Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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ABORTO CLANDESTINO: SVILUPPI SULLA VICENDA.

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Dopo più di un anno torniamo a parlare della storia dell’aborto clandestino praticato in un ambulatorio vicino all’Ospedale “San Giacomo”.
Una donna aveva rischiato di morire per le conseguenze riportate. L'interessata, una signora 38enne, rumena, è convinta che l’interruzione della sua gravidanza sarebbe stata la causa del suo malore e del successivo stato di coma. Il tempestivo lavoro dei medici (prima del reparto Rianimazione del nostro ospedale e poi di Chirurgia del “Florenzo Jaia” di Conversano hanno salvato la donna. Comunque sono state gravissime le lesioni riportate, al punto che la signora si è convinta a raccontare tutto ai carabinieri e a denunciare un famoso ginecologo (ora in attesa di processo).

Dalle indagini disposte dal Pm Antonio Lupo sarebbero emersi chiari indizi di colpevolezza a carico del medico. Prove che, nell’udienza preliminare, tenuta nel tribunale di Bari, hanno convinto il Gup Marco Guida a disporre il rinvio a giudizio del ginecologo. La prima udienza davanti al giudice monocratico del Tribunale di Monopoli, Pietro Errede, si terrà venerdì 5 novembre. I fatti risalgono alla mattina del 17 agosto 2009. La donna rumena, tramite un conoscente, si sarebbe rivolta al medico monopolitano chiedendogli di praticare l’aborto su un feto di 1-2 mesi.

La donna, come prassi vuole, viene sottoposta a ecografia e dopo due giorni si esegue l’interruzione di gravidanza. Ma dopo l’intervento la donna comincia a sentire forti dolori. Dopo aver contattato il ginecologo, di corsa al Pronto Soccorso (codice rosso). I medici rilevano la perforazione intestinale e decidono di operarla immediatamente. Il 23 agosto la donna sta nuovamente male e viene trasferita nel reparto di rianimazione. Ne esce otto giorni dopo. Ma la questione non è chiusa: il 6 settembre 2009 la donna entra inspiegabilmente di nuovo in coma.
Due mesi dopo (il 6 novembre) viene trasferita a Conversano dove riceve le cure dei chirurghi che le consentono di tornare a vivere serenamente. Scatta la denuncia ai carabinieri, ai quali vien detto pure l'ammontare pagato al ginecologo (900 €). Adesso tocca alla magistratura.

Commenti 

 
#1 margot 2010-11-05 00:45
come mai non si fa il nome del medico? se al suo posto ci fosse un povero disgraziato che x sfamare la famiglia fa una rapina allora si mette nome cognome data di nascita e residenza...forse il medico e' piu' importante??????gia' se si fa il suo nome e' chiaro che perde molte clienti e poi cosa da' da mangiare alla sua famiglia????
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