L’Unione degli Studenti raccoglie firme contro la vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia
Domenica mattina (13/12/2009) una rappresentanza dell’Unione degli Studenti liceali di Monopoli si è riunita in piazza Vittorio Emanuele per protestare e raccogliere firme contro la norma in discussione alla Camera nell’ambito della legge finanziaria 2010 che prevede la vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia.
“Questo bene non è in vendita! Rivolgersi a Mafia spa – la mafia non paga la crisi” è stato lo slogan esibito dagli studenti.
IL PERCHE’ DELLA PROTESTA
Con la legge n. 109/1996 (c.d. Rognoni – La Torre) si previde che i beni immobili confiscati alla mafia dovessero essere utilizzati per finalità sociali. Questo, secondo i manifestanti ed i partiti di opposizione, ha consentito allo Stato ed agli Enti locali di disporre di beni provenienti da attività illecite per realizzare scuole, uffici pubblici e strutture di pubblica utilità.
Secondo quanto sostenuto da Don Luigi Ciotti “la lotta alle mafie ed alle organizzazioni criminali si snoda lungo un percorso tortuoso, spesso in salita, che richiede continuità, coerenza e strategie volte non solo a reprimere i fatti criminali ma a sradicare, attraverso proposte sociali e culturali concrete, la mentalità mafiosa che sta alla base di quei fatti”.
Si teme che la norma in discussione alla Camera nell’ambito della legge finanziaria 2010 che prevede la vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia ove non assegnati ai soggetti titolari a riceverli entro 90 giorni dalla confisca (senza peraltro prevedere alcuna misura atta a rendere più celere il processo di assegnazione di tali beni) possa di fatto trasformarsi in un “regalo alla mafia”, in grado di disporre della liquidità necessaria a riappropriarsi dei beni venduti all’asta.
I NUMERI DEL PROBLEMA
Sino al 30/06/2009 i soli beni immobili confiscati alle mafie sono stati 8.385 (4.940 già destinati), di cui
COSA SOSTIENE L’ OPPOSIZIONE
Le misure adottate dal Governo Berlusconi sino ad oggi (il limite stringente alla possibilità di intercettazioni telefoniche, lo scudo fiscale “tombale”, le poche risorse a disposizione delle forze dell’ordine ed in ultimo il provvedimento in discussione alla Camera oggetto del presente articolo) finiscono per rendere sempre più difficoltoso il compito di coloro che in Italia si impegnano nella prevenzione alla mafia. Si tratta solo di un inopportuno strumento con cui il Governo cerca di “fare cassa”.
COSA SOSTIENE LA MAGGIORANZA
Molti dei beni confiscati alla mafia sono inutilizzati da tempo a causa dell’incapacità amministrativa degli enti locali e costituiscono un costo per la collettività; il degrado in cui versano gli immobili ne diminuisce il valore. Le norme in vigore consentono che si possa procedere alla vendita all’asta dei beni confiscati evitando pericoli di infiltrazione mafiosa. I proventi derivanti dalla vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia potranno essere reinvestiti per rendere più efficace la lotta alla mafia.
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