Martedì 22 Maggio 2012
   
Text Size

PUG ET PORTUS, PORTUS, QUOQUE PORTI

porto2_cr











TRE PORTI PER MONOPOLI- l’ultima edizione del Pug immagina la realizzazione di altri due porti di mare. Per la precisione, oltre a quello commerciale esistente, ha previsto uno scalo turistico, in attacco alla diga di tramontana proprio sullo sfocio del torrente Ferraricchio, e un porto canale ad uso della cantieristica navale, da scavare nell’ex cava Spina. Pensate! La nostra città avrà in dotazione non uno, ma tre scali marittimi! Che bello! Tre piani regolatori, in cinquant’anni, non sono riusciti a fare nemmeno uno, di porti, mentre il nuovo Pug consente la fattibilità in appena sedici anni non di uno, ma addirittura di altri due.

LA STORIA- Beh! In attesa dei risultati regionali dell’esame del nuovo strumento urbanistico, consentitemi di ripercorrere le vicende che videro la produzione dei numerosissimi tentativi (falliti) da parte di tutte le civiche compagini amministrative succedutesi nell’arco di mezzo secolo d’attività. Vado a iniziare dalla seconda metà degli anni Sessanta, e precisamente dal 1966, ovvero da quando, da poco assunto al comune di Monopoli, mi trovavo nel pieno delle mie funzioni compatibili con l’incarico di aggiornare le mappe catastali, propedeutiche alla stesura del piano regolatore generale da parte degli architetti Domenico Capitanio e Franco Martino. Erano maturi sin d’allora a Monopoli i tempi per reclamare a gran voce, e a ragion veduta, la costruzione di un suo porto turistico, giacché la posizione geografica del territorio era (è) perfettamente centrale tra le città di Bari e Brindisi.

IL PORTO TURISTICO- Sollecitati politicamente e, oserei dire, quasi sospinti a furor di popolo, i due professionisti inserirono nella loro nascente bozza la previsione per la costruzione di un piccolo porto turistico allocandolo a cala Portavecchia. Per la prima volta i due estensori del piano furono chiamati a risolvere anche un altro problema: quello della marineria peschereccia allora fiorente che, a causa dell’espansione dei commerci marittimi, non riteneva più sufficiente gli spazi per i propri ormeggi e la protezione dalle avverse condizioni del mare all’interno del porto. Le navi mercantili più grandi, oltre ad occupare zone già destinate ai motopescherecci, erano costrette ad ormeggiare nei pressi dell’imboccatura del porto, o addirittura alla fonda esterna, non riuscendo più ad effettuare la manovra circolare a causa dei bassi fondali nell’area della "punta del trave", né l’esiguo specchio acqueo interno consentiva ormai l’aumentato traffico. Tanto più che alcune decine di pescatori monopolitani furono costretti con le loro imbarcazioni ad emigrare ed ormeggiare nel porto di Brindisi. Perciò il previsto porto a cala Portavecchia fu considerato dal nascente piano regolatore non solo idoneo a soddisfare la voglia turistica della città, ma anche e soprattutto per dare spazio alla flotta peschereccia alfine di bloccarne l’esodo. Ma quel Piano ben presto dovette fare i conti, non solo con il ridimensionamento operativo (limitazione della sua validità al solo centro abitato) decretato dalla superiore sezione urbanistica del Provveditorato alle opere pubbliche, ma anche con i dirigenti dell’Ufficio del Genio civile per le opere marittime e la Capitaneria di porto di Bari. All’epoca il Ministero dei lavori pubblici, di concerto con quelli della marina mercantile e del turismo, stava ricercando siti idonei ove poter realizzare porti turistici a spese dello Stato, in particolare nei Comuni strategici del Mezzogiorno, dotati di piani regolatori che prevedevano infrastrutture marittime a scopo turistico. Grazie alla legge di riferimento, il comune di Monopoli venne beneficiato di un finanziamento di un primo lotto di 750 milioni di vecchie lire per la costruzione di un porto con le caratteristiche richieste. A seguito del quale veniva incaricato della progettazione esecutiva l’ingegnere capo dello stesso Genio civile per le oo.mm. di Bari, Ugo Tomasicchio, validissimo strutturista e professore universitario, già progettista dell’ampliamento del porto di Molfetta e, se non ricordo male, anche di quello di Manfredonia (o Gallipoli). Il quale, prima di procedere alla stesura del progetto di massima, mandò in loco due suoi esperti collaboratori, anch’essi funzionari di quell’eclettico Ufficio, l’ingegner Simone e il geometra Vurro, per eseguire gli accertamenti in mare, verificarne la fattibilità e far coincidere la nuova opera con la localizzazione del porto previsto dal prg a cala Portavecchia. Io stesso fui invitato a collaborare durante i rilievi, che consistettero nell’aggiornare le carte nautiche tramite operazioni di scandaglio, eseguite in lungo e in largo nello specchio acqueo di fronte alla cala a bordo di una barca attrezzata per l’occasione.

