Marchi e brevetti: un convegno
L’11 dicembre alle 9,30 al castello Carlo V
L’11 dicembre alle 9,30 al castello Carlo V
Unioncamere Puglia, con il consorzio Bridg€conomies, partner della rete Enterprise Europe Network, in collaborazione con la Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura di Bari e lo studio De Tullio Liberatore & Partners, con il Patrocinio del Comune di Monopoli, organizza e promuove il workshop ” Marchi e brevetti:innovare, difendere e comunicare”.
L’iniziativa si terrà a Monopoli presso il Castello di Carlo V, l’11 dicembre 2009, con inizio alle ore 9,30.
Il workshop sarà finalizzato a trasmettere gli strumenti necessari per riconoscere all’interno della propria impresa se e in che termini vi sono conoscenze tutelabili sotto il profilo della proprietà intellettuale, in che modo proteggerle e utilizzarle per aumentare la propria competitività, per affrontare i mercati internazionali e per accedere a finanziamenti sulla base di fondi pubblici e privati. Sulla base delle norme in materia di proprietà intellettuale possono costituire oggetto di protezione, per fare degli esempi, le attività di ricerca (di nuove varietà vegetali, di nuovi processi di ottimizzazione, di nuove soluzioni meccaniche per la raccolta o la selezione delle materie prime) attraverso il brevetto, il packaging (o, in alcuni casi, addirittura la composizione “estetica” e la presentazione del prodotto come nel caso del food design nella ristorazione) attraverso il design, il branding e le campagne di comunicazione attraverso il marchio. Il tutto finalizzato al marketing vale a dire alla corretta collocazione del prodotto sul mercato in chiave di penetrazione ed espansione internazionale. La proprietà intellettuale può rappresentare un valido strumento per dare valore ai prodotti, penetrare i mercati, avviare strategie di comunicazione e creare valore all’interno della propria impresa.
Saranno affrontati alcuni temi tradizionali e suggerite alcune indicazioni sulle più efficaci strategie di gestione e valorizzazione degli asset di proprietà intellettuale e sulle principali forme di sfruttamento attraverso contratti di vario tipo (licenza, trasferimento di tecnologia, distribuzione).
Sarà successivamente approfondito il tema della lotta alla contraffazione e della tutela giudiziale dei diritti di proprietà intellettuale oltre che del trasferimento tecnologico. Esperti in comunicazione illustreranno le strategie più efficaci nel marketing e nella comunicazione dei prodotti agroalimentari.
Il workshop sarà finalizzato a trasmettere gli strumenti necessari per riconoscere all’interno della propria impresa se e in che termini vi sono conoscenze tutelabili sotto il profilo della proprietà intellettuale, in che modo proteggerle e utilizzarle per aumentare la propria competitività, per affrontare i mercati internazionali e per accedere a finanziamenti sulla base di fondi pubblici e privati. Sulla base delle norme in materia di proprietà intellettuale possono costituire oggetto di protezione, per fare degli esempi, le attività di ricerca (di nuove varietà vegetali, di nuovi processi di ottimizzazione, di nuove soluzioni meccaniche per la raccolta o la selezione delle materie prime) attraverso il brevetto, il packaging (o, in alcuni casi, addirittura la composizione “estetica” e la presentazione del prodotto come nel caso del food design nella ristorazione) attraverso il design, il branding e le campagne di comunicazione attraverso il marchio. Il tutto finalizzato al marketing vale a dire alla corretta collocazione del prodotto sul mercato in chiave di penetrazione ed espansione internazionale. La proprietà intellettuale può rappresentare un valido strumento per dare valore ai prodotti, penetrare i mercati, avviare strategie di comunicazione e creare valore all’interno della propria impresa.
Saranno affrontati alcuni temi tradizionali e suggerite alcune indicazioni sulle più efficaci strategie di gestione e valorizzazione degli asset di proprietà intellettuale e sulle principali forme di sfruttamento attraverso contratti di vario tipo (licenza, trasferimento di tecnologia, distribuzione).
Sarà successivamente approfondito il tema della lotta alla contraffazione e della tutela giudiziale dei diritti di proprietà intellettuale oltre che del trasferimento tecnologico. Esperti in comunicazione illustreranno le strategie più efficaci nel marketing e nella comunicazione dei prodotti agroalimentari.
