Per non dimenticare
Di lavoro si muore. E proprio mentre ieri si ricordavano le cinque vittime della tragedia molfettese nell'opera teatrale "La Cisterna", moriva a San Ferdinando il 50enne Antonio Della Pietra: il terzo operaio estratto dalla cisterna dov’è caduto con altri due colleghi, Tommaso D’Assisti e suo cognato Sabino Mastrototaro, miracolosamente vivi.
"La tragedia sul lavoro a San Ferdinando colpisce profondamente tutti i pugliesi. - ha affermato il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna- A nome del Consiglio regionale e mio personale esprimo lo sgomento e la costernazione per questo nuovo, doloroso episodio. "
“Come uomo, come politico,- ha proseguito- come militante da sempre vicino alla causa dei lavoratori, sono sinceramente commosso e mi stringo alle famiglie ed alle comunità locali”.
Anche Monopoli conta le sue vittime: ricordiamo ancora con dolore Giuseppe Cassano, 46 anni, che nel maggio 2008 moriva in una cava durante la manutenzione del nastro trasportatore. Padre, marito, faceva tre lavori per portare avanti la famiglia.
Tanti gli infortuni. L'Italia detiene il primato amaro delle morti bianche.
"LA CISTERNA"
"La Cisterna" prende spunto dalla tragedia di Molfetta (cinque morti). Un uomo, in una piazza del sud del mondo, grida al cielo il suo dolore. Abbandonato dalla moglie e dal figlio, si ritrova da anni ad aspettare un santo che non si fermerà mai. Aspetta quel santo con fede cieca per ottenere un miracolo di cui non ha bisogno. Un uomo senza un braccio: questo è per tutti gli altri, per la gente, per se stesso. La piazza lo stringe, lo circonda. Gli occhi degli altri gli pesano addosso come piombo. E tra il ricordo di un sogno, di un figlio che non incontra da anni, egli vive la sua vita fatta di niente. Pinuccio lavorava in una rimessa per il lavaggio. Un compagno cade in una cisterna che contiene vapori di zolfo. Non ha scampo, così come non hanno scampo gli altri suoi compagni intervenuti per aiutarlo. Un Giufà pugliese contro voglia, suo malgrado. Chi è Pinuccio, che cosa vuole? Vuole che il nastro del tempo si riavvolga, vuole cancellare dalla sua testa il ricordo, il senso di colpa per la morte dei suoi amici. Vorrebbe entrare nella cisterna e salvarli tutti. Invece le cose che sono accadute rimangono lì. Un’immagine riflessa dentro l’acqua.
“la Repubblica” martedì 4 marzo 2008.
Lunedì 3 marzo 2008, Molfetta. Lo zolfo a contatto con l’acqua diventa acido solforico. Nessuno lo sapeva. Doveva essere un’operazione di routine, la pulitura di una cisterna vuota utilizzata per trasportare zolfo. Il grande bidone verde delle Fs cargo chemical poggiato sulla scocca di un camion e posteggiato sotto la tettoia con le testine rotanti e i getti d’acqua a 120 gradi. È stata una strage, alle tre del pomeriggio. La strage del Truck center di Molfetta. I vapori velenosi della cisterna hanno stordito e fatto cadere sul fondo Guglielmo Mangano, 43 anni. Il collega Luigi Farinosa, 36 anni. Un giovane camionista, Biagio Sciancalepore, 22 anni, si è attivato un minuto dopo, e un minuto dopo giaceva nella cisterna. Stessa fine per Vincenzo Altomare di 63 anni, titolare dell’impresa, e per Michele Tasca di 19 anni, intossicato. Muore qualche giorno dopo in ospedale. Cinque morti. Cinque nuove croci.
"La tragedia sul lavoro a San Ferdinando colpisce profondamente tutti i pugliesi. - ha affermato il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna- A nome del Consiglio regionale e mio personale esprimo lo sgomento e la costernazione per questo nuovo, doloroso episodio. "
“Come uomo, come politico,- ha proseguito- come militante da sempre vicino alla causa dei lavoratori, sono sinceramente commosso e mi stringo alle famiglie ed alle comunità locali”.
Anche Monopoli conta le sue vittime: ricordiamo ancora con dolore Giuseppe Cassano, 46 anni, che nel maggio 2008 moriva in una cava durante la manutenzione del nastro trasportatore. Padre, marito, faceva tre lavori per portare avanti la famiglia.