SPOSTAMENTO A PORTO BIANCO- A seguito di quei complicati sopralluoghi galleggianti, e dopo la stesura e l’esame del piano quotato dei fondali, risultò che il posto non era perfettamente adatto alla realizzazione di un porto misto (turistico-peschereccio). Perciò, alfine di non perdere il finanziamento statale, l’amministrazione pro-tempore chiese che la progettazione esecutiva fosse spostata verso sud, qualora i rilievi dei fondali (colà estesi) lo richiedessero, atteso che di lì a poco doveva essere affidato un nuovo incarico per l’elaborazione della variante generale al Prg Capitanio/Martino per i motivi sopraccennati. Ma, successivamente subentrò una specie di disinteresse politico sull’affidamento di quell’incarico: non si trovava mai l’accordo sul nome del nuovo professionista che doveva redigere la variante urbanistica generale “riparatoria”. Frattanto veniva redatto il progetto, a firma degli ingegneri Tomasicchio e Simone, del nuovo porto turistico localizzato a sud a partire dalle cale Cozze, porto Bianco, porto Rosso, porto Nero, porto Verde e cala Paradiso.

INCARICO A PICCINATO- Passarono tre tormentati anni (dal 1969 al 1972) durante i quali si succedettero ben tre sindaci, il prof. avv. Ferretti,  il prof. Angelo Menga e l’avv. Giuseppe De Marino, dopodiché la popolazione stanca, diciamo così, della subentrata “pausa” pianificatoria incominciò a premere sulla civica amministrazione affinché si procedesse alla veloce stesura del nuovo Piano. Dopo non poche e accese discussioni politiche nelle sedi dei partiti che formavano anche allora la coalizione di maggioranza, fu trovato l’accordo e affidato il nuovo incarico al prof. arch. Luigi Piccinato di Roma. Il quale inserì negli elaborati esattamente la previsione del nuovo porto turistico così come progettato ed approvato nel frattempo dal Consiglio comunale, che inglobava tutte le cale suddette, scartando l’ipotesi del porto previsto nella sola cala Portavecchia da un Piano ancora (parzialmente) in vigore. Il Prg Piccinato, che fu denominato esattamente “Variante generale al piano regolatore generale”, dopo aver previsto anche un porto canale per la cantieristica, localizzato a nord nella ex cava “Spina”, in un’area interamente di proprietà della Italcementi, fu adottato dal Consiglio nell’agosto del 1975 e successivamente approvato dai superiori organi urbanistici regionali nel 1977. Col definitivo passaggio delle competenze amministrative (1970/72) dallo Stato alle Regioni, non fu più confermato in toto l’originario finanziamento statale del porto turistico, per la costruzione del quale, sebbene previsto in maniera esecutiva dal piano Piccinato, da quel momento in poi, si dovevano percorrere altre strade finanziarie. Da notare che nelle norme tecniche d’attuazione (NTA allegata al piano), all’art. 29 - Aree per impianti portuali, si leggevano (si leggono ancora) soltanto le testuali parole: “Le aree per impianti portuali sono destinate alle attrezzature attinenti alle attività portuali e relativi