Giovedì 24 Maggio 2012
   
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PRESUNTI FAVORI DALLE DOGANE: MARSEGLIA ASSOLTO

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"Il fatto non sussiste"

La notizia è passata quasi inosservata. Abbiamo spesso parlato della famiglia Marseglia, che a Monopoli opera nel campo oleario e della produzione di energia da biomasse.

Più volte abbiamo ripercorso i guai giudiziari del Marseglia.

E’ giunta nelle ultime settimane la sentenza relativa  ai fatti del 2004: assolto.

IL FATTO- “Secondo l'accusa poi confluita in un procedimento penale- scriveva il 9 aprile la Gazzetta del Mezzogiorno-  il direttore regionale dell'Ag enzia delle dogane Alberto Libeccio e quello provinciale, Pasquale Fierr o, avrebbero costruito un percoro facilitato all'imprenditore Marseglia attraverso verifiche ritenute compiacenti da parte di alcuni funzionari o dipendenti della stessa agenzia doganale falsificando (sempre in base alla originari tesi dell'accusa) i verbali di verifica Sta di fatto che lo stesso pubblico ministero, Isabella Ginefra, chiede l'archiviazione delle accuse nei confronti degli indagati. Ma il gup, Giovanni Leonardi, rigetto la richiesta di archiviazione e dispose la nuova istruttoria a seguito della cosiddetta «imputazione coatta». Quindi, la nuova richiesta di rinvio a giudizio a la richiesta di assoluzione formulata dalla stessa rappresentante dell'accusa. Il giudice, Antonio Lovecchio, ha accolto la richiesta e ha assolto tutti e dieci gli imputati perchè il fatto non sussiste. Oltre a Fierro e Libeccio, sono stati assolti L e o n a rd o, Pa s q u a l e Mario e Pietro Marseglia, Vi t o Ang one, Luciana Dormio, Nicola Coppola, Michele Pavia ed Ar mando Massari: gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Aurelio Gironda, Domenico Di Terlizzi, Francesco Paolo ed E u s t a c ch i o S i s t o, Amleto Carobello, Raf faele Saturnino”

Vi offriamo, qui di seguito, le ricostruzioni di alcune vicende giudiziarie legate a Marseglia, fatte dal giornalista americano Tom Meuller.

ACCADEVA NEL 1994 (Traduzione dell’articolo pubblicato dal settimanale The New Yorker il 13 agosto 2007 di TOM MUELLER):  Mentre investigavano su Ribatti, il team antifrodi dell’Unione Europea scoprì che due navi cisterna da lui usate avevano anche trasportato olio di oliva di contrabbando nel porto di Monopoli in Puglia. Il team rintracciò l’olio da un conoscente di Ribatti di nome Leonardo Marseglia, amministratore delegato di una società di oli di oliva e vegetali con sede in Monopoli. L’azienda, attualmente chiamata Casa Olearia Italiana, divenne un dei più importanti importatori di olio di oliva in Europa e possiede una delle più grandi raffinerie di oli commestibili al mondo.

Nel 1994, ottanta agenti della Guardia di Finanza fecero irruzione nella Casa Olearia e sequestrarono documenti che attestavano quattro spedizioni illegali di olio che coinvolgevano la Mazal II e la Katerina T. Nel 1996, fu emesso un mandato di arresto per Marseglia e sedici soci con accuse che comprendevano il contrabbando, frode fiscale all’Unione Europea e associazione a delinquere. Tre settimane dopo, Marseglia accompagnato dal suo avvocato si consegnò alle autorità e fu incarcerato. I Pubblici Ministeri lo accusarono di aver importato olio di oliva tunisino falsamente dichiarato come prodotto europeo, evadendo così i dazi doganali imposti ai prodotti non europei e di aver illecitamente ricevuto dopo averlo venduto gli aiuti U.E. per l’olio d’oliva. Domenico Seccia, Pubblico Ministero nel processo, che aveva anche perseguito Ribatti, ritiene che Marseglia abbia insegnato a Ribatti le tecniche criminali per le quali lui fu alla fine  condannato. “Ribatti ereditò da Marseglia tutti i metodi e le procedure della frode ” mi disse Seccia.

