“L’identità cristiana oggi”: questo il tema del dibattito organizzato dal movimento Cristiani per la Città, con l’intervento dell’Arcivescovo Emerito di Lecce, Monsignor Ruppi. La chiesa di San Domenico è gremita di gente.
Il presidente del movimento, il prof. Angelo Giangrande, introduce l’argomento. “Oggigiorno, parlare di identità cristiana non è semplice, perché molto spesso l’identità di una persona viene collegata alla sua cultura, e non alla sua fede religiosa. Non è facile, nelle condizioni di vita odierne, sentire un vero senso di appartenenza ad una religione.” Ecco il senso di questo incontro, che costituisce un momento di discussione e riflessione.
Monsignor Ruppi inizia il discorso con una domanda rivoltagli di frequente: è difficile oggi parlare di religione ai ragazzi?
“Ci sono due modi per parlare di religione alle nuove generazioni: il primo consiste nelle prediche, che però i ragazzi non ascoltano e non ascolteranno mai.
L’altro modo consiste nella testimonianza di vita: un modo di agire cristiano è molto più efficace per insegnare ai ragazzi cosa sia la fede. Abbiamo bisogno di testimoni di fede, e non di maestri.” Un tema molto caro all’Arcivescovo è il presepio: “Bisogna sempre ricordarsi che Cristo non è nato sotto un albero di Natale, ma in una grotta: mantenere viva questa tradizione e costruire il presepio in casa è qualcosa che fa bene tanto agli adulti quanto ai bambini.”
Il cristiano di oggi, secondo l’Arcivescovo, deve tenere presente che la fede non è misurabile con le dimensioni delle chiese o con la lunghezza delle processioni: la vera fede cristiana si misura in speranza e carità. Questo concetto è spiegato da Monsignor Ruppi con il ricordo di una delle più grandi testimonianze di fede del nostro tempo: Papa Giovanni Paolo II. “Papa Wojtyla, il giorno prima di morire, si è affacciato alla finestra e ha cercato di parlare alla folla, nonostante le pessime condizioni fisiche. Fino all’ultimo momento si è sforzato di comunicare la propria speranza e la propria fede agli altri, e questa è stata la sua forza.”
È da qui dunque che deve ripartire la cristianità attuale: la fede come forza, attraverso delle testimonianze concrete, e non solo attraverso le parole.
Il presidente del movimento, il prof. Angelo Giangrande, introduce l’argomento. “Oggigiorno, parlare di identità cristiana non è semplice, perché molto spesso l’identità di una persona viene collegata alla sua cultura, e non alla sua fede religiosa. Non è facile, nelle condizioni di vita odierne, sentire un vero senso di appartenenza ad una religione.” Ecco il senso di questo incontro, che costituisce un momento di discussione e riflessione.
Monsignor Ruppi inizia il discorso con una domanda rivoltagli di frequente: è difficile oggi parlare di religione ai ragazzi?
“Ci sono due modi per parlare di religione alle nuove generazioni: il primo consiste nelle prediche, che però i ragazzi non ascoltano e non ascolteranno mai.
L’altro modo consiste nella testimonianza di vita: un modo di agire cristiano è molto più efficace per insegnare ai ragazzi cosa sia la fede. Abbiamo bisogno di testimoni di fede, e non di maestri.” Un tema molto caro all’Arcivescovo è il presepio: “Bisogna sempre ricordarsi che Cristo non è nato sotto un albero di Natale, ma in una grotta: mantenere viva questa tradizione e costruire il presepio in casa è qualcosa che fa bene tanto agli adulti quanto ai bambini.”Il cristiano di oggi, secondo l’Arcivescovo, deve tenere presente che la fede non è misurabile con le dimensioni delle chiese o con la lunghezza delle processioni: la vera fede cristiana si misura in speranza e carità. Questo concetto è spiegato da Monsignor Ruppi con il ricordo di una delle più grandi testimonianze di fede del nostro tempo: Papa Giovanni Paolo II. “Papa Wojtyla, il giorno prima di morire, si è affacciato alla finestra e ha cercato di parlare alla folla, nonostante le pessime condizioni fisiche. Fino all’ultimo momento si è sforzato di comunicare la propria speranza e la propria fede agli altri, e questa è stata la sua forza.”
È da qui dunque che deve ripartire la cristianità attuale: la fede come forza, attraverso delle testimonianze concrete, e non solo attraverso le parole.

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Commenti
In tal senso emblematico è stato l’intervento di una prof, esponente qualificata dell’ “intellighenzia†laica di casa nostra (e perciò stesso non so quanto avvezza al mondo cattolico), entrata in chiesa a conclusione della prolusione di mons. Ruppi esattamente 5 min. prima di chiedere la parola.
Quale interesse al confronto dimostra chi giunge con la sua verità in tasca e avendo ascoltato poco e niente si fionda al microfono, non per formulare, come’era richiesto, qualche domanda al prelato, ma per comiziare sulla (molto) presunta superiorità della propria parte?
Perché invece di riflettere, ragionare, comprendere, viene tutto così rozzamente strumentalizzato?