servizi”. Come dire: scordatevi di realizzare altre infrastrutture portuali, non ci saranno mai fondi a sufficienza in bilancio e neanche finanziamenti pubblici. E così è stato. Anche perché nessuna amministrazione finora succedutasi ha voluto concretamente prendere, come si dice, il toro per le corna. Primo, perché il previsto megaporto turistico a sud interessava gli arenili di tante splendide calette, identificate con le più popolari spiagge di Monopoli; secondo, perché costruire a nord un porto faraonico per la cantieristica, andando a scavare ulteriormente in una ex cava di pietre già abbandonata che, guarda caso, servì nei primissimi anni del Novecento a fornire tutto il materiale occorrente per la realizzazione della diga di Tramontana del nostro porto commerciale, poteva equivalere a prendere in giro i maestri d’ascia e, forse, anche a molestare in qualche modo la quiete che regnava in città nei riguardi di “quelli” della cementeria. Va da sé che per avere voluto il porto commerciale a pieno regime, la città non solo ha aspettato quasi un secolo, ma ha dovuto subire l’ingombrante presenza di uno stabilimento che fino a pochi anni fa, “grazie” alla sua benefica attività lavorativa, spargeva abbondantemente le micidiali polveri dalle sue due possenti ciminiere e che da quando non è più in funzione “dispensa” paure e ansie sulla popolazione, dovute alla potenziale dispersione nell’aria di eventuali ancora più nocive polveri di amianto. Ma la storia non finisce qui. Come sappiamo in politica ogni peso ha il suo contrappeso.

I PORTI INCOMPIUTI- Per realizzare un’opera pubblica di quella portata si doveva (si deve) scendere a compromessi. Infatti verso la fine del secolo scorso vi furono due tentativi di costruzione sia del porto turistico sia di quello per la cantieristica: il primo, alla fine degli anni Ottanta sotto l’amministrazione Laganà, quando sembrava che i Tognana (titolari della Ceramica delle Puglie) fossero interessati a costruire il porto turistico che, come s’è detto, oltre ad essere previsto dal Prg, coincideva con il progetto esecutivo a firma degli ingegneri Tomasicchio e Simone e parzialmente finanziato poi dalla Regione, ma non se ne fece nulla; il secondo, all’inizio dei primissimi anni Novanta, allorquando una impresa romana (di cui non ricordo il nome, ma ricordo benissimo che io stesso misi il parere tecnico sul progetto di massima, in qualità di dirigente facente funzione, prima di mandarlo all’esame del consiglio comunale) aveva proposto all’amministrazione Paciello la realizzazione in proprio del porto canale nella ex cava Spina, per soddisfare le necessità degli operatori e l’espansione dei cantieri navali stessi. Non se ne fece niente anche in quell’occasione perché si voleva adibire parte della cava a residenze e alberghi di lusso. Di lì a poco, il Consiglio comunale di Monopoli dovette subire l’onta dello scioglimento, per infiltrazioni malavitose, a seguito dell’emanazione di un decreto ad hoc a firma del Presidente della Repubblica.

