Vi proponiamo qui di seguito un articolo apparso su "Il Messaggero".
TOKYO (5 gennaio) - «Avere soldi e successo è nulla in confronto alla gioia che si ha nel fare qualcosa per gli altri». Sembrano e parole di una favola di Natale, ma non è così. A raccontare la propria esperienza a fianco dei meno fortunati è Giorgio Matera, un imprenditore italiano di successo che da Monopoli è arrivato in Asia - prima in Giappone e poi nelle Filippine - oltre vent’anni fa. L’Asia ha portato fortuna a Giorgio che grazie alla sua costanza e intelligenza è oggi padrone di sette piadinerie a Manila, una a Tokyo e di una società di catering, la “Passion Food K.K.”.
«Sono arrivato in Giappone giovanissimo. Non parlavo la lingua e all’inizio non è stato facile, ma lavorando con il cibo ho capito che potevo comunicare con gli altri a un livello ancora più profondo che con le parole. Per questo motivo il mio lavoro è diventato una vera passione e ho chiamato la mia compagnia con questo nome».
Il successo nel business non ha però esaurito impegni e interessi di Giorgio, che contemporaneamente all’espandersi della sua attività, ha intrapreso un’attività benefica a favore dei bambini poveri delle Smoky Mountain di Manila, la discarica della città, dove la gente vive di e sui rifiuti. Qui, insieme ad alcuni volontari, circa sette anni fa ha fondato una scuola frequentata oggi da oltre 150 bambini. «E’ iniziato tutto un mattino quando ho letto in un giornale una notizia che mi ha cambiato la vita: era l’appello di aiuto dei genitori di una bambina nata con una grave malformazione al cuore. Per salvarsi la bambina avrebbe avuto bisogno di una costosa operazione, ma poiché i genitori erano molto poveri non avevano denaro. Ci pensai su qualche giorno e poi mi decisi: avrei aiutato io quella bambina».
Giorgio si recò nel povero ospedale dove era ricoverata la piccola ammalata, comprò le medicine e organizzò con i medici l’operazione. Tutto era pronto ma l’happy end non arrivò: la bambina morì la notte prima dell’operazione. «Quando i medici mi chiamarono a casa per darmi questa notizia, capii di essere arrivato in ritardo non soltanto nei confronti di quella bambina, ma anche di me stesso: avrei dovuto aver iniziato molto tempo prima a fare qualcosa per gli altri». Durante questa ricerca Giorgio conobbe la dura realtà delle Smoky Mountain: «Ho visto intere famiglie alcolizzate, bambini sniffare colla… Ho deciso di costruire la scuola perché la prima di cosa di cui ha bisogno questa gente è l’istruzione che gli permette di rispettare se stessi e gli altri, di comprendere la responsabilità nei confronti dei propri figli. I soldi vengo in un secondo momento. E’ difficile descrivere il clima che si respira in quel posto: la gente è arrabbiata perché si sente dimenticata da tutti e il regalo più grande che possiamo fargli è dedicare loro del tempo».
Giorgio ha seguito personalmente i lavori della scuola che è aperta a tutti ed è gestita da una famiglia, mentre gli insegnanti sono sia stipendiati che volontari. Anche se è ancora senza banchi e sedie e i bambini studiano per terra, lo scorso anno ha sono arrivati i primi tre computers. Giorgio, che per il suo lavoro si divide tra Tokyo e Manila, si reca alla scuola appena può portando spesso con se i propri figli, Riana 14 e Sebastiano 10. La sua attività filantropica sta diventando nota anche tra i clienti dei suoi ristoranti e già otto suoi amici giapponesi sono andati a Manila a visitare la scuola e altri hanno in progetto di farlo. «Mi piacerebbe che la mia esperienza servisse da esempio per tutti coloro che vorrebbero iniziare a fare qualcosa per gli altri ma non riescono a trovare il coraggio: il primo passo è il più difficile da compiere. Il nostro prossimo obiettivo è costruire una nuova ala della scuola dove poter ospitare sempre più bambini, perché per chi non ha nulla, come questi piccoli, deve essere Natale ogni giorno».
«Sono arrivato in Giappone giovanissimo. Non parlavo la lingua e all’inizio non è stato facile, ma lavorando con il cibo ho capito che potevo comunicare con gli altri a un livello ancora più profondo che con le parole. Per questo motivo il mio lavoro è diventato una vera passione e ho chiamato la mia compagnia con questo nome».
Il successo nel business non ha però esaurito impegni e interessi di Giorgio, che contemporaneamente all’espandersi della sua attività, ha intrapreso un’attività benefica a favore dei bambini poveri delle Smoky Mountain di Manila, la discarica della città, dove la gente vive di e sui rifiuti. Qui, insieme ad alcuni volontari, circa sette anni fa ha fondato una scuola frequentata oggi da oltre 150 bambini. «E’ iniziato tutto un mattino quando ho letto in un giornale una notizia che mi ha cambiato la vita: era l’appello di aiuto dei genitori di una bambina nata con una grave malformazione al cuore. Per salvarsi la bambina avrebbe avuto bisogno di una costosa operazione, ma poiché i genitori erano molto poveri non avevano denaro. Ci pensai su qualche giorno e poi mi decisi: avrei aiutato io quella bambina».
Giorgio si recò nel povero ospedale dove era ricoverata la piccola ammalata, comprò le medicine e organizzò con i medici l’operazione. Tutto era pronto ma l’happy end non arrivò: la bambina morì la notte prima dell’operazione. «Quando i medici mi chiamarono a casa per darmi questa notizia, capii di essere arrivato in ritardo non soltanto nei confronti di quella bambina, ma anche di me stesso: avrei dovuto aver iniziato molto tempo prima a fare qualcosa per gli altri». Durante questa ricerca Giorgio conobbe la dura realtà delle Smoky Mountain: «Ho visto intere famiglie alcolizzate, bambini sniffare colla… Ho deciso di costruire la scuola perché la prima di cosa di cui ha bisogno questa gente è l’istruzione che gli permette di rispettare se stessi e gli altri, di comprendere la responsabilità nei confronti dei propri figli. I soldi vengo in un secondo momento. E’ difficile descrivere il clima che si respira in quel posto: la gente è arrabbiata perché si sente dimenticata da tutti e il regalo più grande che possiamo fargli è dedicare loro del tempo».
Giorgio ha seguito personalmente i lavori della scuola che è aperta a tutti ed è gestita da una famiglia, mentre gli insegnanti sono sia stipendiati che volontari. Anche se è ancora senza banchi e sedie e i bambini studiano per terra, lo scorso anno ha sono arrivati i primi tre computers. Giorgio, che per il suo lavoro si divide tra Tokyo e Manila, si reca alla scuola appena può portando spesso con se i propri figli, Riana 14 e Sebastiano 10. La sua attività filantropica sta diventando nota anche tra i clienti dei suoi ristoranti e già otto suoi amici giapponesi sono andati a Manila a visitare la scuola e altri hanno in progetto di farlo. «Mi piacerebbe che la mia esperienza servisse da esempio per tutti coloro che vorrebbero iniziare a fare qualcosa per gli altri ma non riescono a trovare il coraggio: il primo passo è il più difficile da compiere. Il nostro prossimo obiettivo è costruire una nuova ala della scuola dove poter ospitare sempre più bambini, perché per chi non ha nulla, come questi piccoli, deve essere Natale ogni giorno».
Stefania Viti
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