Dedicato al difficile momento dell’agricoltura
il prossimo consiglio comunale monotematico
E’ davvero un momento difficile per la nostra città. Come se non bastasse la crisi economica e il problema della disoccupazione si è aggiunta la crisi dell’agricoltura a complicare le cose. La questione piattaforme ha completato un quadro non esaltante. Ora che l’attenzione è concentrata sulle piattaforme petrolifere i nostri agricoltori temono di finire abbandonati, come sempre.
Prima di Natale i trattori provenienti dalle campagne hanno fatto irruzione nella centralissima piazza Vittorio Emanuele per rivendicare attenzione alle proprie difficoltà da parte dei politici. Nel mirino degli agricoltori è finito l’assessore all’Agricoltura, Domenico Zaccaria.
Tuttavia gli agricoltori non sono stati dimenticati; per effetto delle proteste il prossimo consiglio comunale monotematico sarà dedicato proprio al difficile momento dell’agricoltura locale. Ricordiamo che inizialmente si era previsto di discutere della questione assieme al problema delle piattaforme petrolifere, ma per questioni di tempo si era preferito rinviare.
A ben guardare la crisi dell’agricoltura non è una novità. Gli agricoltori convivono da tempo con difficoltà economiche ma la situazione sta divenendo insostenibile. I fatti di Rosarno in Calabria ne sono la tragica evidenza.
Molteplici sono le cause di una crisi che affonda le proprie radici in fallimentari scelte politiche del passato.
Noi al solo fine di avviare un costruttivo dibattito lanciamo la seguente provocazione :
Come possono attivarsi gli agricoltori per non soccombere di fronte ad una così dura realtà?
Da parte degli agricoltori, purtroppo, non c’è la mentalità di riunirsi in consorzi: questo sarebbe, infatti, un modo per avere più voce contrattuale con le catene di mercato. Parte della colpa è della politica, certo, che dovrebbe pressare per un aiuto economico realmente volto a chi lavora il terreno, a chi fa qualità: non per nulla una delle istanze sostenute dalla CIA è il “contributo ad ettaro”.
Ma è anche vero che parte della difficoltà sta nel fatto che, essendo gli agricoltori in gran numero anziani, non riescono ad entrare nelle nuove logiche del mercato e restano ciascuno a “coltivare il proprio campo”, come si faceva negli anni passati, quando non esisteva il problema delle frontiere aperte.
I giovani che si dedicano realmente all’agricoltura, viceversa, sono pochi…anche se sulla carta, solo per avere dalla legge 20.000 euro di fondo perduto iniziale, risultano essere molti di più!
I nostri lettori che vivono direttamente sulla propria pelle il momento di difficoltà sapranno arricchire il dibattito di ulteriori spunti di riflessione.
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Commenti
Un bel di rientrando in azienda trova di signori con un tesserino giallo (GDF) che gli chiedono di verificare tutte le attrezzature acquistate con il por e la loro localizzazione. Trovano una matricola diversa di una macchia sostituta in garanzia ma non comunicato e redigono un verbale impressionante. Il nostro giovane imprenditore non dormirà quella notte e alcune successive.
Dimenticavo viene avvicinato da dei soggetti che gli dicono che se hai bisogno di soldi possiamo darteli noi, anche se costano un pò di più. Scusa opinion macher (potevi scegliere un nik name meno esterofilo) ma come questa storia ve ne sono a decine. Se vuoi contattarmi liberamente mandami il tuo indirizzo mail e ti rispondo così da poterci incontrare prender un caffè e discutere di questi aspetti arricchendoci reciprocamente
di conoscenze specifiche.