L’ATTUALE PROGETTO- Quest’ultima idea (progettuale) di Pug, oltre a confermare le previsioni edificatorie in tutte le cosiddette aree residenziali dei centri di contrade, ha confermato ancora una volta il porto canale per la cantieristica nella ex cava Spina ed ha operato lo spostamento del porto turistico dalle cale popolari, previste a sud dell’abitato, verso un’altra cala popolare ipotizzata a nord. Assecondando e sollecitando aspettative (incerte) dell’imprenditoria locale e nazionale, degli operatori del turismo e, per ultimo, di quelle dei nostri pazienti e coraggiosi artigiani della cantieristica navale, senza però disegnare nemmeno graficamente sulle carte gli altri porti (ancora porti!) previsti, ma apponendovi semplicemente dei simboli alfanumerici, P1, P2, P2.1, P2.2, P3, P3.1, P3.2 e P4, snocciolando e distribuendo attività e servizi portuali come non mai, e dando l’idea (illusoria) di costruire porti dappertutto (sulla carta!). Vale a dire che, a partire dal centro storico verso nord, s’intravedono ennesime aree marchiate in colore azzurro dal Pug per ennesimi, improbabili e variegati servizi portuali. Alla luce di quanto raccontato, credo che oggi l’unica attività garantita sarebbe che ogni cantiere navale privato possa avere finalmente la possibilità di costruirsi il proprio scalo di alaggio direttamente sulla costa, per poter finalmente, liberamente e concretamente esercitare la propria attività indipendentemente dai “sogni” prospettati dal Piano. Soltanto (e solo) questo laborioso e onesto mestiere rimane, a mio modesto parere, una certezza. Ciò non di meno, con il clima burrascoso che sembra invadere la Penisola in questi ultimi tempi, può darsi che i paesi di mare facciano bene a farsi ognuno i propri “porti” comodi! E Monopoli avrebbe ora una ragione in più: l’oro nero che la Northern Petroleum Plc farebbe scorrere a fiumi trivellato dal sottosuolo marino, dalla sua prossima piattaforma galleggiante fino al nostro porto. Nel qual caso il Genio Militare potrebbe far ripristinare (e privatizzare) l’oleodotto del locale 4° Deposito carburanti per farlo arrivare fino ai depositi di grande capacità della “Cervina”, localizzati in contrada Mozzo proprio al centro della zona industriale. Se questa non sarebbe una nuova età dell’oro? E sempre grazie al Pug!

 

Cordiali saluti

Franco Muolo

 



Commenti 

 
#18 jena 2010-10-10 00:22
questo è il paese del nò, dove tutti sognano, tutti promettono e tutti progettano, ma oimè nessuno fà nulla.
Basta notare i paesi imitrofi, dove si costruiscono ipermercati,parchi acquatici,alberghi multisale,teatri, porti turistici con navi da crocera che
sbarcano turisti,quei turisti che portano denaro.
Forse non capite ma il nostro caro paese: Monopoli cresce molto lentamente.
Segnala all'amministratore
 
 
#17 Franco Muolo 2009-12-22 23:11
Grazie dell'apprezzamento, caro Giovanni. Casi singoli o specifici io non ne conosco, altrimenti ne avrei già informato la Magistratura. Però le posso assicurare che l'anteprima e, se si vuole, il lavoro pesante di un'opera d'arte (e per me il Pug lo è) sono stati sempre fatti dall'apparato tecnico-logistico che ci gira intorno. Ma il "tocco" finale lo dà sempre l'artista incaricato: nel caso in specie quel tocco io personalmente non lo visto, come invece ho avuto modo di apprezzarlo, al di là del bene e del male (mi permetto di citare Nietzsche), nei piani precedenti. A buon intenditor poche parole. Comunque credo che ormai sia arrivato il momento di non farsi più ossessionare dalla questione, aspettiamone con serenità l'esame da parte degli organi superiori regionali. Auguri di Buone Festività
Segnala all'amministratore
 