“Il caso Marseglia è identico a quello di Ribatti. ” Con una decisione del 13 gennaio 1997, la Corte di Cassazione Italiana dichiarò che il magistrato che aveva autorizzato gli arresti di Marseglia e soci aveva “ampiamente dimostrato, con prove documentali, che il prodotto scaricato a Monopoli era olio di oliva extra comunitario di provenienza tunisina, esentato dalle tasse d’importazione, che fu successivamente fatto apparire come olio di oliva italiano con false operazioni di vendita, frodando in modo rilevante la Comunità Europea. “ La Corte inoltre rilevò che il magistrato aveva ordinato gli arresti in base al “rischio concreto che simili attività potessero essere ripetute,” e a causa del “carattere criminale degli imputati.”

Ciò nonostante, dopo anni di dispute giudiziarie, i Pubblici Ministeri non furono in grado di vincere il processo e le accuse contro Marseglia e soci caddero in prescrizione nel 2004 in base alla legge sulla scadenza dei termini.

L’INCONTRO CON MARSEGLIA: “Lo scorso dicembre,- scrive il giornalista del NY nel 2007- mi sono recato a Monopoli per incontrare Marseglia alla Casa Olearia Italiana. A Monopoli, l’autostrada costeggia il complesso della Casa Olearia: silos di acciaio inossidabile, palazzi per uffici, ciminiere e magazzini disposti in modo paradossale all’interno di un uliveto con enormi piante. Da quando Marseglia l’acquistò nel 1981, il complesso è cresciuto di quindici volte; nel 2005 l’azienda ha lavorato circa un milione di tonnellate fra oli di oliva e vegetali. La stampa italiana ha soprannominato Marseglia, che iniziò la sua carriera come autista di camion per l’azienda di famiglia, il “barone dell’extra vergine”. Tuttavia, l’anno scorso Marseglia ha lasciato il business dell’olio di oliva per dedicarsi alla produzione di combustibili biodiesel ed elettricità. In questi settori, mi disse, le autorità “ti rompono meno le palle”.

 

Marseglia ha 61 anni ed ha un aspetto possente, un grosso collo e occhi con le palpebre pesanti come un vecchio pugile. Nonostante l’abitudine di parlare di se in prima persona plurale, è informale in modo disarmante; mi pizzicava ogni tanto il braccio in modo cameratesco per enfatizzare un argomento. Gli ho chiesto se era colpevole di qualcuno dei crimini per i quali era stato accusato. “Non siamo mai stati dichiarati colpevoli di alcun crimine finora” rispose. “Pertanto non pensiamo ci sia altro da aggiungere. Abbiamo subito processi da cui siamo stati assolti perché i fatti non avevano avuto luogo.” Aggiunse che si era guadagnato il risentimento degli agricoltori locali per aver importato olio di oliva straniero, che è necessario, lui affermò, non solo per soddisfare la domanda interna ma anche per migliorare la qualità scadente di una parte del locale olio pugliese. “Bisogna importare da seicento a settecento mila tonnellate l’anno” disse. “E, dal momento che noi ne abbiamo importato molto per miscelarlo e salvare così molti cattivi e puzzolenti oli locali, la gente l’ha considerato fondamentalmente un affronto.” (Marseglia negò di avere mai adulterato il suo olio di oliva con altri oli vegetali).
Secondo Marseglia il 90% dell’olio venduto in Italia come extra vergine non è di buona qualità. “E’ tutto fuorché extra vergine l’olio che abbiamo qui” disse. Non sembrò pensare che ciò fosse un problema. “Prima di tutto diamo alla gente buon olio” disse. “Poi, per quanto riguarda il prodotto eccellente - tutto quello straordinario venduto a 40 o 50 euro al kilo che pochi idioti al mondo possono permettersi -,  ci penseremo più tardi, no? ” Mi disse che la sua famiglia usa olio ordinario: “per noi il concetto di ‘buono’ è sufficiente. Vogliamo essere persone comuni.”