Tanti gli infortuni. L'Italia detiene il primato amaro delle morti bianche.
"LA CISTERNA"
"La Cisterna" prende spunto dalla tragedia di Molfetta (cinque morti). Un uomo, in una piazza del sud del mondo, grida al cielo il suo dolore. Abbandonato dalla moglie e dal figlio, si ritrova da anni ad aspettare un santo che non si fermerà mai. Aspetta quel santo con fede cieca per ottenere un miracolo di cui non ha bisogno. Un uomo senza un braccio: questo è per tutti gli altri, per la gente, per se stesso. La piazza lo stringe, lo circonda. Gli occhi degli altri gli pesano addosso come piombo. E tra il ricordo di un sogno, di un figlio che non incontra da anni, egli vive la sua vita fatta di niente. Pinuccio lavorava in una rimessa per il lavaggio. Un compagno cade in una cisterna che contiene vapori di zolfo. Non ha scampo, così come non hanno scampo gli altri suoi compagni intervenuti per aiutarlo. Un Giufà pugliese contro voglia, suo malgrado. Chi è Pinuccio, che cosa vuole? Vuole che il nastro del tempo si riavvolga, vuole cancellare dalla sua testa il ricordo, il senso di colpa per la morte dei suoi amici. Vorrebbe entrare nella cisterna e salvarli tutti. Invece le cose che sono accadute rimangono lì. Un’immagine riflessa dentro l’acqua.
“la Repubblica” martedì 4 marzo 2008.
Lunedì 3 marzo 2008, Molfetta. Lo zolfo a contatto con l’acqua diventa acido solforico. Nessuno lo sapeva. Doveva essere un’operazione di routine, la pulitura di una cisterna vuota utilizzata per trasportare zolfo. Il grande bidone verde delle Fs cargo chemical poggiato sulla scocca di un camion e posteggiato sotto la tettoia con le testine rotanti e i getti d’acqua a 120 gradi. È stata una strage, alle tre del pomeriggio. La strage del Truck center di Molfetta. I vapori velenosi della cisterna hanno stordito e fatto cadere sul fondo Guglielmo Mangano, 43 anni. Il collega Luigi Farinosa, 36 anni. Un giovane camionista, Biagio Sciancalepore, 22 anni, si è attivato un minuto dopo, e un minuto dopo giaceva nella cisterna. Stessa fine per Vincenzo Altomare di 63 anni, titolare dell’impresa, e per Michele Tasca di 19 anni, intossicato. Muore qualche giorno dopo in ospedale. Cinque morti. Cinque nuove croci.
FOTO DI PINO MIRIZZI
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Commenti
Peggio di così....
Basta vedere la percentuale di incidenti prima e dopo l'introduzione di queste leggi per capire che non sono la soluzione al problema, anzi sono un fallimento.
Meditare forse soluzioni alternative e innovative????
Bisogna che lo dimostri.
A Natale Rizzo, tifoso e votante del pd, che cerca di capire chi si cela dietro il pd è morto dico: chiedi al pd come mai è stato riconfermato un segretario che ha perso tutto quello che elettoralmente c'era da perdere (escludiamo le regionali perchè meritano una storia a parte), ha perso un bel pò di iscritti, ha perso qualche consigliere comunale e non riesce a far dimettere la Pierro, cosa che gli permetterebbe di sostituirla. Non dimenticare di chiederti e chiedere perchè il pd a livello nazionale è un ibrido partito che perde voti e che sta per far compagnia nell'implosione al pdl. Chiedi pure perchè nella preparazione del pug quando era maggioranza il pd scelse l'attuale vice segretario come consulente legale.
Io il giorno in cui tu eri ad uno spettacolo teatrale sul tema ero malato ed altri sicuramente al lavoro. Ma il pd c'era tutto?
Concordo quindi totalmente con IL PD E' MORTO, sono indignato, molto indignato per il silenzio di questa specie di opposizione, impegnata a banchettare prima di tutto.
Caro Nat, non conta se si firma o resta anonimo ..... il problema è che si continua a coltivare il proprio orticello magari a scapito del vicino in difficoltà anzichè attaccare il nemico ....... avanti così!!!
Ce l'ho con tutti quelli che non protestano a quelle parole.
"Robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l'Unione europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo"
Siamo destinati a convivere con le tristi notizie delle morti bianche.