 
#16 giovanni 2009-12-22 14:33
Denunciare un'intera classe politica? No... semplicemente chi ha tratto indebitamente vantaggio dalla sua posizione di amministratore pubblico... se poi certe pratiche sono così abusate... io non posso saperlo! Guardi, so di parlare con un uomo onesto sappia almeno che dall'altra parte non c'è uno sprovveduto. Perciò non annoveri tra la normale e lecita attività d'indirizzo politico che si deve compiere per il tramite dello strumento urbanistico in questione, il tentativo di arricchirsi alle spalle della collettività. Una cosa é esercitare il potere democraticamente delegato per fini meritevoli, altro è utilizzare le prerogative del ruolo ricoperto per inseguire il proprio tornaconto. Questo non ha nulla a che vedere con la politica tanto è vero che è sanzionato penalmente. Mi trovo a precisare l'ovvio, perché sembra che lei confonda la politica con lo svolgimento di attività illecite. Il fatto che il PUG sia uno strumento in mano alla politica e che questa possa per il suo tramite conseguire utilità indebite, non comporta che potendolo materialmente fare, ciò sia lecito e scontato!
Perciò se, come sembra, le "spartizioni" di cui è stato spettatore privilegiato sono informate al perseguimento di fini particolaristici, denunci!
Tutti questi discorsi, questi distinguo (non solo suoi per carità), quando si parla di PUG... adesso comprendo il senso vero dell'espressione: "imbattersi in un muro di gomma".
Segnala all'amministratore
 
 
#15 Franco Muolo 2009-12-20 21:42
Caro Partigiano, visto che non sono stato abbastanza chiaro nel finale della mia memoria, Le assicuro che l'interpretazione che ho voluto dare è che non mi sono mai sognato di auspicare la costruzione di una raffineria di petrolio nella nostra città. Ciò che volevo far intendere è che a Monopoli soltanto nei sogni si potranno costruire tanti porti, considerata l'esperienza pianificatoria del secolo scorso. E il suo titolo latino la dice lunga: Pug et portus, portus, quoque porti (il riferimento è agli antichi romani che erano dei veri maestri nel contruire porti dappertutto). Sempre ironicamente s'intende, e con la speranza di non essere ancora una volta frainteso. A presto.
Segnala all'amministratore
 
 
#14 Partigiano 2009-12-20 00:51
Si figuri Lei, ma stia tranquillo non sono fuori tema, lo verificherà nel prossimo anno;-)
Segnala all'amministratore
 
 
#13 Franco Muolo 2009-12-19 22:25
Caro Partigiano, ma non l'ha ancora capito che Lei è fuori tema?
Segnala all'amministratore
 
 
#12 Partigiano 2009-12-19 01:12
Gent Geom Muolo
dal pulpito della sua esperienza e visionando il Pug proposto vorrei sapere se è realizzabile una raffineria?
Segnala all'amministratore
 
 
#11 Franco Muolo 2009-12-17 22:18
Caro giovanni, sì, è nota a tutti la mia contrarietà a quell'impostazione di Pug, innanzitutto quando tentavo (inutilmente) di farla capire ai massimi responsabili degli altri partiti della coalizione di maggioranza del passato centrosinistra, allorquando ebbi la breve disavventura di operarvi quale assessore alla pubblica istruzione. Naturalmente non sono stato ascoltato né allora, né oggi dall'attuale compagine amministrativa, per il semplice motivo che, mentre io avanzavo questioni generali e soprattutto tecniche (forse ingenuamente, ma quello era ed è il mio mestiere),"loro" mi opponevano logiche politico-spartitorie. Siccome ho detto prima che gli atti urbanistici generali (e soprattutto quelli particolareggiati o esecutivi che dir si voglia) sono provvedimenti politici, che vuoi che mi metta a denunciare un'intera classe politica?
Segnala all'amministratore
 
 
#10 giovanni 2009-12-17 13:28
Caro Sig. Franco, è legittimo non avventurarsi su strade scomode quando non tocca neanche per mestiere, perciò la comprendo. Questo è altro però dall’affermare che della questione non se ne ha la più pallida idea o dal non provare a utilizzare le proprie cognizioni per cercare di capirne di più. Anche perché tempo fa ho letto un suo intervento in cui faceva riferimento a strani ripensamenti sul Pug proprio riguardo la zona portuale. Del resto bisogna tapparsi le orecchie per non sentire quello che si diceva e si continua a dire in giro sul Piano a cominciare dalla scorsa legislatura. E non tutte le indiscrezioni apparivano e appaiono prive di qualsivoglia fondatezza. Anche le pietre credo siano abbastanza edotte sulla materia.
Segnala all'amministratore
 