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Commenti
Nulla da dire di negativo sull'organizzazione della sala e della buona volontà dell'amministrazione, forse qualche "oratore" non si è reso conto che tra i presenti c'era solo qualche laureato in scienze giuridiche e quindi per qualcuno è finita prima........ del tempo.
Tuttavia, detto ciò, è chiaro che, a prescindere da considerazioni di principio, sulle quali peraltro - ripeto - sono d'accordo, chiunque operi in mercati concretamente poco (o per niente) protetti deve fare i conti con gli elementi di cui ho parlato nel mio intervento precedente.
In altre parole, è vero che il mercato non dovrebbe essere tutto, ma nella pratica, almeno per il momento, lo è; se poi questo sia o meno un bene per l'umanità e la sua crescita equilibrata ed equa è tutt'altra cosa.
Personalmente, sono stuzzicato dalle teorie della decrescita e sono molto affascinato dalle recenti (ma neanche tanto: se ne è parlato già dagli anni 70-80) discussioni e studi, che hanno messo in dubbio la bontà della misura del benessere dei popoli attraverso il PIL (da ultimo, Sarkozy con la sua commissione di studio di economisti di fama mondiale). Certo, per discutere di tutto ciò, lo ammetto, bisogna avere la mente sgombra da problemi quotidiani e quindi (almeno) la "pancia piena": chi (ancora) non la avesse, non può che continuare a fare i conti con il mercato.
Cordialità a tutti voi.
OGGI in un supermercato qui del Centro Europa rilevo per l'olio di Oliva extravergine i seguenti prezzi rapportati al litro:
Olio Extravergine di Oliva ITALIANO (Monini)- € 14.60
Olio Extravergine di Oliva SPAGNOLO (Borges)- € 12.39
Olio Extravergine di Oliva GRECO (Minerva)- € 13.38
Prezzi comprensivi di IVA, in bottiglia
E' chiaro che la grande distribuzione ha bisogno di grande produttore (o grande Associazione di piccoli produttori....)
Servono poi un po' di altre cose, ma ne possiamo parlare....
Intanto discutetene al workshop del quale, se possibile, vorrei avere gli Atti.
Un caro saluto all'antico compagno di giochi (50 anni fa davanti alla cattedrale) Giorgio Cardone (se sarà presente al convegno).
Gigi (Luigi) Zazzera
gigizza
franco ora si usano le centrifughe che sono molto più igeniche dei fiscoli quindi quel problema non esiste più perchè dopo ogni "spremitura" la macchina viene sanificata.
io quel fenomeno "sociologico" che descrivi lo chiamo "mafiosità congenita" una "patologia" che affligge la maggioranza di noi meridionali.
comunque come vedete il problema dei problemi e che non se ne parla.
quando se ne parla aumenta la conoscenza e senza far nulla si aiuta l'agricoltura, questa e la dimostrazione che c'è qualcosa che non funziona nella comunicazione del mondo agricolo.
non credo di avere tale quantitativo, come detto sopra, vendo solo l'esubero alle mie necessità .
x Michelangelo,
se tutto fila liscio ci vediamo venerdi sera al meeting dei lettori
Le olive della zona sono tutte molite a km 0, qualche frantoiano lavora anche olive del circondario ma solo olive raccolte in giornata da cui si ricava ottimo extravergine, spesso usato per correggere olio di olive di giornata proveniente da uliveti secolari.
C'è da precisare che chi ha ulivi secolari raccoglie da terra o con le reti con cadenza madiamente bisettimanale ovvio che da tali olive si ricava olio lampante ed è la maggior parte. Questo tipo di olio non è destinato al consumo locale ma alla raffinazione industriale dopo del quale finisce anche in quelle bottiglie a 3€, ma non è lavoro che fanno i frantoiani, semmai gli imbottigliatori.
La maggior parte dell'extravergine locale proviene da uliveti giovani con cultivar tipo leccino, coratina, frantoiana dal quale si ricava un olio con ottime qualità organolettiche contrariamente allo stesso extravergine ricavato da ulivi secolari che invece ha qualità organolettiche modeste.
quello che ci da da vivere.
