possono arrivare al massimo da regioni vicine perchè comunque sono soggette a deteriorarsi, mi è capitato di molire olive che provenivano, per esempio, da montescaglioso.
franco il problema sta proprio lì, la tracciabilità e le cerificazioni, i controlli sulle frodi devono essere sistematici, se al workshop si presentano con le analisi del prof. cardone appresso, siamo già sulla buona strada, poi però ci vuole una confezione accattivante e una rete di vendita capillare e ben organizzata.
l'olio di oliva di qualità deve essere ricavato da olive altrettanto di qualità raccolte e molite in giornata in impianti impeccabili dal punto di vista del'igiene perchè essendo un grasso raccoglie ogni schifezza con cui entra in contatto.
a monopoli questi impianti e questo prodotto esistono, per esempio l'oleificio cooperativo, sono malmessi dal punto di vista manageriale.

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#25 Franco Muolo 2009-12-09 13:36
Porca miseria! Qui vittorio e soprattutto gigizza hanno scoperto, diciamo così, le pentole dei nostri frantoi, dalle quali sembra fuoriuscire olio non proprio autoctono. Ma, allora, come si fa ad accertare e accettare la differenza che esite tra un olio scadente che costa 3 euro a bottiglia (che evidentemente nessuno vieta di venderla a 10 euro) e un olio buono che sicuramente costa 10 euro (che sicuramente nessuno venderebbe per 3 euro)? Perchè, signori miei, se nessuno dei diretti produttori è in grado di assicurare e reclamizzare la bontà del suo prodotto e venderlo al giusto prezzo, vuol dire che non ne usciremo mai. Difficilmente il consumatore potrà scegliere la qualità migliore se continua ad essere subissato da offerte e gusti unificati. Voglio dire che al consumatore non si possa addossare alcuna colpa, se i produttori dell'olio buono non riescono nemmeno a far conoscere con qualsiasi mezzo le sue naturali proprietà organolettiche. Pensiamo, per ritornare all'articolo di apertura, che con i workshop si possa risolvere al meglio questo grandissimo problema?
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#24 gigizza 2009-12-09 11:27
Condivido l'affermazione di "Vitto'" sul fatto che tutti i frantoi di Monopoli lavorino con olive nostre, ma non perchè siano state fatte approfondite indagini, quanto invece per un semplice ragionamento deduttivo: sarebbe antieconomico far arrivare olive dall'estero a meno che si trattasse di grandissimi quantitativi (via mare?): ma questo sarebbe visibilissimo, oltre a comportare insormontabili problemi di degrado del prodotto.
Diverso è il discorso di AGGIUNTA (al nostro olio) di olio proveniente dall'estero: la "cosa" è fattibile e forse qualcuno lo fa; per cui a me resta il dubbio se nelle lattine di qualcuno dei miei fornitori monopolitani non ci sia qualche sorpresa.
(Ecco perchè chiedevo, in un precedente, post a Gianni Capitanio di rilevare annualmente da lui 1 quintale del SUO olio).
Sull'INVASIONE del nostro olio in Europa se i prezzi fossero più accettabili avrei serissimi dubbi per 2 motivi:
- l'uso dell'olio di oliva è, prima di tutto, un fatto CULTURALE, ossia legato alle nostre tradizioni ma anche frutto di conoscenza sulle sue superiori qualità organolettiche e terapeutiche;
- in Europa (per fermarci al nostro continente) sono diffusissimi oli alternativi (di girasole, di colza, di semi vari, principalmente) che costano un prezzo a cui l'olio di oliva non potrà mai arrivare: spesso anche ad 1 € al litro: vai a spiegare alla gente di spenderne - invece - 4 € (se non 10 € come spesso capita in Europa") perchè piu sano e più gustoso...
Il discorso, poi, dei troppi frantoi a Monopoli fa parte della nostra stolta cultura dell'antiassociazionismo per cui ognuno si cura il suo orticello (anche in senso non figurato) e si moltiplicano le spese per investimenti nelle attrezzature, nella lavorazione e nello stoccaggio) quando invece ASSOCIARSI porterebbe ad una diminuzione dei costi e ad un guadagno maggiore e più sicuro....
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#23 vitto 2009-12-08 21:47
Posso affermare con certezza che ad tutti i frantoi lavorano esclusivamente olive raccolte sul territorio pugliese.
E' antieconomico importare le olive perche' mi preme ricordare che da un quintale di olive si ottiene solo Kg. 18-20 che non è degradabile come le olive. Da che io sappia l'unica zona in italia che acquista le olive (pugliesi o spagnole) è il lago maggiore, queste vengono lavorate nei tipici frantoi a l'olio ottenuto, dopo sapienti miscele viene venduto come prodotto tipico, ma questa è un' altra storia. Il prodotto molito nei frantoio presenti sul territorio è tutto di provenienza pugliese e di qualità mediamente alta.
PS. la qualità più bassa è quasi sempre quella degli ulivi secolari ( ora si aprirà un altra polemica)
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#22 gigizza 2009-12-08 20:47
Per mia (in)esperienza sull'olio di Monopoli devo dire che mi rifornisco o dalla (1)Cooperativa, o dal frantoio del (2)Baione o (quest'anno) da (3)Annese.
Ne conosco altri due che moliscono olive nostre:
(4) Contrada Santa Lucia (poco prima di arrivare alla chiesa, sulla destra);
(5) Contrada Cristo Re, sulla sinistra andando verso Castellana.
I prezzi sono tutti più o meno allineati sui 4€ al kilo.
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