Negli ultimi quaranta anni a dedicarsi al settore agricolo sono stati soprattutto figli di agricoltori che non avevano o capacità o voglia di dedicarsi agli studi, i quali però avevano una buona conoscenza delle pratiche agricole, nonchè delle tradizioni. Dal 1985 con l' emanazione del REG. CEE 797/ 85 le regole del gioco sono (per il meridione) cambiate, si elargiva ai giovani agricoltori un contributo di primo insediamento a patto di acquisite in un tempo, se ricordo bene un triennio, una ben definita capacità professionale ed inoltre era necessario presentare e realizzare un progetto di miglioramento. E qui casca l' asino, si e fatta vedere la luna ma quando poi bisognava finanziare in proprio la parte eccedente il contributo ci si trova a dover accedere al mondo finanziario (banche), ed e qui che il nostro giovane entra in un meccanismo da cui difficilmente troverà via di uscita. A seguito della contrazione dei prezzi dovuta principalmente alla globalizzazione ritarda il pagamento di una rata del prestito contratto. A questo punto crolla il mondo, lui era abituato a mungere le sue mucche, e ora lo faceva in una pulitissima sale mungitura finanziata dal por, raccogliere i cetrioli e ora lo faceva in una modernissima serra finanziata dal por, ma viene segnalato in centrale rischi bancari, anche la banca con cui lavora gli dice che chiudere il conto e rientrare del fido che normalmente utilizza, gli fà la lettera di messa in mora, e la sua attività imprenditoriale è finita. Mi preme ricordare che lui non voleva solo andare a scuola.
So che i POR, nelle sue moltissime forme, sono stati utili per dare "fiato" ad un settore ormai al tracollo. I finanziamenti del quinquennio 2007-2013 prevedono un integrazione di filiera e l'accorpamento aziendale, forse con decenni di ritardo.
So anche che pochissimi agricoltori pagano i loro dipendenti secondo il CCNL. E molti hanno aspettato con ansia i condoni.
L'agricoltura del Sud s'è appoggiata troppo sull'assistenzialismo statale, è inutile negarlo, sta nell'evidenza dei fatti.
Le mie conoscenze non sono affatto per "sentito dire". Purtroppo, a molti brucia la realtà .
Ovvero, che il settore primario è fortemente arretrato, proprio perchè negli anni s'è cercata la strada più breve (campare di erogazioni statali ed europee), invece di accettare le sfide del nuovo millennio. Poche aziende a Monopoli hanno saputo "sfidare la modernità ". Ce ne sono, non lo nego affatto.
Credimi, chi ti scrive queste cose le ha vissute sulla propria pelle. So benissimo come funziona il sistema.
Non nego le difficoltà del mondo agricolo, anzi, me ne dispiace. Ma da qui, a descrivere gli agricoltori come "anime candide" ce ne passa.
Cmq, rimane davvero un piacere discorrere di queste cose, soprattuto in maniera pacifica.
Aspetto una controrisposta.
L' agricoltura oggi purtroppo non è più fatti di sudore e sacrifici ma anche di capitali ,marcheting, banche con gli accordi di Basilea. In questo scenario economico in cui deve muoversi l' imprenditore agricolo non è più sufficiente lavorare 13 ore al giorno, raccogliere i semi dalle proprie piante per sminarli nella stagione successiva è pura fantasia .
X opinion marker il tuo modo di vedere le cose è semplicemente troppo cinico, va be che non siamo più contadini, ma non siamo certamente dei truffatori se qualcuno ha operato come tu dici, non aveva origini contadine. Inoltre i meccanismi di erogazione di questi aiuti sono molto complessi e precisi, vi è poi la guardia di finanza che controlla tutto. In certi casi quando le conoscenze vengono dai sentito dire è meglio tacere.
X lamanna e troppo comodo dire che avete entrambi ragione, dai pane al pane e vino al vino.
L’agricoltura come produzione di posti di lavoro altro punto molto importante che spesso e volentieri viene sottovalutato.
Le ville e il patrimonio storico-architettonico e artistico-ambientale come trama della valorizzazione turistica, la nostra terra può essere luogo di turismo per le tante bellezze che ci sono. Basta averne cura e pubblicizzarle.
La capacità di giocarsi un ambiente di qualità come fattore di attrazione, che non ha nulla di meno di altri posti. Per tanto gli amministratori tengano conto che il nostro territorio non è esclusivamente a vocazione balneare, ma anche e soprattutto agricturismo, che nasce da un'attenta visione delle esigenze delle persone e territoriali visto che Monopoli e da vivere a tutto tondo, mare terra collina. Sarebbe un gravissimo errore non valorizzare quanto,la natura o meglio il territorio ci offre per il benessere di tutti, nel rispetto dell'ambiente e quindi delle persone mai dimenticare questo binomio indivisibile e fondamentale.
secondo me avete entrambi ragione, non sono d'accordo sulla produzione delle sementi, lei oltre che "anonimo" è piuttosto drastico, spero sia concorde con me che non tutte le sementi si possono produrre in loco.
comunque a mio parere nel merito di questa crisi agro/zootecnica che non si ricorda a memoria d'uomo, bisogna pure cominciare a far valere il principio che vede l'azienda agricola non solo come soggetto economico ma anche come istituto che concorre alla tutela dell paesaggio e del territorio e che va quindi confortato in tutti e due gli aspetti.
siete d'accordo?
Per produrre i semi, so che abbiamo le migliori e resistenti varietà mediterranee ed abbiamo tutte le capcità scientifiche (università in primis) per elaborare varietà migliori. Inoltre nulla vieta che si possa aprire la strada ad una organizzazione produttiva finalizzata a produrre sementi avviando sin da subito la sperimentazione in loco tutelando i nostri prodotti con la qualità , dalle aggressioni internazionali. Quanto alla filiera corta questa è realtà concreta in molti centri agricoli italiani, sopratutto al nord. Filiera corta non significa che devo vendere il prodotto al mio vicino di casa, o a mio cugino, ma significa passare dagli attuali 8-10 passaggi (tra il produttore e la vendita al dettaglio) ai max 2-3 passaggi, privilegiando i mercati locali e le grandi distribuzioni vicine a noi, il resto vada pure sul mercato internazionale. Un esempio: sarebbe possibile fare una convenzione tra le grandi distribuzioni cittadine e i contadini riuniti in gruppi, per far andare su banconi dei supermercati i prodotti della nostra terra? quanti passaggi servirebbero per fare ciò? si può mettere su un centro di commercio con l'estero che sia unico e sia partecipato da tutti i contadini locali? anche in questo caso i passaggi sarebbero pochi e il prezzo più basso. Difficile da fare?? ti sembra "strumetalizzare il caso" dire queste cose?
è gradita una firma
Poi, certo, ci sono le eccezioni.
Penso che la risposta più concreta che i contadini possano attuare sia la "filiera corta". Infatti i nostri agricoltori hanno un cappio al collo creato ad arte dalle grandi multinazionali delle sementi, che detengono i brevetti praticamente su ogni seme, determinano il prezzo del seme, ed il prezzo di vendita finale. Infine la commercializzazione (quasi sempre nelle loro mani) del prodotto verso mercati esteri si scontra sul mercato globale, con prodotti a basso costo, provenienti da paesi con costi della manodopera bassissimi. La risposta? Non comprare le sementi dalle multinazionali, costruire la "filiera corta" cioè produrre e portare il prodotto direttamente sul mercato locale, puntando sulla qualità e sull'abbattimento dei costi di commercializzazione.Penso che i contadini debbano essere insieme alle associazioni ed ai comitato NO PETROLIO - Si ENERGIE RINNOVABILI, i protagonisti di una grande mobilitazione cittadina per chiedere la giusta attenzione sui problemi che pongono.
Tutti siamo coivolti in queste dimaniche perchè tutti abbiamo il diritto di mangiare i prodotti migliori delle nostre terre.
Francesco Maiellaro