Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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PETROLIO : DANNI E PERICOLI. LA SCHEDA TECNICA.

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di Incoronata Silvestri

“Petrolio in Adriatico: Danni e Pericoli”

Riportiamo qui di seguito una scheda tecnica ricavata dalla minuziosa e chiarissima spiegazione della prof.ssa D’Orsogna relativa ai danni ed ai pericoli legati all’estrazione petrolifera.

FANGHI E FLUIDI TOSSICI : Per raggiungere il giacimento petrolifero la trivella utilizza sostanze chimiche dette “fanghi e fluidi perforanti” necessari per eliminare gli strati rocciosi, controllare la pressione, lubrificare e raffreddare. La composizione chimica di questi fanghi è segreta, l’unica cosa certa è che possono essere utilizzate più di 100 sostanze tossiche. Sono difficili e costosi da smaltire ed hanno la capacità di contaminare acque e terreni.

I fanghi (contenenti anche sostanze cancerogene) devono essere smaltiti con delle procedure speciali. Generalmente il controllo per le trivellazioni sulla terraferma costringe allo smaltimento. In mare, invece, la PRASSI ORDINARIA è rigettarli nelle acque.

ACQUE DI SCARTO: Il petrolio nel fondale marino ovviamente non è puro. Esistono delle acque- dette appunto di scarto- che contengono idrocarburi ed altre sostanze dannose che sono “scartate” e rigettate in mare. Gli scarti delle industrie petrolifere possono viaggiare attraverso le correnti per decine di chilometri.

PESCI AL MERCURIO: Uno dei “miti” che l’industria petrolifera ama sbandierare è l’ “aumento della pesca”, ovvero la creazione di “bioaccumuli interessanti”.

I pesci- è vero-  gradiscono le piattaforme, che fungono da punto di aggregazione.

Ma il dato interessante è quello relativo alla contaminazione del pescato. Secondo uno studio del governo federale USA , denominato GEOMEX, nel Golfo del Messico, la concentrazione del mercurio nei pressi delle piattaforme era 25 volte superiore rispetto alla media .

Il mercurio è una sostanza altamente tossica che causa danni al cervello dei bambini e dei feti, al sistema circolatorio ed immunitario.

Il pescato è inquinato.

Una piattaforma in mare nell’arco della sua vita rilascia mediamente 90.000 tonnellate di sostanze inquinanti

PETROLIO “AMARO”: Secondo gli studi effettuati il petrolio presente nei nostri fondali oltre ad essere esiguo è anche “amaro” (ovvero ricco di impurità e “gas sulfurei”), ed è “pesante” (ovvero presenta molecole allungate rispetto a quelle necessarie “per farci la benzina”) . Di difficile estrazione.

L’oro nero si presenterà dunque come una fanghiglia corrosiva, melmosa, densa e maleodorante, che necessiterà di una lunga lavorazione per l’utilizzo di destinazione.

Il petrolio amaro è anche difficile da trasportare, perciò la sua lavorazione avverrà sicuramente in mare. L’estrazione porterà con sé dunque oleodotti, petroliere e desolforatori.

DESOLFORATORE: Il desolforatore attua un processo chimico attraverso il quale elimina lo zolfo dalla fanghiglia. Una parte di piat_fiammaquesto zolfo finirà nell’atmosfera grazie all’inceneritore a fiamma perenne.

Il gas emesso si chiama idrogeno solforato e funziona come il cianuro: si attacca alla cellule ed impedisce all’ossigeno di circolare.

L’uomo può assorbirlo con la respirazione, la digestione e tramite il contatto con la pelle.

Alte concentrazioni possono essere letali.

L’esposizione costante e duratura provoca quindi una serie di patologie legate alla respirazione, alla vista, danni permanenti e, non per ultimo, il cancro.

L’idrogeno solforato è infatti un agente genotossico, ovvero attacca le cellule del DNA, modificandole. Le cellule modificate causano il cancro.

PERICOLO INCIDENTI: Un pericolo considerevole è rappresentato anche dagli incidenti sulle piattaoforme petrolifere. La dott. ssa D’Orsogna ha illustrato e documentato diversi episodi, “scoppi” e fuoriuscite altamente dannose avvenute sulle coste italiane e non (per citarne alcuni: Genova, Falconara, Cremona, Australia 2009).

Dal web, durante l’incontro, gli amici della OLA ci segnalavano un incidente avvenuto il giorno 30 Aprile su una piattaforma dell’ENI, con probabile fuoriuscita di idrogeno. L’ENI non ha fornito spiegazioni in merito all’accaduto.

CONTROLLI: L’ulteriore aspetto da considerare è la MANCANZA di controlli sull’estrazione e la lavorazione petrolifera, che lascia largo spazio all’”autonomia” ed alla speculazione in campo.

La dott. ssa D’Orosogna ha documentato con dovizia di particolari, malattie, conseguenze ambientali, pericoli e speculazioni in campo. Tutti i dettagli nel video.
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Commenti 

 
#6 laura 2011-11-22 10:38
nn lo capita la vignetta
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#5 sabrina 2011-02-21 08:46
cose giuste!!!!!!!
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#4 ilaria 2011-02-20 15:11
la vignietta nn l'ho capita... qualcuno me la spiega??'
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#3 scusate se intervengo 2010-01-08 12:45
ammazza che brutte le vignette...poco curate come grafica e per nulla divertenti come battute
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#2 ops 2010-01-08 02:33
le vignette sono davvero tristi!
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#1 Giovanni 2010-01-07 18:57
Dove sono i soloni che teorizzavano "magnifiche sorti e progressive" per la nostra Monopoli colonizzata dai petrolieri? Dove sono i tecnici che parlavano di estrazioni ecologiche dandoci degli ignoranti e trilogoditi? Dove sono gli illuminati che accetterebbero di barattare la vita propria e quella dei figli in cambio dell'elemosina riconosciutaci da gente che intascherà centinaia di milioni di petrodollari compromettendo per sempre la nostra economia, il nostro mare, le nostre colture, la nostra salute?dove sono i modernisti, i sostenitori del petrolio nell'era delle energie pulite e rinnovabili come il sole e il vento? Dove sono?
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