 
#9 Franco Muolo 2009-12-17 09:15
P.S. x lamanna: eh! Si caro Angelo (o forse devo dire caro Onofrio? Ammetto che questi nomignoli mi creano qualche dubbio) la fantasia è una bella cosa ma serve, secondo me, a lubrificare il cervello. Ricordi? La cava Caramanna, a seguito di un'altra autorevole fantasticazione, a quest'ora doveva essere già piena d'acqua. Ma è bastato che la divina Provvidenza riempisse tutti gli invasi idrici dell'Acquedotto per ritornare alla realtà. Cionondimeno continuo a credere che un pug fatto bene, per rispondere concretamente ai bisogni della popolazione non dovrebbe mai e poi mai prevedere opere fantasiose. A volte ci riescono, ma con estrema immaginazione!
Segnala all'amministratore
 
 
#8 Franco Muolo 2009-12-16 22:44
Caro Giovanni, non sono un giornalista ma un tecnico (inferiore) che ha visto nascere, vivere e morire ben tre piani regolatori di questa città e nessuno mi ha mai pregato di trovare, come si dice, le pive nel sacco. Raccontando di buona parte del mio vissuto e avendone viste di cotte e di crude in tutti questi anni, ti assicuro che nessuno di quegli strumenti urbanistici ha consentito di far germogliare tutto il seminato. Nel senso che ogni piano regolatore generale è un atto politico che anticipa, asseconda e segue inesorabilmente il volere della politica. Solo che non sempre va tutto per il verso giusto, giacché ad avvantaggiarsene sono sempre ed esclusivamente coloro che, dall'esterno, stanno sempre addosso ai politici. Questa è stata la mia amara esperienza, fatta stando "all'interno", però. Non so dirti altro.
Segnala all'amministratore
 
 
#7 giovanni 2009-12-16 20:50
Onestamente nn noto alcun particolare snobismo in merito al PUG altrimenti nn si spiegherebbe come mai in città continua a sentirsi fitto fitto il brusio di chi nn senza qualche circostanziato riferimento si interessa alla questione parlando di presunti vantaggi indebitamente conseguiti da nostri concittadini grazie al piano. Sono i riscontri che mancano e se devo essere onesto era in questo articolo che mi attendevo qualche indicazione in tal senso perchè le zone più interessate da quello che si limita ad essere, ancora per chissà quanto, un chiacchiericcio nn verificato, sono proprio il porto e il capitolo.
Vorremmo vedere soddisfatto il desiderio di saperne di più. Nel frattempo ci si arrangia come meglio si può per avere qualche notizia nonostante la folta schiera di giornalisti monopolitani attualmente in attività.
Segnala all'amministratore
 
 
#6 lamanna 2009-12-16 15:11
mi sembra un pò tutto fantasioso, io posso solo dire della cava, non è mai stata dismessa è probabilmente verrà riattivata se il pug va in porto, serve l'inerte per la calcestruzzi, qui lo dico e qui lo nego.
così decade una delle ipotesi.
non sono onniscente, la raffineria non c'è è secondo me non serve, così come non serve l'oleodotto (sempre che si trovi il petrolio), fanno un terminal vicino il giacimento e il greggio lo portano alla raffineria di taranto via mare, o se proprio devono fare la pipe line, la fanno fino a taranto stessa come quella della basilicata.
vi immaginate il casino che succederebbe se si sparge la voce dell'imminente costruzione di un impanto di raffinazione a torre d'orta?
o per un sondaggio stiamo qui quasi ad affilare i coltelli, figuratevi......
Segnala all'amministratore
 