E' stato preso ad esempio l'olio di oliva, si è parlato di produzione, prezzi, mercati, tradizione, gastronomia, sono venute fuori delle richieste di acquisto, e qualche lettore che non ha partecipato alla discussione si è recato in un frantoio per acquistare il mitico prodotto. In altre parole abbiamo stimolato e forse aumentato i consumi.
Abbiamo raggiunto un'importante obiettivo di marcheting, cioè parlare del prodotto e farlo conoscere!
Per Franco Muolo ti dico che vi è un frantoio attivo in città dove puoi arrivarci anche a piedi, è in via marina del mondo poco prima dell'ingresso di lido pantano ( visto la zona e la pista ciclabile ci puoi andare in bicicletta).
saluti. Vittò
ho fatto l'operaio in un frantoio, le olive possono arrivare al massimo da regioni vicine perchè comunque sono soggette a deteriorarsi, mi è capitato di molire olive che provenivano, per esempio, da montescaglioso.
franco il problema sta proprio lì, la tracciabilità e le cerificazioni, i controlli sulle frodi devono essere sistematici, se al workshop si presentano con le analisi del prof. cardone appresso, siamo già sulla buona strada, poi però ci vuole una confezione accattivante e una rete di vendita capillare e ben organizzata.
l'olio di oliva di qualità deve essere ricavato da olive altrettanto di qualità raccolte e molite in giornata in impianti impeccabili dal punto di vista del'igiene perchè essendo un grasso raccoglie ogni schifezza con cui entra in contatto.
a monopoli questi impianti e questo prodotto esistono, per esempio l'oleificio cooperativo, sono malmessi dal punto di vista manageriale.
Diverso è il discorso di AGGIUNTA (al nostro olio) di olio proveniente dall'estero: la "cosa" è fattibile e forse qualcuno lo fa; per cui a me resta il dubbio se nelle lattine di qualcuno dei miei fornitori monopolitani non ci sia qualche sorpresa.
(Ecco perchè chiedevo, in un precedente, post a Gianni Capitanio di rilevare annualmente da lui 1 quintale del SUO olio).
Sull'INVASIONE del nostro olio in Europa se i prezzi fossero più accettabili avrei serissimi dubbi per 2 motivi:
- l'uso dell'olio di oliva è, prima di tutto, un fatto CULTURALE, ossia legato alle nostre tradizioni ma anche frutto di conoscenza sulle sue superiori qualità organolettiche e terapeutiche;
- in Europa (per fermarci al nostro continente) sono diffusissimi oli alternativi (di girasole, di colza, di semi vari, principalmente) che costano un prezzo a cui l'olio di oliva non potrà mai arrivare: spesso anche ad 1 € al litro: vai a spiegare alla gente di spenderne - invece - 4 € (se non 10 € come spesso capita in Europa") perchè piu sano e più gustoso...
Il discorso, poi, dei troppi frantoi a Monopoli fa parte della nostra stolta cultura dell'antiassociazionismo per cui ognuno si cura il suo orticello (anche in senso non figurato) e si moltiplicano le spese per investimenti nelle attrezzature, nella lavorazione e nello stoccaggio) quando invece ASSOCIARSI porterebbe ad una diminuzione dei costi e ad un guadagno maggiore e più sicuro....
E' antieconomico importare le olive perche' mi preme ricordare che da un quintale di olive si ottiene solo Kg. 18-20 che non è degradabile come le olive. Da che io sappia l'unica zona in italia che acquista le olive (pugliesi o spagnole) è il lago maggiore, queste vengono lavorate nei tipici frantoi a l'olio ottenuto, dopo sapienti miscele viene venduto come prodotto tipico, ma questa è un' altra storia. Il prodotto molito nei frantoio presenti sul territorio è tutto di provenienza pugliese e di qualità mediamente alta.
PS. la qualità più bassa è quasi sempre quella degli ulivi secolari ( ora si aprirà un altra polemica)
Ne conosco altri due che moliscono olive nostre:
(4) Contrada Santa Lucia (poco prima di arrivare alla chiesa, sulla destra);
(5) Contrada Cristo Re, sulla sinistra andando verso Castellana.
I prezzi sono tutti più o meno allineati sui 4€ al kilo.