 

I FATTI DAL 1998 AL 2004 – “In gennaio,- si prosegue nell’articolo-  Marseglia fu citato in giudizio con l’imputazione per un altro crimine per l’olio di oliva che questa volta coinvolgeva gli Stati Uniti. Secondo documenti redatti dagli investigatori della Guardia di Finanza,  fra il 1998 e il 2004 la Casa Olearia Italiana evase tasse U.E. per oltre 22 milioni di euro (circa 30 milioni di dollari) importando illegalmente 17.000 tonnellate di olio di oliva turco e tunisino, apparentemente con la complicità di funzionari della dogana italiana. La legge U.E. permette ad aziende non europee d’inviare in Italia olio in esenzione di dazi doganali per essere lavorato da un’azienda italiana; però gli investigatori affermano che AgriAmerica, la ditta americana che Casa Olearia Italiana sostiene abbia importato l’olio, era una società fantasma, creata da Marseglia per evadere le tasse doganali. L’olio fu lavorato nei laboratori di Casa Olearia Italiana, dove gli investigatori sospettarono fosse stato miscelato con altri oli vegetali, sebbene non siano stati in grado di provarlo. Una parte dell’olio fa acquistata da imprese italiane, ma la maggior quantità fu spedita a distributori negli Stati Uniti e venduta come olio di oliva italiano.

Nel febbraio 2006, agenti federali sequestrarono circa 61.000 litri di olio in apparenza extra vergine e 26.000 litri di un olio d’oliva di una categoria inferiore in un magazzino nel New Jersey. Parte dell’olio che era quasi interamente di semi di soia, era destinato ad una società di nome Krinos Foods, socia della North American Olive Oil Association. Krinos dette la colpa della frode al suo fornitore, DMK Global Marketing, che a sua volta accusò gli imbottigliatori italiani dai quali aveva acquistato l’olio. Gli agenti distrussero l’olio ma nessuna accusa di crimine fu mossa contro Krinos o altre aziende. “La mia esperienza lunga circa 50 anni mi induce a pensare che possiamo sempre aspettarci adulterazioni e scorrette etichettature dei prodotti oleari in assenza di controlli ufficiali,” mi disse David Firestone, chimico alla F.D.A. che fu l’esperto dell’agenzia per l’olio di oliva dalla metà degli anni 60 al 1999.

In settembre, Marseglia e cinque soci saranno processati- racconta il giornalista nel 2007-  a porte chiuse per il loro ruolo nella causa AgriAmerica in Puglia. Sono stati accusati di associazione a delinquere a scopo di contrabbando, ma un investigatore ben informato del caso, dice che è improbabile che Marseglia venga condannato. “Ha protezioni ai più alti livelli, da destra e sinistra nell’ambiente politico,” mi disse l’investigatore. (Marseglia, dato che la causa è ancora in corso, declinò di commentare le accuse contro di lui, ma ha detto che si aspettava di essere dichiarato innocente come era avvenuto per i casi precedenti.) Casa Olearia Italiana è sempre associata ad ASSITOL che ha considerevoli influenze sia a Roma che a Bruxelles.

Commenti 

 
#3 Obama 2011-04-14 13:24
Viva l'Italia. Viva la giustizia. Ho sempre pensato di vivere nel nuovo medioevo.
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#2 io 2011-04-13 13:08
ma voi vivete tranquilli? io no.
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#1 up 2011-04-13 09:53
c'è solo una considerazione da fare
" essere onesti paga sempre" :-)
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