 
#5 Franco Muolo 2009-12-16 09:30
Caro Partigiano, a parte il fatto che la conclusione finale del mio povero scritto è ironica, e non sia mai che un'opera simile andasse a realizzarsi nel nostro paese, sarebbe veramente la fine. Lei suppone, erroneamente, la completa rimozione del vecchio oleodotto militare basandosi soltanto sull'avvenuta vendita (sì questa è vera) della Zona di pompaggio inferiore sita sul viale delle Rimembranze. Ma io le posso assicurare che la Zona di pompaggio superiore sita sul viale Aldo Moro, ancora in efficienza, ancorché tutta l'area della "Cervina" sita in loc. Mozzo è assolutamente integra. Basti farsi un giro in Internet per scoprire che quel deposito sotterraneo, classificato di grande capacità, è presidiato militarmente. Perciò tutto ancora è possibile, come credo sia possibile utilizzare (diversamente) la ex cava Caramanna di proprietà dell'Italcementi Group che, pur apparentemente inattiva, non è stata mai ufficialmente "chiusa". E poi, come lei stesso ha accennato, ci sarebbe la richiesta dell'oleodotto galleggiante degli oleifici italiani che potrebbe servire a scrivere tutta un'altra storia a danno di questo nostro martoriato centro urbano! Sono d'accordo infine con Michelangelo: vuoi che qualcuno più qualificato dello staff dei pianificatori non sapesse proprio niente? Allora, a che prò il Comune è entrato a far parte dell'Autorità portuale del Levante. Crediamo davvero che il porto di Bari rinunci a parte della sua attività di trasporto passeggeri per dirottarla in quello di Monopoli? Suvvia siamo seri!
Segnala all'amministratore
 
 
#4 Michelangelo Montanaro 2009-12-16 00:58
Quindi in base a questo ragionamento qualcuno doveva sapere! Non so ma c'è qualcosa che non mi quadra! Secondo me i monopolitani tutti (io compreso) farebbero bene a tenere gli occhi aperti (altro che polemiche sterili tra tifosi della politica!)
Segnala all'amministratore
 
 
#3 Partigiano 2009-12-16 00:50
Non è buttata per caso ma sicuramente sapeva, e mi chiedo come pensa di realizzare l'opera.
Riepilogando, ammettendo che ci sia questo fantomatico ed abbondante petrolio, la raffineria dove si va a collocare?
Ammettendo la relizzazione di essa il prodotto come raggiungerà i serbatoi?
Almenochè e qui casca l'asino quel famoso oleodotto con piattaforma da mare agli oleifici, già progettato e mai approvato non sia altro che la soluzione di questo rebus;-)
Segnala all'amministratore
 
 
#2 Michelangelo Montanaro 2009-12-16 00:23
La butto lì... e se chi ha progettato il PUG avesse saputo della possibilità di una piattaforma pertrolifera a largo delle coste monopolitane? Il tema PUG è spesso snobbato dalla gente che non comprende che è più importante concentrarsi su queste questioni piuttosto che su una pista di ghiaccio!
Segnala all'amministratore
 
 
#1 Partigiano 2009-12-15 20:02
Gent Geom.
la relazione da lei presentate non coincide con la realtà della situazione per quanto concerne l'oleodotto militare.
Lei dovrebbe sapere che il tronco oleodotto militare che collegava il porto non arriva ai serbatoi posizionati in contrada mozzo (cervinia).
Ma posso anche immaginare e non mi meraviglierei che le supposizione da lei fatte siano state avvallate anche a Roma ma come spesso capita erroneamente senza verifiche tecniche fidandosi di documentazioni post guerra.
Deve sapere che sul tronco oleodotto, alla faccia dei vincoli militari sono state costruite abitazioni civili, che la zona pompaggio inferiore sita in Viale Rimembranza è stata venduta dal Demanio ai privati pertanto impossibile un suo ripristino.
Oltre l'impossibile ripristino è anche impossibile riempiere dei serbatoi distanti 5 Km circa di petrolio grezzo, non avrebbe nessuna utilità senza il passaggio da una vera Raffineria.
Segnala all'amministratore
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI