Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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ORTOPEDICO MONOPOLITANO BLOCCATO AD HAITI

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Dal sito de “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” www.lagazzettadelmezzogiorno.it vi segnaliamo questa notizia di Eustachio Cazzorla:

MONOPOLI - C’è anche un ortopedico «monopolitano» dell’ospedale San Giacomo bloccato ad Haiti. La notizia che Serge Sabalat, nativo di Port-au-Prince, atteso nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale monopolitano, è vivo è confermata dalla Farnesina e rimbalza dal web per essere suffragata ulteriormente da un amico monopolitano, il dottor Filippo Serafino. Serafino si dice preoccupato perché il collega, che ha sentito due giorni prima del terremoto, domenica 10 gennaio, doveva rientrare in Italia fra sabato e domenica scorsi, perché da lunedì 11 era atteso al «San Giacomo» per prendere servizio qui in città, proprio nel reparto di ortopedia. 

La famiglia di Sabalat, ad Haiti, è molto conosciuta. Durante la dittatura di Duvalier il padre di Serge, avvocato, fu assassinato dai «Volontari per la sicurezza nazionale», per questo Serge ha lasciato l’isola caraibica quando era ancora bambino, poi a Bologna ha completato gli studi universitari diventando ortopedico con una lunga esperienza all’istituto Rizzoli, prima di alternare il lavoro all’ospedale di Rimini. Insomma, vive in Italia, a parte brevi rientri nella terra d’origine - ormai libera dalla dittatura - dov’era al momento del sisma. 

Da fonti certe si sa che la sua casa ad Haiti, purtroppo, è andata completamente distrutta. Un flebile contatto tramite Skype in internet ha rassicurato tutti: «Sappiamo ora che anche il figlio Yuri, di 10 anni, è salvo - spiega Serafino, l’amico-collega che gli ha messo a disposizione la sua casa poco fuori l’abitato –. Sappiamo che il figlioletto vorrebbe ritornare in Italia mentre lui, Serge, vuole dare una mano alla gente del suo Paese, schiacciata dalla tragedia immane». 

Con pochi strumenti, Serge Sabalat sta cercando di curare i feriti in ciò che resta dell’ospedale «Sacro Cuore» della capitale Port-au-Prince. Parole confortanti, ma cariche anche di preoccupazione per le voci di violenze che giungono da Haiti. E poi c’è un altro filo, quello della speranza, soprattutto per i bimbi di Haiti rimasti soli. «Io stesso sto pensando di ospitarne qualcuno a casa mia - rilancia il sindaco Emilio Romani -, anzi posso già dire che se il figlio di Sabalat volesse ritornare a Monopoli, sono pronto a ospitarlo». 

L’intento è quello di creare un filo diretto fra il Comune e Haiti anche per il tramite di Sabalat, se si riuscisse a contattarlo agevolmente: «Per il momento mi sto informando in prima persona - spiega Romani - tramite i canali ufficiali e l’ambasciata, sulla procedura per le adozioni e poi inviterò tutti a farlo, lo divulgheremo al massimo». 
«Per quello che so da informazioni di amici comuni - spiega ancora Filippo Serafino - è che Sabalat è a Port-au-Prince fra decine di feriti, che fa quello che può per curare la sua gente. Lì serve ogni cosa, possono solo immobilizzare le fratture esposte e suturare».

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ANCHE IL COMUNE DI MONOPOLI IN CONTATTO CON HAITI

In questi giorni si sta creando un contatto diretto tra il Comune di Monopoli ed Haiti per il tramite di Serge Sabalat, nativo di Port-au-Prince, che lavora nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale di Monopoli e che si trovava ad Haiti al momento del terremoto.  Serge Sabalat è ora presso l’ospedale «Sacro Cuore» della capitale Port-au-Prince dove si è subito messo a disposizione della popolazione tra mille difficoltà. Bambini rimasti orfani, fame e miseria e mancanza di medicinali; in queste ore la situazione ad Haiti è difficile.

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